L’arrivederci a Umberto Bossi, il capo che ha infiammato e governato i popoli della Padania
Tra ieri sera e questa mattina, sin da quando si è sparsa la notizia della scomparsa di Umberto Bossi, ogni leghista ha cercato la sua foto e la ha postata su Facebook, su WhatsApp, Instagram, come copertina, come messaggio.
Ha scelto la foto più bella o la più vecchia, quella con il Sole delle Alpi o con il va pensiero di sottofondo, quella che ha segnato un momento particolare degli ultimi 40 anni. L’importante è che ha reso palese a tutti chi è e a cosa ha partecipato. Non importa se il leghista è fuori dal Movimento da decenni o se se ha percorso solo un tratto di strada con il Movimento, e nemmeno se era un Som ( militante) o Sos (sostenitore), e neppure se non aveva la tessera. Lo stanno facendo tutti.
Umberto e le idee della Lega Nord, appartenevano a tutti quelli che avevano aderito al più massiccio, forte, incancellabile Movimento di Indipendenza etnoculturale e politico della storia moderna della penisola. Tutti quelli che, in un momento o nell’altro della loro vita, hanno sventolato il Sole delle Alpi e gridato Padania Libera da ieri sera, da quando hanno saputo della morte del Capo, stanno sentendo rinascere nell’anima quelle emozioni, quegli ideali che erano sepolti sotto la coltre della vita quotidiana.
Un ultimo fulgore per Umberto, un gesto di profondo affetto, e le bandiere con il Sole delle Alpi simbolo di fratellanza e alleanza fra i popoli della Padania, sventoleranno ancora. Un fulgore che si spegnerà fra qualche giorno, dopo i funerali. Può sembrare strano a chi non ha vissuto la Lega, ma è così. Umberto era il primo, il capo, dei secessionisti, degli indipendentisti e dei libertari ma era anche un politico che non si lasciava guidare dal cuore, ma usava cervello e strategie raffinate e geniali.
Non si capiva dove mirasse fino a che non c’era arrivato, diceva e smentiva, cambiava passo e strategia, e aveva una memoria di ferro, e non era possibile non tenere conto di ciò che diceva e faceva, era un alleato da rincorrere, non uno di quelli da cui farsi seguire. Sapeva infiammare e spegnere, sapeva tener vivo l’entusiasmo sotto la cenere, impersonava l’Eroe greco per antonomasia, quello che si batteva per tutti, senza limiti e con ogni mezzo.
Ha dato molto filo da torcere a Berlusconi. L’ imprenditore aveva dalla sua il potere del denaro, ma Umberto lo batteva regolarmente al gioco della politica. Umberto non era né un Muzio Scevola che si bruciava la mano da solo, non un Enrico Toti che lanciava stampelle. Non era nemmeno un William Wallace che si lanciava sul nemico a mani nude. Sapeva però tenere il controllo e otteneva sempre il massimo ottenibile, e alcune volte anche di più.
L’alleanza del 2001, il primo centrodestra? Era stato Berlusconi a voler ricucire. I leghisti, ma soprattutto gli indipendentisti non avevano mandato giù quella alleanza, ma Umberto non ci aveva persi. Il parlamento della Padania era in piedi e promuoveva leggi che venivano approvate dal parlamento italiano. Si riuniva in via Bellerio, nella storica sede milanese della Lega, nonostante Berlusconi si mostrasse scocciato della sua esistenza mentre la Lega Nord, pur avendo fatto il peggior risultato elettorale dalla sua ascesa, aveva 3 ministri e 9 sottosegretari al governo, fra i quali Umberto Bossi. Strategicamente era stato un capolavoro politico.
All’alba dell’ 11 marzo del 2004 la tragedia dell’ ictus.
Dopo 15 giorni di comizi continui, fra Lombardia e Veneto, Umberto Bossi fu colpito da un ictus che segnò anche la vita della Lega Nord. Politicamente c’era comunque chi poteva gestire governi e alleanze. Era stato un insegnante molto bravo, anche se nessuno era al suo livello. Si è andati avanti, nonostante tutto, anche se lentamente si è perso il controllo sul Movimento, arrivando poi al 2012, quando la gestione finì davvero senza controllo. Il resto è storia recente e ne parleranno altri. Quello che importa ora è celebrare un uomo il cui carisma e la cui genialità hanno influenzato e modificato il percorso della vita di tanti, anche la mia.
Anche io ho scelto il mio momento speciale con Umberto Bossi
Era il 1999. Una riunione dei presidenti delle associazioni padane in via Bellerio. Umberto che entra, si siede, appoggia La Padania sul tavolo. Quel giorno era uscito un mio articolo, mezza pagina, con una mia foto in mezzo, e da dove ero seduta vedevo che il giornale era aperto proprio su quella pagina.
Umberto comincia a parlare di comunicazione, poi mi guarda, mi indica e dice: “tu, da domani vai a scrivere sulla Padania”. Prima ero solo una mamma, una donna normale, che si interessava di politica, ma è così che sono diventata giornalista. Mi aveva lasciato senza parole. Da quel momento sono stata certa che avevo almeno un lettore, sulla Padania e sul Sole delle Alpi, e almeno un ascoltatore, a Radio Padania Libera.
Un pilastro della nostra storia
Umberto Bossi, per noi padani è stato un pilastro della Storia, quello che ci ha insegnato a guardare il nostro mondo da un’angolazione diversa, che ci ha fatto scoprire chi siamo davvero. Un eroe umano, non un dio. capace di infiammare il cuore anche quando non si capiva bene dove volesse andare a parare. Era un genio della politica, ma purtroppo anche i geni invecchiano, e muoiono. “Grande Umberto, grazie per ogni cosa soprattutto per avermi creduto capace di fare cose grandi. Som Ilaria Maria Preti”
