Elogio della luce: la mostra di Man Ray a Palazzo Reale in programma fino all’11 gennaio 2026
Oggi vi portiamo nel mondo dell’arte, cosa non nuova per la nostra testata, in realtà, come testimonia questo articolo sui capolavori di Pellizza da Volpedo in scena alla GAM e ancora visitabile; è infatti in programma fino al 25 gennaio del prossimo anno. C’è anche un altro artista che viene celebrato nel capoluogo lombardo ed è Man Ray – pseudonimo di Emmanuel Radnitzky – una figura tra le più poliedriche del movimento surrealista e di quello dada statunitense.
Nativo di Philadelphia nel 1890, Ray è stato tra i primi a esaltare la fotografia e il cinema come linguaggio, percependoli come estensione delle arti figurative classiche, a cominciare dalla pittura. Utilizzò il mezzo fotografico in più accezioni: per documentare e per dare voce alla propria creatività, esprimendo un modo nuovo di intendere le immagini e che in quanto tale ha fatto storia. Ha detto, a proposito: “Dipingo ciò che non posso fotografare. Fotografo ciò che non voglio dipingere. Dipingo l’invisibile. Fotografo il visibile”.
Un pensiero ancora attuale, nella sua modernità, e di cui nell’esposizione milanese racconta il lato più autentico. La mostra si intitola “Man Ray. Forme di luce” ed è in programma presso la prestigiosa location di Palazzo Reale fino all’11 gennaio 2026. Si tratta di un vero e proprio viaggio indietro nel tempo, alla riscoperta di un artista e del suo linguaggio, nonché di un modo di vivere in cui c’è tanto di ciò che abbiamo oggi, in termini di fruizione così come di esperienza visiva.
I mille volti di Man Ray
La retrospettiva a Palazzo Reale mostra i tanti volti dell’artista americano. Propone 300 opere in cui compaiono, oltre alle fotografie, disegni, documenti e oggetti di vario genere. Un percorso che ne ripercorre la vita, a cominciare dai primi anni trascorsi a Philadelphia, per poi passare al periodo newyorkese e a quello parigino. Nel capoluogo d’Oltralpe Ray partecipò al surrealismo, dando vita ad alcune delle sue immagini più iconiche.
“Man Ray. Forme di luce” dà visibilità anche alle rayografie, immagini particolarissime ottenute senza l’uso del mezzo fotografico, così come ai lavori ottenuti con la solarizzazione, che sono poi quelli che maggiormente hanno contribuito alla sua celebrità.
Il risultato è l’affresco di un artista poliedrico, capace di mixare cinema e design, moda e fotografia, provocazione e tradizione, ironia e rigore. Tutti tratti che lo rendono particolarmente attuale, e che portano a pensare: cosa avrebbe creato, oggi, Man Ray, con le innovazioni del digitale? Sicuramente qualcosa di unico.
La luce diversa del digitale
La luce, per Man Ray, è stata una vera e propria fonte di possibilità espressive, capace di trasformare oggetti quotidiani in icone senza tempo. Lo stesso concetto si ritrova oggi nel digitale, dove l’arte del creare connessioni passa attraverso linguaggi diversi: fotografia, design, ma anche formule di intrattenimento sempre più interattive.

Un ambito, quest’ultimo, che unisce tecnologia e graphic design, dando vita a soluzioni con tratti ancora più affini a quelle in presenza. In questo senso, oggi, una collezione di giochi che vede al centro gli ultimi format di slot online, quick games e giochi da tavolo si rivela capace di offrire esperienze diverse, un po’ come avviene in un museo virtuale, da vivere secondo percorsi differenti ma con un unico filo conduttore: la voglia di stupire lo spettatore, nel rispetto di un intrattenimento innovativo e consapevole, in linea con quanto predisposto dall’ADM: l’ente di riferimento per un gioco responsabile in Italia.
È una “luce” nuova, quella degli schermi, che amplia il pubblico e moltiplica i contesti di fruizione, dando vita a format sempre più esperienziali. Così, dalla sala espositiva al display, la luce resta il linguaggio comune che sorprende e connette.


