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Vico Raudo. Avevano riorganizzato la ‘ndrangheta a Rho. 49 arresti

Sono partite questa mattina le operazioni di polizia a conclusione l’indagine “Vico Raudo”. La squadra mobile di Milano, sotto la coordinazione della Liberazione Distrettuale Antimafia, sempre di Milano, ha scoperto che un uomo italiano di 74 anni, già condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso, una volta scontata la pena aveva riorganizzato la ndrangheta a Rho, con la collaborazione dei membri della sua famiglia e di altre persone.

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Le accuse e i provvedimenti di custodia cautelare stanno raggiungendo 49 persone. I reati di cui sono a Casate in vario modo sono associazione a delinquere di stampo via mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, minacce, violenza privata, incendio, detenzione e porto illegale di armi aggravati dal metodo della finalità mafiosa e, infine, intestazione fittizia di beni.

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Le operazioni sono ancora in corso, e impegnano centinaia di poliziotti, tra cui oltre agli agenti del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Milano, anche poliziotti della Squadra Mobile di Alessandria, Bergamo, Biella, Catanzaro, Cremona, Como, Lecco, Lodi, Mantova, Monza e Brianza, Novara, Parma, Pavia, Piacenza, Reggio Calabria e Varese. Sono impiegati anche, per l’esecuzione delle misure cautelari, il personale del Reparto Prevenzione Crimine di Milano, Piemonte, Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna, le unità cinofile della Questura di Milano, del Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica di Milano, e un elicottero della Polizia di Stato del Reparto Volo di Malpensa.

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Disarticolata l’intera rete di spaccio gestita dalla ” locale di Rho” della Ndrangheta

La locale di Rho della ‘ndrangheta era una struttura organizzativa della associazione mafiosa che era stata scoperta nel 2010 durante l’operazione infinito della direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Il capo e le persone del 2022 erano le stesse, più a meno, del 2010. Al 74enne, dopo le condanne, era stata concessa la detenzione domiciliare dopo che aveva presentato dei documenti che attestavano la sua invalidità. Un beneficio che aveva ottenuto falsificando i documenti che attestavano che poteva muoversi solo su una sedia a rotelle. Invece, oltre a muoversi benissimo, aveva ripreso il pieno controllo della piazza dello spaccio di stupefacenti dirò Rho utilizzando intimidazioni ed estorsioni, facendo incendiare le auto delle sue vittime, facendo picchiare le persone e minacciandole.

La testa di maiale

Il quadro della situazione è stato appurato, durante le indagini, nel corso di numerosissime intercettazioni, di servizi e di appostamenti effettuati dagli agenti della Prima Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile. E’ risultato essere quello di una struttura mafiosa pervasiva, legata fortemente ai segni e ai simboli tipici dell’ndrangheta. In due circostanze, racconta la Questura, la Polizia di Stato ha documentato l’acquisto e il posizionamento di una testa di maiale davanti all’abitazione di uno degli indagati, come avvertimento, sia per farlo desistere da richieste di mantenimento economico sia da possibili intenti di collaborazione con la giustizia.

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La testa di agnello

In un’altra circostanza è stata intercettata una conversazione in cui alcuni degli indagati, sempre per esercitare delle pressioni su un uomo e sul figlio considerati dei collaboratori delle forze dell’ordine, progettavano di far recapitare una testa di agnello mozzata con in bocca un biglietto in cui si avvertiva che la prossima testa sarebbe stata quella del figlio. Messaggi mafiosi a cui si aggiungevano minacce e violenze, anche solo per non aver portato rispetto agli esponenti dell’organizzazione.

Doti, santa e picciotti

Sono stati anche intercettati dei dialoghi in cui è emersa la struttura gerarchica della locale con l’indicazione delle “doti”, cioè budget e poteri, di alcuni degli esponenti. C’era la dote superiore della “SANTA”, in possesso del 74enne, in forza della quale poteva conferire “doti” agli altri affiliati, tra i quali il figlio. Secondo i rituali dell’ndrangheta, poteva comporre la cosiddetta “COPIATA”, per battezzare e conferire la dote di “PICCIOTTO” a un’ altra persona.

Alleanze

Tra le attività criminali dell’organizzazione c’erano le estorsioni anche in danno di persone legate alla criminalità. sono state documentate, infatti, diversi episodi contro degli spacciatori, cui l’organizzazione chiedeva il pizzo, ottenendolo con violenze e minacce. Così si è scoperto anche che oltre alla Locale della ‘ndrangheta, c’era anche un’altra associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti composta da altre persone. Anche queste sono fra gli arrestati di oggi. I due gruppi avevano raggiunto un accordo di alleanza. Quello del 74enne si riforniva in via esclusiva dall’altro gruppo che, a sua volta, riceveva dal primo garanzie circa l’esclusività della piazza di spaccio e la soluzione di problemi in ragione della sua matrice mafiosa.

I poliziotti osservavano e documentavano: reddito di cittadinanza, invalidità falsa, alto tenore di vita e attività imprenditoriale

Tramite le attività delle indagini, i poliziotti della Squadra Mobile hanno identificato anche gli spacciatori al dettaglio che acquistavano la cocaina dai due gruppi. I proventi del commercio di droga erano tali da garantire al nucleo familiare del 74enne, un elevato tenore di vita ” non giustificato dai redditi. tanto è che il 74enne beneficiava anche del reddito di cittadinanza. Avevano acquistato esercizi commerciali, rilevato un’attività di somministrazione ambulante di alimenti e bevande intestate a prestanome e acquistato, senza formale passaggio di proprietà, una palazzina composta da tre appartamenti.

Tale diversificazione degli investimenti certificava come, pur connotandosi per la sua tradizionalità, la ‘ndrangheta risultava avere quella vocazione “imprenditoriale” emersa già altre volte, fortemente caratterizzante della criminalità organizzata e che conferma la presenza di quella ‘ndrangheta 2.0 sul territorio lombardo. Sempre nell’ottica del rispetto delle regole dell’’ndrangheta, una parte dei proventi veniva destinato al sostentamento dei detenuti affiliati.

Le indagini sono state difficili anche a causa dell’accortezza degli indagati che, nel timore si essere sotto l’osservazione della giustizia e delle forze dell’ordine, effettuavano con regolarità controlli e bonifiche sulle proprie autovetture con la collaborazione di alcuni tecnici compiacenti. Però hanno permesso di effettuare numerosi sequestri di stupefacenti e di armi. E’ stato anche trovato, e sequestrato, un vero e proprio arsenale con armi comuni da sparo, anche clandestine, armi da guerra e relative munizioni.

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