I racconti di Davide TrentarossiMagazineStoria e Cultura

Il destino sulla strada

Oggi voglio proporvi un racconto sul destino, ma il destino, si sa, agisce per vie che sono ignote ai più e così anche il mio non sarà un racconto molto tradizionale. Vi racconterò la storia di una donna e di un uomo, che chiameremo Chiara e Santiago, anche se questi sono solo due nomi di fantasia. Chiara e Santiago, stanno viaggiando, ognuno sulla propria auto, sull’autostrada che porta verso il confine con la Svizzera. E’ un sabato mattina presto. La luna sta andando a dormire e il sole sta nascendo, inondando con la sua luce il giorno. Quest’uomo e questa donna non si conoscono, non si sono mai incontrati prima di oggi (o forse si) e magari non si incontreranno nemmeno oggi. Il racconto, come vi preannunciavo, non seguirà il suo naturale svolgimento lineare. Prima vi proporrò il punto di vista dell’uomo, poi quello della donna. Sul finale, come avrete intuito, vedremo la storia dal punto di vista proprio del destino. Vi ho intrigato a sufficienza? Bene, seguitemi allora.

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Santiago

Chissà cosa diavolo avevano da litigare i miei due gatti questa mattina alle sei. Normalmente prima delle sette non si fanno vedere e invece oggi il loro rincorrersi su e giù dai mobili mi ha svegliato prima del previsto: mi han tolto una buona ora di prezioso sonno! Avevo puntato la sveglia alle 7 e invece. Han concluso l’inseguimento saltandomi sulle gambe e chi ci stava ancora nel letto a quel punto? Vabbè, poco male. Devo dire che lo spettacolo dell’alba oggi mi sta ripagando della sveglia inattesa. Tra l’altro, vista l’ora, non ho trovato quasi nessuno uscendo da Milano. Ora, avvicinandomi al confine svizzero, la luce del sole che si posa pian piano sulle pendici dei monti è qualcosa di unico: non ci avevo mai fatto caso. Spesso la frenesia della nostra vita quotidiana ci fa perdere emozioni come queste. E’ bello avere a disposizione un’ora in più di quanto preventivato e fare le cose con più calma. Ora che mi sto avvicinando alla barriera di Como però mi conviene sentire qualche playlist: il segnale della radio sta iniziando a farsi intermittente: meglio passare alla musica sul telefono. “Ehi Siri, metti la playlist Top Italia Mia“.

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Ma, che diamine… noooo! Eccola, la coda, proprio qui fuori dalla galleria. Accendiamo le quattro frecce, va: non si sa mai. Questa non ci voleva. Sembrava troppo bello per poter continuare. Saranno lavori o incidente? Ah… ma siamo proprio fermi. Temo incidente, allora. Speriamo non si siano fatti nulla di grave. Meglio comunque lasciare accese le frecce… non sta arrivando ancora nessuno da dietro, meglio tenere anche il piede sul freno: facciamoci vedere per bene! Ehi, bella questa canzone! “Ricomincia nella notte questa storia troppe volte e ha tirato botte…“. Ecco intanto che arriva una macchina e un’altra… ehi, mi vedete? rallentate? Ok, dai. Mi han visto. Questo si accoda, bene, così non sono più l’ultimo. Bravo, che hai anche lasciato un po’ di spazio tra me e te. L’altra macchina invece si affianca a me. Mi volto un poco a destra: ora il sole inizia a illuminare anche il lago. Che spettacolo!

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Ho sempre amato quella villa a metà collina che si affaccia su questo ramo dove il lago di Como inizia. Deve avere una vista da favola. Oggi poi con il sole che sorge è ancora più bella. Guardando verso destra sulla collina che scende verso la riva del lago, incrocio il volto della ragazza al volante della macchina che si è affiancata alla mia, qui fermi in coda. Capelli biondi, lisci, lunghi fin poco sotto le spalle. Gli occhiali da sole, tirati sopra la fronte: immagino troppo scuri per la galleria. Sembra stia parlando da sola. Certo che da quando abbiamo con noi i nostri smartphone, passiamo tutti per pazzi che parlano da soli e, invece, magari stiamo semplicemente parlando al telefono con qualcuno. Ah no, vedi? Sta cantando. Che imbecille che sono: potrebbe pensare la stessa cosa di me! Anch’io sto cantando: potrebbero prendere per matto anche me. Ma, un momento. Seguiamo bene il movimento delle labbra. Lo confesso, è un mio vizio: mi piace provare a leggere sulle labbra quello che la gente sta dicendo. Ma no! Non ci posso credere… sta sentendo anche lei questa canzone di Francesco Renga… Oddio, si sta girando. Mi ha beccato: che figura…! Oh, ecco che ci muoviamo un attimo…

