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Bareggio. Riflessioni sulla chiusura del Bar del Corso

Lo svolgersi delle discussioni sulla chiusura forzata del bar del Corso a ridosso della festa delle ciliegie, impone alcune spiegazioni. Quando il questore firma una richiesta per una sospensione della licenza e la chiusura di un bar per qualche tempo, in contemporanea invia la notizia a tutti i giornali. Pubblicarla è un servizio pubblico perché l’iniziativa porti a una maggior consapevolezza civile della responsabilità che hanno le comunità e i gestori di esercizi pubblici nella sicurezza.

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Spesso le iniziative del questore vanno a colpire situazioni in cui i gestori dei locali sono conniventi. Invece la sospensione della licenza del Bar Del Corso, ha portato i bareggesi a difesa dei gestori e ha innescato una discussione, su Facebook e in paese, che forse potrà essere positiva.

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I gestori del bar del Corso sono molto conosciuti a Bareggio e tanti hanno dato loro solidarietà. Non contro le forze dell’ordine che hanno fatto la segnalazione che ha portato alla richiesta di chiusura temporanea ma per la brutta situazione generale che si è creata a Bareggio, e per il fatto che i gestori sono stati lasciati soli a gestirla.

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Il tupls e la sospensione della licenza al bar del Corso

Fra i pochi strumenti che le forze dell’ordine hanno per garantire l’ordine pubblico e per contenere il disturbo della quiete pubblica, specialmente la notte, vi è l’articolo 100 della legge chiamata Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza. Questo articolo dice che se le forze dell’ordine, durante un controllo all’interno di un esercizio commerciale, trovano la metà degli avventori con precedenti penali possono, con una relazione che giustifichi il provvedimento, fare richiesta della chiusura dell’esercizio per un certo numero di giorni.

Quasi subito infatti è stato fatto notare che il Bar del Corso si trova poco distante dal comando della polizia locale, che però chiude alle 18, lasciando il paese così sguarnito e alla mercé di tutti i delinquenti che vogliono controllare, e sovvertire, la tranquillità della vita dei cittadini. Unica difesa rimane la radiomobile dai carabinieri che viene chiamata in caso di disordini. Se non è in corso una rapina o un altro reato ben preciso, però, ai carabinieri non rimane altro da fare che identificare chi trovano sul posto e farne una relazione che descriva le lamentele dei residenti, lo stato del luogo e chi hanno trovato al centro del “casino”.

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Quasi sempre al centro del “casino” ci sono dei “soliti noti”, il che porta i carabinieri a scrivere delle relazioni che giustificano la decisione del Questore di far chiudere gli esercizi commerciali. Sembra una punizione nei confronti dei gestori, ma in realtà è una strategia per obbligare quei “soliti noti” a disperdersi, e per obbligare la comunità di quel paese a prendere coscienza di avere dei doveri come cittadini nel contrasto della delinquenza. Non basta, infatti, chiamare il 112 per risolvere questi problemi.

Alcune testimonianze

Nelle ultime ore mi hanno inviato delle testimonianze che mi hanno colpito molto e che descrivono Bareggio, soprattutto della zona in cui si trova il bar. Il Bar del Corso è un locale storico di Bareggio, gestito dalle stesse persone da almeno una quindicina d’anni. Il clima del bar era sempre stato rilassato, frequentato da persone tranquille e qualche volta da qualcuno di meno tranquillo.

“C’erano gli alpini che intonavano i loro cori bevendo birra, ragazzi di diverse età e di diverse compagnie e ci sono sempre stati pochi “casini”. Giovanni e Sara, i titolari, mi sono stati descritti come persone che si ponevano in modo gentile con tutti e che si sono comportati sempre correttamente. Quando qualcuno alzava un po’ troppo il gomito avevano il buon senso di non servirgli più da bere e quando qualcuno alzava i toni, anche solo mentre si giocava a carte o per qualche partita di calcio in televisione, riuscivano a calmare gli animi.”

Personaggi esogeni a Bareggio

Negli ultimi mesi però i testimoni hanno notato la presenza di ragazzi di circa 20 anni che usavano le panchine comunale fuori dal bar per sfumare hashish e marijuana, e che se ne fregavano altamente delle richieste dei titolari del bar di allontanarsi. Quelli che mi hanno inviato queste testimonianze mi hanno anche detto che ci sono state delle brutte situazioni a causa di delinquenti, appartenenti a qualche famiglia molto discutibile abitante a Bareggio, che hanno iniziato a frequentare il bar, facendo paura a tutti e rovinando l’ambiente sereno e allegro che ci si respirava.

“Purtroppo”, mi hanno detto “non è vero che si può scegliere, soprattutto se nel bar entrano persone disposte a tutto e pericolose. Vi è stata una netta divisione fra i soliti amici bareggesi che si trovavano al bar e i nuovi clienti delinquenti che imponevano la loro presenza”. Alcune altre persone, che mi hanno chiesto di mantenere il loro anonimato, mi hanno detto che “diverse volte è stato provato per lo meno a dire qualcosa a questi disturbatori. Ci hanno provato anche i titolari del bar, ma non è servito a niente”.

Altri hanno avvisato le forze dell’ordine della situazione pericolosa che si stava creando. Da un paio di mesi a questa parte alla sera, infatti, “arrivavano i Carabinieri e facevano dei controlli chiedendo a tutti i documenti. Eravamo contenti e ci si sentiva più al sicuro ma non pensavamo che ci sarebbe andato di mezzo il bar”.

Un altro testimone ha detto che “da quando ci sono certi personaggi al bar, diversi clienti storici si ritrovavano lì meno spesso di prima e sempre negli ultimi mesi il bar chiudeva un po’ prima del solito alla sera, proprio per poter evitare di essere coinvolto nelle scenate che avvenivano in strada e che sono successe sempre grazie a questi nuovi scomodi personaggi”

Le responsabilità sulla sicurezza è comune

Si parla spesso di sicurezza partecipata. Il prefetto di Milano la intende come partecipata da tutte le istituzioni, ma in realtà fa ben poco per renderla partecipata dai cittadini. Spesso ne sono esclusi persino i sindaci che vengono invitati, in modo educato e istituzionale, a pensare ad altri problemi.

Però, quando ci si trova a dover affrontare personaggi legati alla Ndrangheta, organizzazione che conosce molto bene i difetti delle forze dell’ordine, in Lombardia, in cui la Ndrangheta è un fenomeno esogeno, non appartenente alla cultura del posto, c’è la necessità di coinvolgere tutti i cittadini e di non lasciare soli i gestori dei bar e deli altri esercizi commerciali in queste situazioni.

Non è solo un fattore educativo o informativo. C’è bisogno anche di un fattore pratico. Non basta dire ai cittadini “avvisateci che ci pensiamo noi”, perché poi se le istituzioni non risolvono il problema, a farne le spese sono gli innocenti o chi si trova esposto suo malgrado. E’ necessario spiegare ai bareggesi, e anche gli abitanti degli altri paesi, cosa esattamente devono fare di pratico per liberarsi di questa gente, insegnare a fare fronte comune per contrastare queste situazioni, ed è necessario far capire che la sicurezza partecipata coinvolge tutti, e non solo chi si occupa di sicurezza pubblica per mestiere.

Nota della redazione
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Ilaria Maria Preti

Giornalista, metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker radiofonica di Radio Padania. Ora dirigo, scrivo e collaboro con diverse testate giornalistiche, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Specialist e una consulente di Sharing Economy. Il futuro è mio

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