Magenta, sversamento nel Naviglio e quelle domande ancora senza risposta
Proseguono le indagini della procura sullo sversamento di idrocarburi (gasolio) a Pontevecchio di Magenta: sono iniziate le videoispezioni delle tubature collegate alla vasca nella quale era stata rilevata la presenza di gasolio. Le verifiche hanno l’obiettivo di risalire lungo la rete per individuare il punto dal quale il prodotto è entrato nel sistema. La notizia è stata confermata a CO Notizie dall’Ufficio comunicazione del Comune di Magenta e da un’intervista rilasciata dal vicesindaco di Magenta Simone Gelli. La vasca rappresenta quindi il punto di partenza dell’accertamento, ma non necessariamente il luogo nel quale gli idrocarburi sono stati immessi. Le immagini raccolte all’interno delle condotte dovranno servire a ricostruire il percorso seguito dal materiale prima di raggiungere l’impianto di Pontevecchio. Al momento non è stato comunicato se le videoispezioni abbiano già individuato residui, tracce oleose, diramazioni interessate oppure un possibile punto d’ingresso.
È importante spiegare perché chiamiamo gasolio ciò che altri chiamano idrocarburi. Secondo la nostra redazione è una questione di chiarezza: vogliamo far capire alle persone di che cosa stiamo parlando. Il termine “idrocarburi” comprende sostanze e prodotti molto diversi. Il metano, per esempio, è un idrocarburo gassoso, mentre gasolio, asfalto e vaselina sono prodotti costituiti da diverse miscele di idrocarburi. Per fortuna vaselina e gasolio, anche se condividono l’origine petrolifera, non si somigliano molto. Quella che scorreva sul Naviglio non era certamente vaselina. Per descrivere il materiale abbiamo quindi utilizzato il termine gasolio, già impiegato nelle prime ricostruzioni e compatibile con l’aspetto e l’odore percepiti sul posto. Non si tratta tuttavia di un’identificazione analitica: la definizione ufficiale utilizzata dagli enti resta quella più generale di idrocarburi, almeno fino a nuovi aggiornamenti.
Le domande per capire
In questi giorni abbiamo analizzato le fonti, cercato informazioni e rivolto molte domande agli enti coinvolti. Sappiamo bene che le indagini in corso sono delicate e che alcuni elementi non possono essere divulgati. Abbiamo avuto però la sensazione che, dietro il segreto investigativo, rischiassero talvolta di finire anche informazioni molto meno delicate. Al punto che il pericolo che il gasolio si trasformasse in vaselina non ci è sembrato poi così irreale e lontano dalla realtà. Tutti gli enti interpellati ci hanno risposto con disponibilità, anche se non a tutte le domande. In alcuni casi non potevano farlo proprio per tutelare le indagini; in altri non abbiamo compreso il motivo della mancata risposta. Facciamo quindi il punto su ciò che sappiamo.
ARPA ha eseguito due serie di campionamenti
Partiamo da ARPA, l’agenzia regionale per l’ambiente. Le nostre domande riguardavano la composizione del prodotto tracimato nel Naviglio. Le sue risposte sono state esaustive, per quanto poteva. ARPA Lombardia ha effettuato due serie di campionamenti lungo la tratta del Naviglio Grande, partendo dal punto dello sversamento e proseguendo lungo il corso d’acqua interessato. ARPA ha inoltre riferito che già sabato 5 settembre non risultavano più presenti idrocarburi nell’acqua.
La natura del prodotto resta notizia riservata
Secondo quanto riferito a CO Notizie da ARPA, il materiale versato è stato identificato, ma la natura precisa della sostanza non può ancora essere resa pubblica perché gli accertamenti sono inseriti in un’indagine ancora in corso. Questa è una notizia importante ed è già un buon passo avanti nelle indagini.
Un idrocarburo, un combustibile
Ieri, in giornata è circolata l’ipotesi che si trattasse di combustibile non più utilizzabile perché conservato da tempo, inquinato a sua volta. Questa informazione non ha però ricevuto, finora, una conferma ufficiale. Da nessuno. Un gasolio alterato può essere compatibile sia con un lungo periodo di stoccaggio in una cisterna sia con una permanenza nel terreno o nel sottosuolo. Il solo stato di degradazione non permette quindi di stabilire da dove provenga il prodotto né da quanto tempo si trovasse nell’ambiente. Non sappiamo se vi siano verifiche e indagini relative all’eventuale collegamento con l’effrazione avvenuta tra il 6 e il 7 agosto all’oleodotto SARPOM, nella zona di Casate di Bernate Ticino.
Casate di Bernate Ticino
L’altro ieri SARPOM ha escluso categoricamente qualsiasi coinvolgimento dei propri siti industriali nello sversamento e ha dichiarato che non esiste alcun collegamento con la precedente effrazione all’oleodotto, perché sarebbe stato certificato che quell’episodio non ha provocato fuoriuscite. CO Notizie ha chiesto ad ARPA se, dopo quell’episodio, abbia effettuato sopralluoghi e campionamenti del terreno, del sottosuolo, delle acque o dei manufatti circostanti, e se esistano dati analitici confrontabili con i campioni raccolti a Pontevecchio e nel Naviglio Grande. ARPA ci ha dato un’altra notizia: l’Agenzia regionale non è intervenuta a Bernate Ticino e non risulta avere ricevuto segnalazioni relative all’effrazione di agosto.
Perchè non hanno coinvolto ARPA?
