Svalbard, sottomarini russi nelle profondità dell’Artico: l’operazione scoperta dalla NATO
Nelle acque artiche vicine alle Svalbard, le forze della NATO hanno intercettato sottomarini russi impegnati in un’esercitazione nei pressi di due cavi strategici. L’operazione è avvenuta nella primavera del 2026 ed è stata ricostruita da Reuters sulla base delle testimonianze di due funzionari occidentali, che hanno parlato a condizione di anonimato. Secondo le fonti dell’agenzia, i sommergibili stavano simulando l’impiego di una tecnologia capace di rendere inutilizzabili infrastrutture collocate sui fondali senza lasciare elementi che permettessero di attribuire l’azione ai suoi responsabili. Gran Bretagna, Norvegia e Stati Uniti hanno seguito e affrontato in mare le unità russe, impedendo loro di completare l’esercitazione. Le imbarcazioni si sono infine allontanate dalla zona. Nessun cavo è stato danneggiato e Reuters non ha pubblicato informazioni tecniche sul funzionamento del dispositivo descritto dalle due fonti occidentali.
L’esercitazione viene attribuita alla Direzione principale russa per la ricerca nelle profondità marine, conosciuta con l’acronimo GUGI e dipendente dal ministero della Difesa di Mosca. La struttura utilizza sommergibili e altri mezzi progettati per operare a grandi profondità e svolgere attività sul fondale. Secondo i funzionari interpellati da Reuters, durante l’operazione sarebbero stati impiegati mezzi subacquei per simulare il posizionamento della nuova tecnologia in vista di un eventuale conflitto con la NATO. Le fonti non hanno spiegato di quale sistema si tratti, quale sia il suo livello di sviluppo e quali tracce potrebbe lasciare dopo un attacco. La presenza di questa tecnologia e le sue caratteristiche, quindi, non sono state documentate pubblicamente e restano affidate alla ricostruzione delle fonti anonime ascoltate dall’agenzia.
⚓ Gran Bretagna e Norvegia avevano già segnalato l’operazione
Gran Bretagna e Norvegia avevano comunicato il 9 aprile di aver individuato attività russe clandestine nelle acque norvegesi e britanniche. In quell’occasione non erano stati resi noti il punto preciso dell’operazione, il coinvolgimento degli Stati Uniti e la presunta sperimentazione di un nuovo sistema destinato a colpire le infrastrutture sottomarine. Il ministro della Difesa norvegese Tore Sandvik ha dichiarato a Reuters che l’intervento congiunto ha inviato alla Russia un messaggio chiaro sulla capacità degli alleati di individuare le operazioni condotte nella regione. La NATO, interpellata dall’agenzia, ha rimandato alle autorità britanniche e norvegesi. Il ministero della Difesa russo non ha risposto alla richiesta di commento sull’episodio. Il Cremlino ha comunque sempre negato di organizzare sabotaggi nei Paesi della NATO o di preparare uno scontro diretto con l’Alleanza Atlantica.
Nella zona indicata da Reuters passano due cavi in fibra ottica lunghi circa 1.400 chilometri, che collegano le Svalbard alla Norvegia continentale e raggiungono in alcuni tratti una profondità di 2.700 metri. I collegamenti trasportano grandi quantità di dati scaricati dai satelliti attraverso SvalSat, la stazione situata nell’arcipelago artico e inserita nella Near Space Network della NASA. I cavi sottomarini, spesso larghi quanto un tubo da giardino, costituiscono una parte essenziale della connettività internet mondiale e sono utilizzati anche per le transazioni finanziarie. La loro posizione e la difficoltà di sorvegliarli continuamente li rendono infrastrutture particolarmente esposte in caso di sabotaggio o conflitto. Nel caso delle Svalbard, tuttavia, non risultano interruzioni o danneggiamenti provocati dall’esercitazione russa descritta dalle fonti occidentali.
🌐 La sorveglianza delle infrastrutture sui fondali
La NATO ha rafforzato la sorveglianza delle infrastrutture sottomarine dopo la distruzione, nel 2022, di tre delle quattro condotte del sistema Nord Stream e dopo i successivi danneggiamenti registrati nel Mar Baltico. Tra le iniziative avviate dagli alleati figurano il sistema di controllo Baltic Sentry e l’operazione Nordic Warden, guidata dalla Gran Bretagna per coordinare il monitoraggio di cavi, condotte energetiche e altre infrastrutture critiche. Secondo alcuni funzionari dell’intelligence occidentale citati da Reuters, un eventuale attacco ai collegamenti sottomarini potrebbe essere utilizzato per mettere alla prova la capacità di risposta della NATO. Anche questa valutazione resta però un’ipotesi attribuita a fonti occidentali e non dimostra l’esistenza di una decisione russa di colpire i cavi. Il fatto accertato è l’intercettazione di un’esercitazione nelle acque artiche, conclusa senza danni alle infrastrutture.
