Parole forti e di speranza per l’Ucraina da don Alessandro Teodi. Il murales. Corbetta

C’è ancora chi, come il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelens’kyj, si comporta da uomo, da eroe e non accetta di dirigere la guerra dagli U.s.a., sfruttando la possibilità offerta dagli statunitensi di espatrio e asilo politico. C’è ancora chi, come per l’appunto Volodymyr Zelens’kyj e gli allora partigiani italiani, ha deciso di combattere a fianco del suo popolo, nella propria terra. Ora come allora c’è anche chi, tra i religiosi, ci mette la faccia e si schiera e agisce in modo chiaro e determinato contro l’usurpatore. Succede allora che a Corbetta (Milano), il vicario parrocchiale don Alessandro Teodi, organizzi un evento per sottolineare l’importanza nel ristabilire la pace ma in primo luogo pronunci davanti ai fedeli un’omelia non politica (ma in cui si parla in modo schietto di politica), con parole forti e di speranza che vanno dritte al cuore, alle coscienze e alle menti, con una potenza ben più forte di quella delle armi.

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. Parole forti e di speranza per l'Ucraina da don Alessandro Teodi. Il murales. Corbetta - 27/02/2022

L’evento

Nella mattinata di domenica 27 febbraio 2022, il muro che cinge l’oratorio di San Luigi e Sant’Agnese di Corbetta, si è trasformato in un murales che resterà per sempre a testimonianza di questi giorni drammatici: uno sfondo giallo e tanti mani blu posizionate accanto a una data, a un’ora: quella dell’inizio dell’invasione in Ucraina da parte dei russi guidati da Vladimir Putin (ex numero uno dei servizi segreti russi, considerato da molti come il “nuovo zar” dell’ex U.r.s.s.); accanto un viso: quello del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelens’kyj. Il tutto a formare la bandiera viva della solidarietà italiana per l’Ucraina stessa, di una comunità come quella corbettese che accoglie numerose presenze ucraine nella sua terra. A seguire il pranzo in oratorio, i vesperi con preghiera per la pace. A fianco, altre iniziative come la raccolta di generi di prima necessità pro Ucraina, fatta attraverso la Caritas parrocchiale, nonché le preghiere.

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L’omelia

«Non spetta a me dire chi è il buon uomo politico, ma il buon uomo sì» ha esortato don Alessandro Teodi nell’omelia della messa di domenica 27 febbraio 2022: “Come parlare di perdono in maniera, diciamo, ‘sostenibile’ dopo quello che sta capitando in Ucraina? Non è meglio che, davanti a fatti di tale gravità, anche un cristiano, aspetti che le cose passino oppure deleghi il perdono a qualche ‘specialista’ tipo il Papa o qualche nonnetta accendi-candele che magari non si rende conto bene della situazione? Davanti a missili Cruise, alle sanguinarie armate cecene che stanno per supportare la presa di Kiev, ai giocattoli-bomba disseminati dall’esercito russo, alle rotture diplomatiche del Cremlino, ai riservisti dai 16 ai 60 anni che hanno dovuto scegliere di scendere in strada per sparare dopo avere portato nelle metropolitane e nei rifugi i figli, a un asset europeo politico-economico-di sicurezza che è stato sconvolto per chissà quanto tempo ecc… parlare di perdono non è retorico? O, almeno, inutile? O, forse, addirittura fuori luogo? In realtà, almeno cristianamente parlando, questo è un falso problema. Che nasce da un errore di fondo: non avere capito abbastanza bene chi è il Dio cristiano e non sapere bene come agisce. Prerogativa di Dio è saper tenere assieme i contrasti. L’essere umano, invece, vive di contrasti. Anzi, o li nega quando non li sa affrontare. O li alimenta quando se ne vuole servire. Come stiamo vedendo. Il vero miracolo di Dio non è fare cose diverse dalle nostre, ma tenere assieme quegli opposti che noi non riusciamo neanche a concepire vicini. Quindi, per noi, esiste l’uomo da una parte e Dio dall’altra; gli strumenti che danno la morte da una parte e quelli che servono per conservare la vita dall’altra; la guerra da una parte e la pace dall’altra. Dio, invece, ha mandato nel mondo suo Figlio che è uomo e Dio assieme; ci ha salvato la vita tramite la croce creata dagli uomini per dare la morte, ci dona la pace facendo la guerra alla violenza e non usandola. Ma, soprattutto, per noi esiste da una parte il perdono e dall’altra la vendetta-la giustizia-la memoria. E questi sono due blocchi inconciliabili per noi. Per noi o si perdona o ci si vendica, o si perdona o si fa giustizia, o si perdona o ci si ricorda. Dio, invece, riesce a tenere assieme tutto. Dio si vendica perdonando, fa giustizia perdonando. Fa memoria perdonando. Non annulla queste realtà, anzi le compone e le accresce. Perché non esiste ‘il’ perdono di Dio. Il perdono non è una cosa che Dio fa, ma è Dio stesso. Io posso scegliere di perdonare o no, di fare o meno questa cosa che chiamiamo perdono, perché io non sono perdono, ma il perdono è una delle tante scelte che posso fare o no. Dio no. Dio ‘è’ perdono, non ‘fa’ il perdono. Perché il perdono è la forma più alta dell’amore e nella sua essenza Dio è amore. Quindi, Dio non può non perdonare perché non può essere diverso da se stesso. Quindi, quando si è perdonati da Dio accadono due cose: si è costretti ad incontrare il vero volto di Dio e si è costretti ad incontrare il vero volto di noi stessi. E questa è la più crudele vendetta, la più appagante giustizia, la più duratura memoria. Incontrando Dio che è perdono, l’essere umano è con le spalle al muro e deve riconoscere quello che spesso ha negato: sono solo una creatura di un Altro. Sono polvere. Sono fallito. E questo processo annienta l’uomo per permettere a Dio di poterlo ricostruire.

