“L’oro di Demetra”: una proposta di lettura dei “pellegrinaggi” verso la terra dei “cerchi nel grano”

Ieri, venerdì 28 settembre, ore 21, presso l’auditorium “Unità d’Italia” – via Dante, su sponsorizzazione del Comune di Ossona (Mi) e delle altre entità socio-culturali ivi orbitanti (Acli, Pro-loco, VAS, Fondazione per leggere), grande sfavillio di immagini del tutto belle e inquietanti… “costanti” nella “cultura del sub-limine” dei tempi presenti.

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Il convegno “L’oro di Demetra”, viaggio nella terra dei “cerchi nel grano”, veniva presentato da Alessandro Luè e Andrea De Marinis con interventi di Roberto Lunghi  e Umberto Morazzoni.Per tutto il corso della seduta mi sono “rigirato” su una domanda che prudeva ma che non mi sono sentito di gettare nell’arena della discussione: “il perché” di questa corsa di gente adulta e acculturata verso questi luoghi di mistero che, però solo dall’alto, offrono immagini tanto intriganti quanto espressive di un lavorio del profondo.

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Infatti occorrono “visioni telescopiche” per potere dare senso compiuto a quelle che restano, da terra, soltanto tratti scomposti di steli piegati: eppure… la gente (e non povera gente!) sacrifica la “plebea” vacanza al mare, per andarsi a “caricare”, anno dopo anno se non mese dopo mese, della magia che avverte tra quegli steli maltrattati ma non tanto da poter essere poi mietuti e raccolti.

Stamattina, nel dormiveglia, mi stavo dando da fare per dire una mia risposta sensata… quando rivedendo il volantino-invito, mi sono reso conto che gli esperti, forse incosciamente, avevano dato implicita la risposta parlando di “paesaggio Sacro”, “Oro di Demetra”. Ma promettendo “scenari che mai prima d’ora vi sareste aspettati di trovare” offrivano a me solitario spigolatore, la possibilità di dissentire affermando che si tratta di scenari vecchi quanto l’uomo e i suoi “bisogni”.

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Si, proprio bisogni! Bisogni materiali che vengono saziati mediante la produzione di beni atti a soddisfarli: la disciplina che studia e organizza la produzione, ha assunto la denominazione di “Scienza economica”! Ma poi gli uomini di tutti i tempi, oltre ai bisogni di stomaco, hanno avvertito altri languori: gli interrogativi, i bisogni dello spirito, i bisogni tratti dal mistero che è in lui. E… sono nate le religioni! Religioni per tutti i gusti e temperamenti di popoli alla mercé di “sacerdoti” che da svariati “cerchi nel grano” hanno potuto, forse solo per brevi attimi, trarre la panacea all’inquieto cuore dell’uomo (“inquietum est cor nostrum!”).

“I cerchi nel grano” come luoghi del sacro e del culto, allora li ritroviamo nei “cerchi di pietre” e, azzardando, che ne direste di vederli anche nelle folle che frequentano i santuari della tradizione pagana ma anche cristiana, particolarmente… mariana? (Medjugori, Radio Maria, folle oceaniche attorno ai paludati “maghi otelma” di ogni tempo!) I “cerchi nel grano” (ed infine anche nel ghiaccio) saranno dunque il surrogato dell’ultima religione nell’ambizione di sostituire “sacerdoti” del sacro tempio?!

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La tentazione di sottoporsi al giogo “religioso” probabilmente cesserà quando con la “mappatura” dell’intero cervello umano, potremo vedere la risposta al dilemma: “da dove vengo, dove vado e perché” e dare finalmente riposo all’inquietum cor nostrum. E tuttavia mi conforta (non so quanto conforto ne ricavi l’unico mio lettore) il pensiero che seguire il Vangelo e il conseguente “rapporto personale” con colui che si definisce “Il Figlio dell’Uomo” non è lasciarsi abbindolare dal placebo dell’industria “religiosa.

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Giuseppe Castellese

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