Milano, incendio doloso in via Bottoni: Rosalba Persico è stata uccisa
Le indagini sull’incendio che ha ucciso Rosalba Persico nella casa popolare di via Bottoni 16, nel quartiere Vigentino, a Milano, dicono che è stato appiccato volontariamente. I primi rilievi hanno individuato il punto d’innesco all’interno dell’appartamento della donna, al secondo piano dello stabile nella periferia sud della città. Ora quindi si tratta di omicidio.
Rosalba Persico viveva sola nel bilocale gestito da MM e aveva seri problemi di deambulazione. Quando sono divampate le fiamme era seduta su una poltrona in soggiorno e non è riuscita a uscire. A causa delle sue difficoltà motorie la donna era solita lasciare la porta di casa aperta. Gli accertamenti sull’origine del rogo hanno portato a escludere, secondo quanto emerso finora, un innesco esterno all’abitazione. Una delle ipotesi al vaglio è quindi che qualcuno possa essere entrato nell’alloggio approfittando della porta non chiusa.
I residenti si sono accorti rapidamente del fumo ma non sono riusciti a raggiungere la donna. Quando sono intervenuti i vigili del fuoco, l’appartamento era ormai avvolto dalle fiamme. Nei primi momenti l’identificazione della vittima è stata possibile attraverso le generalità riportate su una bolletta trovata nell’abitazione.
🚔 Un residente portato in Questura, ma gli accertamenti continuano
Subito dopo l’incendio alcuni condomini hanno bloccato un uomo di circa 50 anni che risulta residente al terzo piano e lo hanno indicato agli agenti delle Volanti come possibile responsabile. L’uomo è stato portato in Questura e sentito dagli investigatori della Squadra Mobile. Almeno fino alla serata di ieri, tuttavia, non erano ancora emersi elementi decisivi per attribuirgli formalmente la responsabilità del rogo.
L’uomo avrebbe precedenti per droga e reati contro la persona e sarebbe sottoposto a prescrizioni legate a una precedente condizione detentiva. I condomini hanno inoltre raccontato agli investigatori una serie di episodi avvenuti in passato nello stabile e già confluiti in un esposto: incendi di cassonetti, pneumatici di automobili danneggiati e vasi lanciati dalle finestre. Un residente ha riferito anche di una precedente minaccia di dare fuoco a tutto, attribuita sempre allo stesso uomo. Secondo i vicini, era tornato nello stabile dopo circa un anno e mezzo di assenza.
Sul caso pesa anche un precedente molto recente. Sedici giorni prima dell’incendio mortale, un altro rogo partito da un controsoffitto aveva riempito di fumo l’edificio di cinque piani. Anche allora alcuni residenti avevano indicato lo stesso vicino come possibile responsabile, senza però che ci fossero prove giudicate sufficienti ad un arresto.