Ci fa implodere dall’interno, più che una bombe termobariche in mano alle armate russe. Avviene una totale deflagrazione di quello che ho sempre fatto e creduto.
Incontrando il Dio-perdono l’essere umano viene ridotto in cenere. Come lui ci aveva ricordato: “polvere sei e in polvere ritornerai”… perché un giorno ti perdonerò.
E’ un vero assalto d’amore più necessario di ogni azione di guerra. Un attacco dal quale si
viene necessariamente distrutti per permettere a lui di ricostruirci. L’errore sarebbe cercare di ricostruirci nuovamente da soli. Ma in quel caso possiamo contare che Dio ci perdonerà ancora. Quindi, io cosa direi al sanguinario Signor presidente della Federazione Russa Vladimir Vladimirovič Putin, alla corrotta classe oligarchico-dirigenziale che lo supporta e finanzia, ai pavidi membri dell’Assemblea e del Consiglio Fererale della Russia, alle migliaia di soldati che non hanno scelto di pagare in prima persona una diserzione necessaria, ai Russi che non si
sono coraggiosamente ribellati al sistema quando hanno potuto farlo, ai tanti politici anche nostrani che in maniera adolescenziale hanno simpatizzato per Putin o che al contrario ne hanno fomentato la furia con scelte poco sagge, e forse anche a qualche membro di qualche Chiesa sorella che avrebbe potuto parlare di più e dare qualche benedizione di meno? Cosa direi? Di non avere paura perché tanto Dio li perdonerà? No, al contrario. Io -don Alessandro Teodi- in nome di Dio, consiglio a tutti quelli che in diversa misura sono responsabili di quello che sta accadendo, di tremare come non hanno mai fatto prima proprio perché Dio li perdonerà.
E questo li travolgerà in maniera più violenta di un tank che non si ferma. E quel giorno saranno costretti a capire quanto Dio li ama.
E questo li distruggerà. E da questa morte saranno costretti a rinascere diversi di prima.
E questo non sarà un parto senza dolore.
E quel giorno saranno costretti a guardare la verità di se stessi appagando così ogni nostra
sete di vendetta, e a riparare ogni grammo di male compiuto facendo così giustizia, e a
ricordarsi che tutto quello che hanno fatto è stato solo polvere. E quando il Dio-perdono li perdonerà ci sarà la vendetta che ognuno si aspetta, la giustizia che tutti cerchiamo, la memoria che non deve passare”.

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Il volantino a chi ha prestato mani e cuore al murales

«Alle 03:50 ora italiana del 24/02/22, con un finto messaggio alla Nazione tramite un video preregistrato qualche giorno prima, il presidente della Federazione Russa Vladimir Vladimirovič Putin, ha deciso di invadere uno Stato sovrano tramite un’incursione bellica di enorme portata preparata da molti mesi nei dettagli definita falsamente “operazione militare speciale”. Risultato: un inutile bagno di sangue ancora in corso, la possibile rottura degli equilibri politici e di sicurezza che finora abbiamo conosciuto in Europa e il rischio che tutto questo coinvolga conflitti più grandi e armamenti più letali di quelli che ora sono utilizzati. Questo tu non lo devi accettare e non devi voltarti dall’altra parte solo perché, almeno finora, non è attaccata direttamente l’Italia. Almeno, io non lo faccio e non lo farò. Qui si è violata la libertà di tutta l’Europa, della democrazia, di ogni uomo libero. Si è violata la libertà degli Ucraini. E la mia. E la tua. Certo, la causa di tutto ciò la possiamo ritrovare in decisioni politiche poco sagge o anche sbagliate o in tanti interessi di parte in primis quelli economici, ma comunque il risultato finale è una situazione inaccettabile. Tu oggi hai “dato una mano” sul muro compiendo un piccolo segno. E questo spero che sia una specie di impegno a farlo anche in futuro: informati bene su quello che succede nel mondo e non fidarti di una sola opinione ascoltata qua e là, non dare per scontata la pace intorno a te perché essa è un dono che ci è dato da qualcuno che l’ha voluta costruire prima di te e a volte a prezzo del suo sangue, considera quello che viene fatto a un altro popolo come se fosse stato fatto al tuo perché un domani noi potremmo essere quel popolo. Ti chiedo un’ultima “mano” oltre a ringraziarti per essere passato qui: davanti a un dittatore che aveva già deciso tutto da mesi e chiuso ad ogni mediazione diplomatica di pace se non a patto di una sottomissione al Cremlino, davanti all’incompetenza di tante persone che non sanno cosa fare pur occupando posti di rilievo, davanti alla professionalità omicida di tanti corpi speciali pronti a mettere in ginocchio la Capitale ucraina per conquistarla, tu e io abbiamo un’arma piccola ma più potente delle armi più tecnologicamente avanzate: la preghiera. Non scherzo. L’ha detto Cristo! E il Vangelo non è una fake news abilmente orchestrata dal Governo Russo. Ti chiedo quindi di dire con me e con tutta la Chiesa una “Ave Maria” a Maria Regina della Pace perché vinca le guerre che abitano nei nostri cuori e in particolare in quelli dei diretti responsabili di questo conflitto. Perché, ricorda: la vera ragione di tutto questo è che siamo in guerra con Dio nel profondo di noi stessi, e forse solo Maria, che gli è così vicina, può aiutarci a fare pace con Lui. E a trovare pace dentro e fuori di noi».

Cristina Garavaglia

Cristina Garavaglia

Giornalista

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