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Lombardia. Via il burqa. Sicurezza e liberazione delle donne

Lombardia – La Giunta di Regione Lombardia ha approvato una delibera sulla sicurezza che vieta, fra l’altro, l’uso di niqab e burqa negli uffici pubblici della regione Lombardia, negli ospedali, nelle sedi istituzionali della Giunta e degli enti e società del sistema regionale.

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Identificare le persone con sicurezza è importantissimo ma non è secondario il fatto che questa delibera è un grande passo in avanti verso la liberazione delle donne di religione islamica da una schiavitù imposta da uomini che ancora non riconoscono la pari dignità e di diritti delle donne e che esercitano su di loro violenza e terrore. Si lamenteranno gli islamici moderati? Non penso, sostengono che l’islam non impone il velo alle donne. Quindi quale occasione migliore per approvare e adeguarsi a questa nuova legge sulla sicurezza e donne che va a favore di tutti? Le opinioni dei consiglieri di regione Lombardia e degli assessori Simona Bordonali e Cristina Cappellini (Lega Nord) e di Eugenio Casalino (5 stelle).

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Ieri la giunta di regione Lombardia ha approvato una delibera sulla sicurezza che vieta di entrare volto coperto negli ospedali e negli uffici regionali della Lombardia, mettendo così completamente fuori legge il cosiddetto “velo islamico”, ma anche l’uso di caschi integrali, che sono spesso utilizzati come scusa per compiere rapine e altri atti di delinquenza. La notizia è stata data ai giornalisti da Simona Bordonali, assessore alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione della Regione Lombardia che l’ha poi commentata:

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“Chi vuole entrare negli ospedali lombardi e nelle sedi della Regione dovrà essere riconoscibile e presentarsi a volto scoperto. Sono quindi vietati burqa, niqab, così come passamontagna e caschi integrali. I gravi episodi di terrorismo che si sono verificati nelle ultime settimane ci hanno indotto a rafforzare le misure di sicurezza. La Regione Lombardia si muove in anticipo rispetto al governo italiano e interviene per quanto di propria competenza per garantire la sicurezza di dipendenti, operatori e visitatori esterni”. L’assessore ha annunciato anche che entro il 31 dicembre 2015 gli uffici dirigenziali coinvolti adotteranno gli atti e i regolamenti necessari all’attuazione della delibera che entrerà in vigore con il 1 gennaio 2016.

Anche l’assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia, Cristina Cappellini, ha approvato la delibera, facendola propria e dichiarando che chiederà ai prefetti lombardi di attivarsi perchè il divieto di entrare a volto coperto in ospedali e uffici pubblici sia esteso anche ai luoghi della cultura come teatri, musei, cinema e spettacoli in genere. “Su questo tema è intervenuto opportunamente nei giorni scorsi anche il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia. Ora tocca ai prefetti fare concretamente la loro parte, estendendo il divieto a musei, teatri e, più in generale, luoghi della cultura presenti nella regione”.

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Il prefetto di Venezia ha emesso un’ordinanza che ha fatto discutere e che vieta a chi ha il volto coperto di entrare nei luoghi di cultura della città lagunare, per ragioni legate alla sicurezza e al pericolo di attentati, e a lamentarsi di questo divieto sono stati, oltre a chi approva i burqa, anche i figuranti del carnevale di Venezia, che alcune volte usano delle maschere integrali sul viso, oltre ai costumi tradizionali. Se vale per le maschere tradizionali veneziane, a maggior ragione deve valere per tutti.

Cristina Cappellini, assessore cultura regione Lombardia

burqa. Lombardia. Via il burqa. Sicurezza e liberazione delle donne - 11/12/2015
Cristina Cappellini, ass. cultura regione Lombardia

“Regione Lombardia, ancora una volta, ha fatto ampiamente la sua parte su un tema che sta molto a cuore ai cittadini lombardi. E’ già successo purtroppo che luoghi culturali siano stati oggetto di attentati da parte di terroristi e per questo motivo bisogna mettere in campo tutti gli strumenti utili per evitare nuovi drammi e per aumentare il senso sicurezza delle persone”. Ha continuato l’assessore Cristina Cappellini.

La delibera della regione Lombardia, che si spera sia estesa anche ai regolamenti comunali e a quelli delle altre istituzioni, è anche un passo avanti nel fornire un aiuto a quelle donne di religione islamica che sono tormentate e vessate dai loro compagni perchè considerate troppo occidentali. Un divieto di legge metterà con le spalle al muro quegli islamici che si dichiarano moderati e sostengono che l’islam non impone il velo alle donne. Via, quindi, quell’abbigliamento che è segno di sottomissione della donna all’uomo e cominciamo a dare un motivo di liberazione a delle donne che vivono senza diritti e libertà da generazioni. Che possano acquisire la nostra civiltà e le nostre conquiste di donne libere e migliorare la vita delle loro figlie.

Di diverso avviso sembrano invece i consiglieri del Movimento 5 stelle in religione Lombardia, che forse non hanno ancora ben riflettuto sulla portata di questo provvedimento e hanno scelto la via della contrapposizione per “partito preso”,  a prescindere dalle motivazioni e delle applicazioni della legge. Il consigliere Eugenio Casalino ha commentato così la legge di regione Lombardia che vieta anche i burqa: “La Regione Lombardia si adegua in ritardo alla legge nazionale?

Questo il senso dell’annuncio di oggi di Maroni sul cosiddetto regolamento anti burqua negli edifici pubblici regionali. Come al solito tanto rumore, o meglio tanta propaganda per nulla da parte della Lega Nord. Tanta preoccupazione per qualche donna a capo coperto in giro per la regione da il senso della percezione dei problemi che vivono i cittadini da parte di questa classe politica al governo della Regione Lombardia.

Nota della redazione
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Ilaria Maria Preti

Giornalista, metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker radiofonica di Radio Padania. Ora dirigo, scrivo e collaboro con diverse testate giornalistiche, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Specialist e una consulente di Sharing Economy. Il futuro è mio

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