Non è così strano: poniamo che invece di essere un furto sia stato un tentato furto, e che gli autori non siano riusciti a bucare il tubo dell’oleodotto, oppure che i sistemi di sicurezza abbiano impedito qualsiasi dispersione. Potremmo perfino immaginare, con una certa fantasia, che dopo avere asportato il carburante gli autori abbiano richiuso accuratamente il foro. Se nessuna di queste circostanze avesse determinato un evento potenzialmente capace di contaminare il terreno o le acque, ARPA avrebbe potuto non essere attivata. però non abbiamo elementi per ritenere che le comunicazioni previste dalla legge non siano state effettuate. Anche nel caso di un evento potenzialmente capace di contaminare il terreno o le acque, ARPA non è obbligatoriamente destinataria della prima comunicazione prevista dalla disciplina generale. L’incidente deve essere segnalato senza indugio al Comune, alla provincia o alla Città metropolitana, alla Regione e al Prefetto. Se le successive verifiche preliminari non rilevano il superamento delle soglie di contaminazione, il responsabile può ripristinare l’area e chiudere la procedura mediante un’autocertificazione trasmessa al Comune e alla Città metropolitana. Per i terreni destinati alla produzione agricola si applica invece una disciplina specifica che prevede anche il coinvolgimento di ARPA.
Le fotografie scattate il 5 settembre dalla nostra inviata mostrano che nell’area erano ancora visibili terreno smosso e coperto, recinzioni e segni di lavorazioni. Non è stato possibile accertare se si trattasse di verifiche ambientali, lavori sulla condotta o del semplice ripristino dell’area.
Ieri SARPOM ha inviato alla redazione un altro comunicato stampa, leggermente diverso dal primo, ma che ribadisce esattamente quanto già detto: “In merito alla sua richiesta di chiarimenti si ribadisce quanto già trasmesso alla vostra redazione lo scorso 7 settembre riguardo l’assenza del coinvolgimento dei nostri siti industriali in riferimento all’episodio di sversamento di prodotto inquinante che ha interessato anche i Navigli. Siamo confidenti che le autorità accerteranno le responsabilità del caso”. Avevo chiesto quale ente avesse certificato l’assenza di fuoriuscite dopo l’effrazione di agosto, se quello di Bernate fosse stato un furto consumato o un tentativo e se nella zona si fossero verificati altri episodi analoghi. La risposta ricevuta è quella riportata integralmente qui sopra. I lettori possono quindi verificare direttamente se contenga le precisazioni richieste.
La Polizia locale opera su delega della Procura
Un’altra precisazione riguarda il ruolo della Polizia locale di Magenta. Abbiamo fatto domande anche lì, però il Comando non è titolare esclusivo delle indagini, come era stato inizialmente ipotizzato, ma è stato delegato dalla Procura a svolgere alcune attività investigative. E’ la procura della repubblica presso il tribunale a coordinare gli accertamenti sulla provenienza del prodotto e sulla dinamica dello sversamento e alla Polizia locale di Magenta sono state delegate alcune attività investigative. Ieri carabinieri e agenti della Polizia locale sono stati visti dagli abitanti di Pontevecchio mentre controllavano diversi tombini. La circostanza è stata riferita. Non è stato confermato se questi controlli facessero parte delle videoispezioni, se siano stati effettuati campionamenti o se siano state trovate tracce del prodotto.
Ecoroe: le 500 tonnellate sono una stima
Un’altra notizia che è circolata su molti giornali è che il peso di quanto recuperato dal Naviglio era di 500 tonnellate. Federico Raspa di Ecoroe, l’azienda specializzata che è intervenuta nelle operazioni di recupero, contattato da CO Notizie, ha precisato che il dato delle 500 tonnellate di liquidi raccolti costituisce una stima. Non si tratta della quantità di gasolio o di idrocarburi finita nel Naviglio. Il materiale aspirato comprendeva infatti acqua contaminata, idrocarburi e diversi materiali raccolti dal gasolio nel suo tragitto. La separazione delle diverse componenti non permette di ricostruire con certezza quanto prodotto fosse presente all’origine. Secondo Raspa, determinare la quantità iniziale di idrocarburi è estremamente difficile e potrebbe essere conosciuta con certezza soltanto da chi ha causato lo sversamento.
La risposta di Gruppo CAP
Gruppo CAP ha intanto risposto per iscritto, con un comunicato, alle domande inviate da CO Notizie. L’azienda ha confermato che la presenza anomala di idrocarburi è stata rilevata dai propri tecnici, presenti nell’area per attività programmate sulla rete fognaria. Ha inoltre dichiarato che la manutenzione era completamente estranea all’origine dello sversamento. Dopo il rilevamento, CAP afferma di avere informato tempestivamente le autorità e di avere attivato gli interventi necessari sulla rete e sulla vasca, contribuendo alle prime attività di contenimento e al ripristino della normale funzionalità del sistema. La società sta collaborando con le autorità e sta fornendo supporto tecnico alle indagini.
La risposta non precisa però gli orari degli interventi, il momento nel quale siano state fermate le pompe, il percorso ordinario dei reflui e il manufatto attraverso cui il prodotto sia arrivato nel Naviglio. CAP non ha inoltre ribadito per iscritto quanto riferito telefonicamente a CO Notizie, cioè che è escluso che il gasolio sia arrivato al depuratore. Per verificare se una parte del prodotto possa essere entrata nella condotta diretta al depuratore servirebbero lo schema dell’impianto, la posizione delle bocche di aspirazione, i livelli raggiunti nella vasca e i dati di funzionamento delle pompe. Questi elementi non sono stati forniti nella risposta di Cap. La redazione può quindi riferire la rassicurazione ricevuta telefonicamente, ma non dispone dei dati necessari per verificarla autonomamente.
