Cronaca LombardiaMilanoNiguarda

Armi in mano al pronto soccorso dell’ospedale di Niguarda. Una lite fra sinti e si rischia la strage

Uno spin off della sparatoria nel parcheggio della Lidl in via Cefalù a Milano, Gallaratese si è avuta, nella sera stessa del 6 maggio, nel pronto soccorso dell’ospedale di Niguarda. Alcune decine di parenti della vittima ferita alla gamba si sono scontrati con gli altri altrettato numerosi parenti di un uomo, sempre di etnia sinti, che era stato portato in ospedale con un forte dolore toracico.

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Cosa é successo

Dopo l’arrivo in ospedale la 56enne sinti ferita nella sparatoria era già in terapia intensiva, anche se non era in pericolo di vita, per essere operata. I suoi parenti si sono riversati della sala di attesa per il triage. C’erano circa 80 persone. Lì c’è la guardiola della Guardia giurata che si occupa della sicurezza del Pronto soccorso e dei reparti dell’ospedale. Poco dopo è arrivato un uomo, sempre di etnia sinti, con un forte dolore toracico, accompagnato dai parenti.

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cambiamenti. Social journalism

Nel giro di un’ora e mezza il pronto soccorso si è riempito dei nomadi, parenti dei due pazienti. I due gruppi si sono scontrati e hanno cominciato a litigare. Uno dei nomadi ha dichiarato di essere armato e ha urlato ” siamo venuti a finire il lavoro”, rivolgendosi con tutta probabilità all’indirizzo della donna ferita.

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la scala Rho b&b

Ne è nato il caos fra la gente che ha temuto la presenza delle armi, la guardia giurata ha gestito la situazione insieme agli infermieri del Triage, che avevano il fondato timore che cominciassero a volare pallottole. E’ stato allertato il Nue 112. C’è voluto tempo perchè un gruppo di pattuglie della polizia di Stato arrivasse al Pronto soccorso dell’Ospedale. La polizia è arrivata in circa 30 minuti dalla prima chiamata. La vista delle divise e delle loro pistole ha calmato gli animi e i due gruppi di Sinti si sono spostati, a litigare e a picchiarsi, nel cortile interno dell’ospedale. Per fortuna non c’è stata una strage.

La protesta del sindacato Fials Asst di Milano

Dopo aver saputo i fatti, il Sindacato Fials Milano chiede che sia ripristinato il servizio di sicurezza all’interno dell’ospedale, costante ma rafforzato soprattutto la notte. Sino a circa due settimane fa, all’interno del Pronto soccorso del Niguarda, esisteva un presidio della Polizia di Stato. È stato smantellato, e oggi la sicurezza dovrebbe essere garantita da una sola guardia giurata, che ha però l’obbligo di girare anche nei reparti, lasciando di fatto spesso scoperta l’area di emergenza-urgenza.

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Dal Sindacato Fials

Mimma Sternativo, segretario generale Fials Milano area metropolitana e membro dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie ha commentato il fatto: “Le aggressioni e minacce nei confronti del personale sanitario nel triennio 2019-2021 sono state 4.821, per una media di circa 1.600 l’anno. II 37% è concentrato nel settore dell’assistenza sanitaria (dati nazionali). Abbiamo scritto anche al prefetto Renato Saccone. Sono entrati dichiarando di essere armati in un ospedale, 80 pazienti in sala d’aspetto e operatori sanitari lasciati completamente soli. Aspettiamo il morto in prima pagina? Li abbiamo avuti, non ultima la dottoressa uccisa tragicamente da un paziente. La paura non può essere parte del mestiere. A oggi esser aggrediti lo è diventato. Basta!” 

