FieraMilano

Rapina alla farmacia. Igiene e prevenzione soprattutto

Un’altra rapina in farmacia. Alle 19:00 circa del 17 aprile un uomo che indossava una mascherina e un casco da motocicletta è entrato nella Farmacia Monte Rosa di via Eleuterio Pagliano, in zona Fiera a Milano. Dopo aver minacciato i dipendenti, è andato dietro al bancone e ha prelevato dalla cassa circa 700 euro, infilandoli in un sacchetto di plastica. Quindi, prima di uscire dal negozio e darsela a gambe, ha preteso che il cassetto interno alla cassa, che aveva toccato a mani nude, venisse pulito con dell’alcol, per cancellare le sue impronte digitali, e che anche le sue mani fossero disinfettate. Indossava infatti un solo guanto.

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Uscito dalla farmacia si è disfatto del casco e della felpa, ma è finito direttamente fra le braccia dei Falchi della squadra mobile, che, insieme ai poliziotti dell’ufficio prevenzione generale, avevano risposto all’allerta rapina del sistema di sorveglianza della farmacia e avevano avuto tutto il tempo di posizionarsi e di aspettarlo. La perquisizione corporale non ha lasciato dubbi. Nascosto nelle calze c’era il sacchetto con il denaro e in tasca aveva un coltello multiuso. Il casco e la felpa indossati durante la rapina sono stati trovati lì vicino. La farmacia ha riavuto il suo denaro e il rapinatore è stato portato al carcere di San Vittore, in quanto arrestato in flagranza di delitto, e messo a disposizione delle autorità giudiziaria.

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Si tratta di un brasiliano di 33 anni, con precedenti specifici e che stava scontando una condanna in carcere. Era stato scarcerato nell’ottobre del 2021 e affidato, in prova, a una comunità terapeutica. Un giorno era uscito senza più fare ritorno. Il giudice che se ne occupava aveva quindi emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione per evasione.

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Il video

Obiettivi sensibili

Negli ultimi tempi sembra che le farmacie siano diventate un obiettivo molto popolare fra i rapinatori. Generalmente i rapinatori sono sprovveduti, tossicodipendenti o comunque persone che non si sono adattate ai metodi di vita moderni. Sembrano infatti ignorare completamente le metodologia di sorveglianza di cui si sono dotati quasi tutti gli esercizi commerciali che hanno un continuo accesso di pubblico. Sembra che siano ancora convinti che ci sia un bottone sotto il banco con cui chiamare aiuto e che le telecamere di sorveglianza registrino quanto accade e che basti coprirsi il volto per farla franca.

Sembrano non rendersi conto che le immagini delle telecamere di sorveglianza sono online e che mostrano cosa succede nel negozio ad un operatore che ha il solo compito di guardare lo schermo e individuare possibili rapinatori. Notano subito che in un negozio è entrata una persona con il viso coperto, e basta un piccolo gesto segreto da parte del farmacista perché sia lanciato un allarme al Nue 112, che permette l’intervento delle forze dell’ordine in tempi rapidissimi.

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Anche se il rapinatore riesce a fuggire e a far perdere le proprie tracce, le immagini delle telecamere di videosorveglianza sono così nitide da registrare qualunque particolare, dai vestiti ai tatuaggi, dal colore degli occhi alla forma del naso, che risulta molto facile identificare i colpevoli. Poliziotti e carabinieri sono infatti in possesso di un database, chiamato SDI, sistema digitale interforze, che raccoglie i dati di chiunque abbia già commesso reati.

Raccoglie anche le foto delle Fonti libere, cioè i social, ed è connesso a un software in grado di comparare migliaia di foto per individuare un solo viso. Si chiama fotosegnalazione. Per un delinquente, specie se abituale, è praticamente impossibile evitare di essere riconosciuto. Qualche volta può succedere che un rapinatore non sia censito, specie se è un novellino, ma dal momento in cui un viso è associato ad una identità, la condanna è praticamente certa.

Nota della redazione
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