Meno male, mi ha levato dall’impaccio. Che coincidenza però: stavamo sentendo la stessa canzone e… eccoci, ci risiamo: fermi di nuovo. “Eravamo solo, due perduti amanti, quando l’Universo ha ricongiunto i punti..:” Questo è il punto più bello. Eccola che arriva anche lei. Sta cantando di nuovo e ora mi sta guardando anche lei. Continua a cantare, come fosse in trans, mentre mi sta guardando. La vedo, con lo sguardo tra il sorpreso e il preoccupato. “Ma la meraviglia è che ti ho incontrata“. Beh, un po’ lo sono anch’io… non solo stiamo sentendo la stessa canzone… ma sta suonando in sincrono sulle nostre due auto… e sulle nostre labbra! Il suo sguardo mi dice che se n’è accorta anche lei!

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Sembra sbigottita… e, a esser sincero, lo sono un poco anche io! Quante probabilità c’erano che un evento simile accadesse? Ora sembra che ci muoviamo, ma, guarda: la coda è come scomparsa. Le macchine, sono poche in effetti, non capisco come abbiano fatto a provocare questa coda. Non ci sono lavori in corso, nessun incidente. Come si è creata questa coda e, soprattutto, come si è dissolta in un istante? Sembra quasi sia stata creata apposta per far incrociare i nostri sguardi, sulle note (le stesse) di quella canzone! Fortuna che sono un tipo razionale che al destino non crede… però, devo ammettere, è stata una sensazione davvero strana. E se invece… era destino che ci dovessimo incontrare? Eccola là… un paio di auto dietro di me… Per un attimo, mentre eravamo fermi, con le auto una a fianco dell’altra, ho avvertito la tentazione di abbassare il finestrino e dirle: “Ciao…” Si, ma poi… che le dicevo? Che situazione assurda! Il suo sguardo però era sbigottito per lo meno quanto il mio… sono sicuro che anche lei si sia accorta della coincidenza, del… no dai, parlare di destino mi pare veramente esagerato… Sai che c’è? Ora metto la freccia e mi fermo in autogrill, qui subito prima della dogana… se è destino che ci dobbiamo incontrare, beh… si fermerà anche lei… Vai: freccia a sinistra e vediamo se mi segue…

Chiara

Eh sì, non c’è che dire: sicuramente faticosa la levataccia delle 5, ma viaggiare quando la notte sta iniziando a far posto al giorno è stupendo! La mia Genova, stamattina, era veramente unica. Sembrava come risvegliarsi lentamente mentre imboccavo la sopraelevata per andare verso l’autostrada. Anche adesso, superata Milano, mentre mi sto avvicinando alla frontiera con la Svizzera, lo spettacolo mi sta ripagando della fatica di essermi alzata presto. Non avevo mai notato la bellezza del sole che illumina le montagne all’alba. Tra l’altro, il vantaggio di viaggiare presto è anche quello di non trovare traffico: ho dovuto stare veramente attenta per non superare i limiti di velocità, ma, d’altra parte, avrò incrociato sì e no una decina di auto da quando son partita. Che potrei volere di più da questo sabato mattina: un’alba stupenda, nessuno sulla strada, così mi son potuta divertire a guidare e ottima musica a farmi compagnia. Ed ecco, infatti, che mi sono tirata un po’ di sfiga: una coda! Pericolosa tra l’altro, subito fuori da quella galleria. Beh, fortuna che quelli davanti se ne sono accorti e hanno iniziato a segnalarla. Mi sposto in prima corsia.

Ah… ma siamo proprio fermi: speriamo non sia un incidente. Vabbè, godiamoci la musica intanto: ci ho messo un po’ ieri sera a comporre la playlist per questo viaggio, ma almeno finora, devo complimentarmi con me stessa: tutte ottime scelte. Bellissima questa di Francesco Renga: Il mio Giorno più Bello nel Mondo. Ricordo ancora quel concerto del Primo Maggio di qualche anno fa. Ambra a presentare e Francesco Renga sul palco che la cantava. Non stavano più insieme già da un po’ e magari sono un’inguaribile romantica, ma io ne sono certa: su quelle note, una lacrima scendere sul viso di entrambi, io l’ho vista. La canzone è bellissima e io non posso fare a meno di cantarla. Mi guardo in giro mentre canto ehi, ma che vuole ‘sto tizio nella macchina qui accanto che mi fissa. Che c’è? Non hai mai cantato anche tu, mentre sei solo in macchina? E infatti stai cantando… ehi, ma… stai cantando la mia stessa canzone. Va che la coda si muove, forse andiamo.

