Mariupol, l’ospedale e la Guerra Russia Ucraina. Riflessioni di un criceto

Anche i criceti europei hanno diritto di parola, soprattutto perchè sono prigionieri delle gabbiette con la ruota, e la fanno girare in continuazione convinti che serva a qualcosa, temendo che non saranno mai liberi di cercare altre soluzioni.

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Mariupol, simbolo del metodo russo: Non è concesso difendersi

Durante l’attacco aereo russo di oggi a Mariupol, città che i russi indicavano come una città appartenente alla repubblica del Donetsk e quindi abitata da persone di etnia russa, secondo il loro punto di vista, è stato colpito l’ospedale pediatrico e della maternità. Come se nel 1944 a Milano gli americani avessero colpito l’ospedale Mangiagalli o la scuola di Gorla, mentre bombardavano Milano e la sua gente.

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Il governo russo dice che l’ospedale era vuoto. Allora perchè lo hanno bombardato? E se dentro c’erano mamme e bambini, come sostiene il governo ucraino, perchè lo hanno bombardato?

Non c’è la certezza sulle vittime. Durante i bombardamenti è difficile fare una stima del numero o capire chi fa propaganda e chi no. In genere la verità sta nel mezzo. Il danno comunque è visibile. Bambini e madri, anche se sono vivi, non potranno comunque più contare su quell’ospedale. Il presidente Zelensky dice che dei bambini sono rimasti sotto le macerie.

Mosca ha detto che l’ospedale era vuoto e usato come base per far partire gli attacchi, e mostra il tetto dell’ospedale ripreso da un drone. Sul tetto ci sono alcuni uomini che sembrano più appartenere ad una guardia civile che ad un esercito. Stanno intervenendo, nella speranza di capire cosa è successo davvero, Medici senza Frontiere e le organizzazioni internazionali.

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Il governo russo afferma di avere attaccato Mariupol perché ci si trovava il Battaglione Azov, che è un reparto ucraino di volontari cui possono aderire anche gli stranieri. In quella zona c’era davvero il Battaglione Azov prima dell’arrivo dei russi. Sono notizie che si trovano facilmente su Facebook.

Putin stesso nei suoi discorsi cita diverse volte il Battaglione Azov, mettendolo al centro del concetto di denazistificazione dell’ Ucraina. Dalle sue parole sembra quasi dar intendere che la lentezza della sua avanzata verso Kiev sia dovuta esclusivamente alla preparazione militare degli uomini di questo gruppo, contro cui stanno combattendo.

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Secondo un’intervista a Repubblica, rilasciata qualche giorno prima dell’invasione dell’Ucraina, il presidente del battaglione Azov diceva di avere circa 1260 uomini e di essere a Kiev. Prendendo tutto per vero, ci sono 1260 uomini a piedi contro 200mila con i carri armati, e stanno vincendo i 1260, dal cui numero bisogna togliere quelli che erano a Mariupol, sul tetto dell’ospedale.

Se una parte del battaglione Azov è rimasto a Mariupol ad aspettare l’invasione russa, inoltre, non si dimostra poi così preparato. Di fronte all’impossibilità di tenere una posizione, ( la città di Mariupol si trova fra la Crimea e il Donbass), i soldati se ne vanno prima che li bombardino.

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In Ucraina anche i veterani Israeliani

Non penso che con i suoi discorsi di denazifisticazione, Putin intendesse parlare del presidente ucraino Zelensky: è di origine ebraica. Sarebbe un nonsense. Ieri alcune notizie passate sotto tono davano per certo l’intervento, a favore dell’ Ucraina, di diverse unità di soldati volontari israeliani di origine ucraina, quelli veterani di mille guerre contro i palestinesi.

Un mondo davvero confuso

E’ un mondo confuso, dove si bombardano neonati invece di soldati, e dove i soldati veterani di Israele corrono in aiuto dei soldati nazisti, attaccati dai comunisti, e dove un tenente colonnello del KGB diventa per alcuni una specie di Cristo da seguire anche quando entra con i carrarmati in casa altrui, come i suoi compagni nel passato fecero a Praga, a Budapest, anche lui ha già fatto in tanti altri luoghi e tempi, anche recenti.

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Noi poveri Criceti d’Europa

C’è chi difende Putin, sostenendo che la sua è una guerra santa contro gli americani, che sono il male. Eppure c’è una buona probabilità che la Russia finisca per ammazzare anche i nostri ragazzi, oltre ai suoi e a quelli ucraini. E’ come se un criceto ringraziasse il gatto, che se lo sta per mangiare, per averlo liberato dalla gabbietta con la ruota in cui era prigioniero. Secondo me, il pericolo contingente di quella situazione è il gatto, non la gabbietta cui si può pensare in un secondo tempo. Non tutti i criceti però la pensano come me.

Maila

Maila

Metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker radiofonica. Ora scrivo su alcune testate, coordino portali di informazione, sono una giornalista, e una Web and Seo Editor Specialist

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