Storie di guerra: la Regia Marina e la battaglia dell’Atlantico

Storie ed eroismi di guerra: la Regia Marina e la battaglia dell'AtlanticoDei grandi atti di coraggio ed eroismo che ruotarono intorno alla seconda guerra mondiale, alcuni si possono ricondurre ai sommergibilisti. Tuttavia vengono spesso dimenticate le attività svolte dalla Regia Marina nell’atlantico. Il primo contributo italiano all’alleato tedesco risale al settembre 1940, quando Mussolini inviò il Corpo Aereo Italiano per aiutare l’alleato tedesco a violare lo spazio aereo britannico, che tuttavia dovette essere rimpatriato vista l’inadeguatezza dei mezzi e degli equipaggi. Quindi il contributo italiano si limitò ad alcuni sommergibili che avrebbero dovuto operare congiuntamente con i tedeschi. Venne costituito a Bordeaux il BETASOM da cui vennero lanciate le operazioni della Regia Marina nell’atlantico dal 1940 fino all’armistizio, quando la base aderì alla Repubblica Sociale ed i suoi effettivi passarono alla Marina Nazionale Repubblicana.

In questi primi tre anni di attività la base atlantica ospitò i migliori sommergibili ed equipaggi italiani della guerra; fra questi vi furono l’Enrico Tazzoli ed il Leonardo da Vinci, che detengono il primato di essere i sommergibili non tedeschi con il maggior numero di successi di tutto il conflitto. Proprio questo sommergibile avrebbe dovuto compiere una delle operazioni più ambiziose dell’intera guerra: un attacco al porto di New York. Junio Valerio Borghese, comandante della Xª flottiglia MAS, ed il comandante dalla base BETASOM, Romolo Polaccini, concepirono questa missione nel 1942 per permettere di colpire le navi ancorate ai moli e lanciare un grande colpo al morale americano. Venne inviato dalla Xª a Bordeaux il Tenente di Vascello Eugenio Massano (pilota di sommergibili tascabili Caproni CA) per una serie di test. Secondo il piano il sommergibile da Vinci avrebbe dovuto trasportare il piccolo battello fino alla foce del fiume Hudson, dove gli uomini Gamma avrebbero utilizzato il sommergibile tascabile per spostarsi fra le imbarcazioni ancorate e piazzare 28 cariche esplosive da 20 o 100 Kg. Dopo aver innescato gli esplosivi avrebbero dovuto fare ritorno al Leonardo da Vinci con il battello Caproni per poi allontanarsi; in alternativa gli incursori avrebbero dovuto distruggere il veicolo per raggiungere la terraferma e cercare di nascondersi fra la minoranza italoamericana presente negli Stati Uniti.
sommergibili tascabiliNonostante gli ottimi risultati delle prove di navigazione del sommergibile con il “fratellino” fissato sul ponte ed al grande livello di addestramento dei militari del Gruppo Gamma (un’unità di nuotatori d’assalto addestrati in gran segreto, i cui membri provenivano dalla Regia Marina, dal Regio Esercito e dalla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, meglio conosciute come “camicie nere”) l’operazione dovette essere rinviata in seguito all’affondamento del Leonardo da Vinci il 23 maggio 1943 e poi annullata. Sempre dal BETASOM partirono le imbarcazioni che intendevano violare il blocco imposto dalle convenzioni o dall’attività nemica, come circumnavigare il continente africano per raggiungere il Giappone e ritornare con la preziosa gomma naturale, trasportare beni dalle Canarie alla Francia oppure evacuare quanto più materiale possibile dall’Africa Orientale Italiana prima della conquista britannica.

Con l’armistizio del 8 settembre 1943 BETASOM aderì alla Repubblica Sociale come base atlantica della Marina Nazionale Repubblicana e continuò la guerra al fianco della Germania fino alla liberazione della Francia nel 1944. Complessivamente i 32 sommergibili che operarono dalla base affondarono 109 navi, per una stazza lorda di 593 864 tonnellate.
“Taciti ed invisibili partono i sommergibili. Cuori e motori da assalitori contro l’immensità” cantavano le strofe della canzone dei sommergibili.

Cristopher Venegoni
Autore Cristopher Venegoni26 Articoli
Sono nato e cresciuto tra Arluno e Ossona e studio giurisprudenza. la mia passione sono gli aerei e il volo, per questo sono guida volontaria al Museo di Volandia, Varese.

Commenti e diritto di replica

Rispondi