Milano, femminicidio di Gorla. La storia e le riflessioni
Una relazione iniziata a Cervia e finita nel sangue a Milano, con un femminicidio,in via Iglesias 33, quartiere Gorla. È lì che ieri sera, tra le 21.30 e le 21.50, Pamela Gemini, 29 anni, è stata uccisa a coltellate dal compagno Gianluca Soncin, 52 anni, originario di Biella. Una storia di violenze, dipendenza psicologica, soldi e paura, durata un anno e mezzo, con il solito copione: lei che pensa di essere innamorata, lui padrone.
Dalla Romagna a Milano: l’inizio del controllo
La convivenza tra i due era iniziata a Cervia, in Romagna, circa un anno e mezzo fa.. Lui, piú che benestante, la manteneva e ospitava con tutti gli agi cercando però di isolarla da amici e rendendole impossibile lavorare. Pamela non aveva un lavoro fisso né un reddito proprio e prima della convivenza non aveva una professione definita.
È proprio dopo che lei si trasferisce dalla provincia di Bergamo, dove abitava con i genitori, a Cervia che cominciano gli atti persecutori e le prime aggressioni fisiche, mai denunciate alle forze dell’ordine, ma raccontate a qualche amico e ad un ex compagno. Quando lei prova a chiudere, lui la convince a tornare a suon di sberle e regali costosi. È una relazione fatta di alti e bassi, con la violenza a intermittenza, denaro e psicologia usati come arma.
Le richieste di aiuto mai arrivate alla denuncia
Pamela, a un certo punto, si confida con Stefano, l’ ex fidanzato. Gli racconta dei maltrattamenti e delle minacce. Si trasferisce a Milano, in via Iglesias, in un appartamento di cui paga l’affitto lo stesso Soncin. Però lí lui la raggiunge, si stabilisce in casa con lei e fa avanti e indietro da Cervia per seguire i suoi affari. Quando è a Milano la violenza ricomincia.
A maggio c’è un intervento della polizia: la donna chiede che venga allontanato da casa, ma non spiega i motivi, e soprattutto non formalizza nessuna denuncia. Dopo l’ennesima lite, torna dai genitori a Bergamo. Ma anche lì lui la raggiunge e minaccia di morte anche loro. Pamela decide di tornare a Milano. È la scelta che le costerà la vita.
🔪 La sera dell’omicidio: quei maledetti pochi attimi
Lunedì sera, tra le le 21.30 e le 21.40 Gianluca Soncin si presenta di nuovo in via Iglesias. Lei capisce che sta per succedere qualcosa. Chiama il suo ex e gli dice che Soncin potrebbe avere fatto una copia delle chiavi e che è entrato in casa. L’ex fidanzato chiama il 112. Nel giro di dieci minuti arrivano le pattuglie della Polizia. L’omicida è con la vittima. Mentre alcuni poliziotti sfondano il portone, un altro suona il citofono dell’appartamento, Pamela è ancora viva, risponde e dice a Soncin che è Glovo.
In quei pochi attimi, intanto che i poliziiotti arrivano sulla porta e la sfondano, all’interno dell’appartamento si consuma il delitto. Soncin l’accoltella, lei corre sul terrazzo, lui la insegue , la prende per i capelli e continua a colpirla. Una scena terribile, per i vicini di casa, che avevano sentito le urla e avevano tentato di far desistere Soncin assistono impotenti allo scatenarsi della sua furia. I poliziotti sfondano la porta dell’appartamento, ma per Pamela è tardi: è agonizzante sul terrazzo, colpita da almeno 24 fendenti al torace e all’addome.
👮♂️ Il fermo e l’interrogatorio
Soncin tenta di togliersi la vita con lo stesso coltello, un serramanico da caccia. Una cosa. però, è uccidere, un’altra è togliersi la vita. Non è abbastanza deciso e i poliziotti lo fermano. Lo trasportano in ospedale. POrtano subitoin ospedale anche Pamela, che muore poco dopo il ricovero. Soncin ora accusato di femminicidio aggravato da premeditazione e atti persecutori. Aveva portato il coltello con sè da Cervia.
Durante l’interrogatorio, dicono gli investigarori, si è mostrato freddo e distaccato, quasi svuotato, come se la cosa non lo riguardasse. Durante le indagini la polizia ha scoperto che anche in una precedente relazione, 15 anni fa, aveva avuto comportamenti simili: aggressioni, controllo, minacce, ma la donna di allora , che si è rifatta una vita, era riuscita ad allontanarsi in tempo.
⚖️ Le riflessioni: sempre lo stesso copione
La storia di Pamela non è un caso isolato. È il caso di tante donne che non denunciano per paura o per amore, ma anche per interesse. Perché pensano di poter controllare la situazione e volgerla a proprio favore. Pamela aveva provato infine a spezzare quel legame tossico, ma la dipendenza economica, l’assenza di protezione reale e forse troppa sicurezza in sè stessa l’hanno tradita. Ha preferito non farsi aiutare, e mantenere un legame invece di denuncuare e proteggersi e ora gli investigatori stanno raccogliendo le testimonianze dei vicini e dei familiari per ricostruire gli ultimi mesi della sua vita. Il 52enne resta piantonato in ospedale, in stato di fermo accusato di omicidio, con l’aggravante dal femminicidio.
