Ossona, Referendum sulla Giustizia. Un incontro del comitato per il SI – Enzo Tortora
Venerdì 30 gennaio, alle 18, nella sala dell’Hotel Unico a Ossona, si è tenuto un incontro pubblico del comitato per il Si al referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e il 23 marzo 2026. Si tratta di un referendum costituzionale, quindi non richiede quorum. Alla serata hanno partecipato l’avvocato Antonella Borromeo, il consigliere regionale avv. Giulio Gallera, il consigliere metropolitano avv. Vera Cocucci. L’organizzazione è di Azzurro donna, in particolar modo della segretaria di Ossona, Eliana Mereghetti, sostenuta dalla segretaria provinciale Rosaria Alibrandi.
L’incontro pubblico è stato organizzato soprattutto per spiegare il referendum, chiarire alcuni punti più difficili e per smontare le “fake news” che, secondo quanto detto durante la serata, circolano fra chi sostiene il No. Infatti i cittadini saranno chiamati a decidere sulla separazione delle carriere tra i giudici e i pubblici ministeri e per la costituzione di due diversi CSM, l’organismo che governa la magistratura, in modo che ogni specifica funzione abbia il suo. Importante è quindi che chi va a votare sia debitamente e precisamente informato su quanto succederà in tema del governo della giustizia in Italia.
L’importanza di decidere dopo essersi informati
È stato questo il senso della serata. Al centro del dibattito la riforma costituzionale del 2025 che interviene sull’ordinamento giudiziario, introducendo la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, il doppio Consiglio Superiore della Magistratura e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Una riforma che, come è stato ribadito più volte, non tocca l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ma punta a rafforzare il principio del giudice terzo.
La parte più tecnica è stata affidata all’avvocato Antonella Borromeo, socia fondatrice del Comitato lombardo per il Sì. Borromeo ha illustrato nel dettaglio gli articoli della Costituzione interessati dalla riforma – dal 102 al 110, oltre all’articolo 87 – spiegando come il nuovo assetto mantenga intatto il principio di autonomia della magistratura, pur distinguendo in modo netto le due carriere. Centrale il passaggio sulla disciplina: non sarà più il CSM a giudicare disciplinarmente i magistrati, ma una Alta Corte disciplinare autonoma, con regole precise, incompatibilità e possibilità di impugnazione. Un cambiamento definito “strutturale”, pensato per superare il meccanismo dell’autogoverno che giudica sé stesso.
Accanto all’approccio giuridico, l’intervento di Vera Cocucci ha cercato di tradurre i concetti in un linguaggio più accessibile. Il suo messaggio è stato chiaro: il referendum non stravolge la Costituzione, ma introduce aggiunte puntuali e mirate. Cocucci ha insistito molto sulla necessità di un confronto nel merito, lontano dalle semplificazioni e dalle contrapposizioni ideologiche, invitando i cittadini a informarsi prima di votare.
Ampio spazio anche allo smontaggio delle principali fake news, a partire da quella secondo cui la riforma minerebbe l’indipendenza della magistratura o indebolirebbe la lotta alla mafia. «La Costituzione viene modificata nella parte ordinamentale – ha spiegato – non vengono toccati né il codice penale né il codice di procedura penale».
Il momento più politico e diretto è stato affidato al cons. Giulio Gallera. Il suo intervento ha messo al centro le conseguenze concrete delle indagini giudiziarie sulla vita delle persone. Ha parlato di imprenditori e cittadini che, pur senza una condanna, si portano addosso per anni il “marchio” di un’indagine o di una perquisizione. Da qui, il cons. Giulio Gallera ha difeso il concetto della separazione delle carriere: il pubblico ministero deve indagare e accusare, ma il giudice che valuta quelle richieste, in base alle prove portate da accusa e difesa deve essere davvero terzo, autonomo e indipendente, anche sul piano culturale e formativo.
Secondo il cons. Giulio Gallera, la riforma serve proprio a evitare quella che ha definito una “connivenza tossica” tra chi accusa e chi deve controllare, ricordando i dati sulle alte percentuali di accoglimento delle richieste del PM nelle fasi cautelari. La soluzione proposta è netta: percorsi professionali separati fin dall’inizio, concorsi diversi, carriere che non si incrociano. «Sono due mestieri diversi – ha spiegato – ed è giusto che restino distinti». Nel suo intervento conclusivo, Giulio Gallera ha anche richiamato le date del voto, il 22 e 23 marzo, sottolineando un aspetto spesso trascurato: l’assenza di quorum. «Vince chi prende un voto in più – ha detto – e per questo ogni voto conta».
Un appello finale alla partecipazione, accompagnato da una critica dura alla mistificazione del dibattito pubblico. «Questo referendum riguarda tutti, non solo i politici o gli addetti ai lavori. Riguarda la vita quotidiana dei cittadini». Un messaggio che il Comitato per il Sì ha ribadito con forza: informare, spiegare e poi ciascuno ha la libertà di scegliere se votare Sì o No, ma deve farlo consapevolmente.