Anche Alfonso Pontone, rappresentante sindacale Fials Milano al Niguarda ha sottolineato la protesta con le sue parole: “Non può, un’azienda come Niguarda, con un bacino d’utenza così importante, non avere come priorità la sicurezza dei propri operatori e dell’utenza.  Chiediamo che, nell’immediato, venga ripristinato il servizio di Polizia di Stato all’interno dei locali del Pronto soccorso. Non ci fermeremo finché non potremo garantire un luogo di lavoro sicuro, un ospedale sicuro”.

La sparatoria nel parcheggio della Lindl

I carabinieri della compagnia Magenta si stanno occupando delle indagini sulla sparatoria nel parcheggio della lindl, e hanno arrestato già arrestato la Calamity Jane che si è messa a sparare fra la gente che usciva dal supermercato, il sabato sera. Il collegamento fra quello che è successo poi al pronto soccorso dell’ospedale di Niguarda non è ancora stato acquisito dalla procura. Può capitare: magistrato di turno differente, intervento effettuato dalla polizia e non dai carabinieri a poche ore dalla sparatoria. Sono particolari che risaltano generalmente solo durante le indagini. Nelle prossime ore si avranno probabilmente altri particolari.

Errata corrige della Fials

L’11 maggio il sindacato Fials ha inviato un comunicato con cui corregge un particolare. I nomadi che hanno litigato nel pronto soccorso dell’ospedale di Niguarda hanno “solo” dichiarato di essere armati e pare che nessuno abbia visto le armi o che non le abbiano mostrate.

È giusto scriverlo e modificare la notizia ma è anche una questione di lana caprina, perché almeno un’arma in giro c’è ed è quella con cui Calamity Jane ha sparato a nonna e nipote. Non c’è ancora nessuna novità su quell’arma e i carabinieri non la hanno ritrovata. Poteva benissimo essere nella tasca di uno di quei nomadi e, considerato i buchi che ha fatto, non era certo una scacciacani…

Nota della redazione
I giornalisti di Co Notizie News Zoom lavorano duramente per informare e seguono l'evoluzione di ogni fatto. L'articolo che state leggendo va, però, contestualizzato alla data in cui è stato scritto. Qui in basso c'è un libero spazio per i commenti. Garantisce la nostra libertà e autonomia di giornalisti e il vostro diritto di replica, di segnalazione e di rettifica. Usatelo!Diventerà un arricchimento della cronaca in un mondo governato da internet, dove dimenticare e farsi dimenticare è difficile, ma dove la verità ha grande spazio.

2 pensieri riguardo “Armi in mano al pronto soccorso dell’ospedale di Niguarda. Una lite fra sinti e si rischia la strage

  • Forse volevate scrivere Lidl. Però meglio controllare anche la punteggiatura si fa fatica a capire il testo.

  • Mi spiace che non abbia apprezzato la notizia. Capita spesso che i lettori non riescano a leggere agevolmente frasi con coordinate lunghe. Lo dico sempre ai redattori. Scrivete frasi brevi e brevissime e usate solo virgole e punti. Poche virgole e tanti punti. La colpa penso sia dello schermo degli smartphone.
    Mi spiace anche quando le persone non si firmano nei commenti. E’ vero che l’anonimato formale permette maggior libertà di espressione del pensiero e della critica, ma impedisce anche la possibilità di un dialogo personale, e lo sviluppo di relazioni. Ad esempio non so chi le consigliato il nostro giornale, se ha espresso la sua difficoltà perchè è una appassionata di notizie, se possiamo fare qualcosa per aiutarla nel suo lavoro, se si sente adatta e le piacerebbe collaborare con noi.
    Infatti molti pensano che scrivere un commento negativo e fuori contesto nei commenti di un articolo di giornale sia un modo per farsi notare e chiamare dal direttore.
    Forse hanno ragione. Sono qui a commentare, ma se non so come contattarla è inutile..
    A proposito. Non ha inserito un punto fra “punteggiatura” e “si fa fatica a capire”. Non importa. Io ho capito lo stesso.
    A proposito, cosa ne pensa dei nomadi che si sparano per strada?

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