Post e accuse online a Ossona: chi è il cittadino denunciato e perché il Comune lo porta in Procura
Ossona ha deciso di tutelarsi sul piano legale dopo una serie di contenuti pubblicati online e ritenuti lesivi dell’immagine dell’ente, del sindaco e dei dipendenti comunali. Con una delibera di Giunta, l’amministrazione ha autorizzato il sindaco a presentare denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Milano, valutando anche l’aggravante legata alla diffusione dei contenuti attraverso piattaforme social e canali digitali.
Dagli atti emerge che la decisione non riguarda un singolo episodio isolato, ma una produzione di post e video reiterata nel tempo, considerata nel suo complesso potenzialmente dannosa per il prestigio e l’onorabilità del Comune. Proprio la continuità delle pubblicazioni e la loro diffusione online, quindi potenzialmente caratterizzata da un’elevata capacità di diffusione, vengono indicate come elementi centrali nella valutazione dell’ente, che ha ritenuto superato il livello di tollerabilità del normale confronto politico, indipendentemente dall’appartenenza o meno a forze rappresentate in consiglio comunale.
Infatti, l’autore non ha usato il solito linguaggio sopra le righe, le “parolacce”, dei social. Nei contenuti contestati dagli atti comunali compaiono accuse che investono direttamente l’onorabilità e la sfera penale dei dipendenti comunali e dei componenti del consiglio e della giunta comunale.
La scelta del Comune: tutela istituzionale
La delibera approvata dalla Giunta autorizza formalmente il sindaco a procedere in sede penale, affidando contestualmente a un legale l’assistenza e la rappresentanza dell’ente. Una scelta non frequente per i piccoli Comuni, che di norma tendono a evitare il ricorso alla magistratura per controversie legate al dibattito politico o alla critica amministrativa, privilegiando il confronto istituzionale o il silenzio formale. In questo caso, invece, l’amministrazione ha ritenuto necessario un intervento più deciso, motivando la scelta con l’esigenza di tutelare non solo la figura del sindaco, ma anche l’ente nel suo complesso e i dipendenti comunali chiamati in causa nei contenuti online.
L’identità del soggetto e l’attività online
Negli atti comunali il nominativo del soggetto destinatario della denuncia-querela non è riportato. Tuttavia, secondo quanto risulta da fonti dirette e da contenuti pubblicati dallo stesso interessato, la vicenda riguarda Gilberto Rossi, attivo online con numerosi blog, video e profili social dedicati alla politica e all’amministrazione pubblica.
Il diretto interessato ha di fatto ricondotto pubblicamente a sé la vicenda in un intervento online, pubblicato lo scorso 29 gennaio, sull’adozione della delibera. L’attività viene presentata dall’autore come informazione giornalistica, anche se nessuno dei suoi blog risulta una testata registrata e senza che Gilberto Rossi risulti iscritto all’albo dei giornalisti.
Il confine tra critica e diffamazione
L’atto comunale non entra nel merito dei singoli post o delle singole affermazioni, ma imposta la questione su un piano più ampio, legato alla tutela reputazionale dell’ente. Il caso riporta al centro un tema ricorrente nel dibattito pubblico: il confine tra critica politica, tutelata dall’ordinamento, e attribuzione di fatti ritenuti non veri o lesivi dell’onorabilità altrui, che può assumere rilevanza penale, soprattutto quando avviene attraverso strumenti di comunicazione a elevata diffusività.
A Ossona la vicenda non nasce dal nulla e non è isolata. Nel tempo, la modalità comunicativa di Gilberto Rossi, sempre più aggressiva e personalizzata, ha prodotto attriti, segnalazioni, denunce e tensioni diffuse, di cui alle volte anche lo stesso Rossi è stato vittima di ritorno. Sono fatti che sono stati affrontati di volta in volta come episodi isolati. Un accumulo silenzioso che, senza un intervento strutturato, ha continuato a crescere e ad appesantire la vita sociale di Ossona.
A Ossona, la scelta dell’amministrazione comunale segna un cambio di passo. Dopo anni in cui episodi e polemiche sono stati affrontati come casi isolati, l’amministrazione ha deciso di ricondurre la vicenda a una valutazione complessiva, rimettendo ogni accertamento generale alla magistratura. Ha stabilito che l’ironico proverbio dialettale “o mazal o tegnil” ( ammazzarlo o tenerselo) non può funzionare e che c’è una terza via che si spera sarà risolutiva.