Che strana sensazione però: sarei pronta a giurare che stavamo cantando la stessa canzone…tra l’altro… mi pareva andassimo abbastanza a tempo… come fossimo sulle stesse note… ma no dai, sarà stata un poco di suggestione. Ecco che ci risiamo: ci si ferma di nuovo. Non farti distrarre Chiara che ora viene la strofa più bella: “sole, luna, caldo, freddo in un secondo solo…“. Ma dai, allora è vero: stiamo cantando in sincrono. Come diamine è possibile che due perfetti sconosciuti si incrocino, per caso, nello stesso luogo, sentendo la stessa canzone e per di più nello stesso punto: significa che abbiamo iniziato a sentirla insieme. Era destino? Beh, per una come me che vede coincidenze ovunque, è un invito a nozze. Scherzi a parte, però è sicuramente un evento fuori dal comune. Dire: voluto dal destino, magari può sembrare esagerato, però ne sono certa: stavamo cantando le stesse note. E anche quel tipo se n’è accorto: aveva lo sguardo sbigottito non meno del mio.

Ok, si riparte. Ora sembra finalmente che si possa viaggiare di nuovo. Ma, dove sono andate a finire tutte le macchine in coda? Siam rimasti in pochissimi adesso… e le altre macchine? scomparse? svanite nel nulla? Anche il mio “uomo del destino” se ne deve essere andato: non lo vedo più! “Ah ah ah… non ho ascoltato la voce del destino e lui se n’è andato“. Cara la mia Chiara… secondo me hai bisogno di un buon caffè… ristretto e forte aggiungerei! Dai meno male che c’è qui un autogrill, sembra fatto apposta. Beh, l’ora è giusta per far colazione: ne approfitto. Un poco più di attenzione che questo autogrill è strano: ci si entra dalla corsia di sorpasso: ok, tanto non sta arrivando nessuno da dietro. Metto la freccia ed esco dall’autostrada. Bene, lì c’è un bel parcheggio: mi fermo. Sto per scendere, quando mi blocco, all’improvviso. Forse dire spaventata è un po’ troppo, però un minimo di preoccupazione ce l’ho. Potrei giurare che il tizio in piedi appoggiato alla portiera di quell’auto laggiù sia proprio il “cantante del destino”. Mi sembra impossibile, eppure ne sono sicura: è lui! E ora che faccio? Faccio finta di nulla? Vado là e lo saluto? Sì, brava Chiara e che gli dici? “Ciao, sono la donna del tuo destino!“. Meglio se ti ripigli un poco… Scendiamo comunque.

Destino

Non trovate che sia faticoso il mio lavoro? Devo sempre trovare un motivo per far accadere le cose e questo motivo non può essere mai banale. Dev’essere sufficientemente strano e inusuale da farti venire il dubbio che ci sia qualcosa dietro, ma deve comunque risultare abbastanza plausibile: altrimenti tutti capirebbero il gioco e non avrebbe più alcun senso. Prendete questi due: Chiara e Santiago. E’ da parecchio tempo che li studio, per cercare di trovare quale potesse essere la molla su cui far leva per far notare ad ognuno l’esistenza dell’altro. Alla fine l’ho trovata nella musica e in quella canzone in particolare. Tutti e due, ognuno a modo suo, erano legati ad essa. Una volta trovato il modo, il lavoro non finisce certo lì. A quel punto devi muovere tutti i fili, per poter fare in modo che il tuo piano vada a buon fine, cercando, soprattutto, di non andare a incrociare o a interferire con i piani, i destini, degli altri. E non è cosa facile, credetemi.

Nel loro caso, quando ho scoperto che oggi entrambi dovevano recarsi in Svizzera, ho capito che il mio momento era giunto e ho cominciato a mettermi all’opera. Ho iniziato ieri sera con Chiara, facendo in modo che mettesse quella canzone nella playlist di oggi. Stamattina con Santiago invece mi son divertito un sacco. Anche adesso, mi viene da ridere al solo ripensarci: mi son materializzato davanti a uno dei suoi due gatti mentre si stava svegliando. Ha fatto un balzo che ha svegliato anche l’altro. Poi si son messi a correre come impazziti, finché son saltati sul letto di Santiago e lo hanno svegliato. Missione compiuta! Svegliato giusto un’ora prima del previsto per farlo arrivare a “destinazione” insieme a Chiara. Ma tutto questo non è sufficiente. Devi anche predisporre i loro animi e quindi, vedi un po’ che razza di spettacolo ho messo in scena con l’alba di oggi, da far invidia persino a Monet!

Mi spiace per gli altri “ospiti” di questa mattinata, che si son dovuti sorbire un poco di coda in auto, ma dovevo fare in modo che questi due si guardassero negli occhi, mentre cantavano le stesse note. Anche quello, far partire la canzone nello stesso istante, non è stato così facile come potreste credere. Fortuna che Chiara aveva attivato la funzione random, così almeno con lei ho potuto scegliere l’istante più comodo per me… con Santiago è bastato poi fare un poco di interferenza nel segnale della radio e convincerlo a passare alla sua musica sul telefono. Ve lo dicevo, non è un lavoro facile il mio. Ma è bellissimo! Immaginare ogni volta una storia diversa per far incontrare due persone. Confessate, non me lo invidiate un poco?

La cosa più divertente però è osservarvi, mentre vi arrovellate il cervello per capire se è il destino (cioè se sono io) o se invece è pura casualità. Vedervi trovare tutte le spiegazioni più assurde è impagabile! Torniamo a questi due. Chiara ci ha sempre creduto; lei spesso non mi chiama destino, ma preferisce l’espressione l’Universo e, infatti, l’ho vista fin da subito molto possibilista, anche se, ora che la cosa la tocca da vicino, mi è parsa sul punto di vacillare. Per Santiago invece è stato diverso. Ha avuto il classico atteggiamento dell’uomo razionale, che non vuole credere a me e quindi, alla fine, quando gli sbatti in faccia l’evidenza, non vuole ammettere di aver avuto torto e allora alza la posta e ti vuole mettere alla prova: l’avete visto con che piglio si è fermato in autogrill, è sceso dalla macchina e si è messo lì ad aspettare Chiara? Vuoi la sfida? e sia! Chi credete sia stato a suggerire a Chiara che fosse giunto il momento di far colazione? Bravi, risposta esatta!

Che dite? Siete preoccupati che tutto sia predestinato? State tranquilli… è tutto molto più semplice di così, in realtà. E’ vero che ognuno è destinato alla sua anima gemella, l’altra metà della mela, si diceva così, no? ma quel che faccio io è solo “facilitare” l’incontro… e renderlo, oserei dire, un poco intrigante. Poi, sta a voi, al vostro libero arbitrio decidere se stare a sentirmi oppure no. Non per vantarmi, con Santiago e Chiara credo di aver fatto un ottimo lavoro, ma adesso la scelta è loro. Chiara scenderà dall’auto e andrà a salutare Santiago, oppure sarà lui, vedendola esitare, ad andare da lei? Oppure ancora, la paura di affidarsi al destino avrà il sopravvento e li farà desistere e ripartire ognuno per la sua strada? Solo loro possono saperlo: come vi dicevo, il loro destino ora è nelle loro mani, sta a loro decidere che cosa farne: io la mia parte l’ho fatta!

Conclusione

Spero proprio che questa storia vi sia piaciuta: è stato bello raccontarla e mi fa piacere aggiungerla agli altri miei racconti. Se le storie che riguardano il destino vi appassionano oppure se siete dei fan del genere fantasy, romantico… beh, permettetemi allora di consigliarvi un libro, appena uscito, di una scrittice emergente. Lei si chiama Chiara Castellano e il romanzo si intitola Spinner. Un ritmo incalzante fin dalle prime righe vi catapulterà in un mondo di divinità greche: Selene, dea della Luna e Phebo, dio del Sole, amanti nell’Olimpo e il cui amore è ostacolato da Zeus, si ritrovano sotto spoglie umane, non ricordando i motivi di questa loro trasformazione. Mano a mano che i ricordi delle loro vite passate riaffiorano, dovranno prendere consapevolezza della loro vera natura e delle conseguenze che dovranno affrontare ora che conoscono la verità. Non potrete non amarlo! Buona lettura.

Nota della redazione
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Davide Trentarossi

Nato a Milano, l’8 maggio… di qualche anno fa, ma cresciuto in provincia. Ho scoperto molto tardi la passione per la scrittura. Sono laureato in Ingegneria Informatica. Amo viaggiare, e questo mi ha portato a lavorare in giro per il mondo. Molti aeroporti sono stati il mio “Second Office”. Dall’Australia al Sud America, da Mosca a Miami, oltre all’Europa. Amo viaggiare leggero: nel mio trolley il computer su cui appuntare le idee per un nuovo libro, l’inseparabile smartphone, per restare connesso al resto del mondo e un paio di cuffie per ascoltare la musica, un’altra grande passione. Visita la mia pagina su Amazon: https://www.amazon.it/Davide-Trentarossi/e/B081QT913W/

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