MagazineFamiglie e bambini

La stoffa del cacciatore. Il primo anello della catena

Spesso i figli di contesti familiari socialmente stigmatizzati o devianti subiscono a loro volta bullismo o isolamento a scuola. Per fuggire dal senso di vergogna o di inferiorità legato alla propria situazione familiare, questi ragazzi tendono ad aggregarsi in gruppi antisociali (baby gang) dove la violenza, l’uso di armi e la prevaricazione diventano lo strumento per ottenere il rispetto e il potere che non hanno in casa.

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Come tutto inizió

La pioggia batteva contro i vetri del Bar, un locale di periferia dalle luci al neon troppo intense e l’odore di caffè bruciato. Seduta a un tavolino d’angolo, Elena faceva girare il ghiaccio nel suo bicchiere. Aveva ventotto anni, lo sguardo tagliente di chi ha dovuto imparare a difendersi troppo presto e un accento sudamericano che ammorbidiva le parole, rendendole quasi ipnotiche. Poco lontano, al bancone, Luca ordinava una birra. Luca era il suo compagno, l’ombra metodica dietro ogni sua mossa. Non si guardavano, ma si muovevano in sincrono, come attori su un palco collaudato. Il loro copione era semplice: Elena individuava l’uomo giusto, quello con l’orologio troppo vistoso o il portafoglio gonfio, lo agganciava con un sorriso e una conversazione complice, e lo convinceva a uscire o a spostarsi in un posto più isolato. Lì entrava in gioco Luca, per un finto attacco di gelosia o un ricatto diretto. Un meccanismo oliato, basato sull’inganno e sulla manipolazione.

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A 300 metri da quel bar, in un bilocale umido, c’era la terza parte di quel nucleo familiare: Leo, il figlio di Elena, che aveva appena compiuto dodici anni. Quella sera Leo era solo, come quasi tutte le sere. La televisione era accesa su un canale di cartoni animati, ma il volume era azzerato. Leo fissava lo schermo vuoto, masticando un pezzo di pizza fredda avanzato dal giorno prima. Nella sua testa non c’erano i cartoni, ma i frammenti dei discorsi sentiti a casa: le risate ciniche della madre quando raccontava di aver “ripulito il pollo di turno”, le istruzioni fredde di Luca su come far leva sulla colpa degli uomini.

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l cacciatori e le prede

Per Leo, il mondo si divideva rigidamente in due categorie: i cacciatori e le prede. Sua madre e Luca erano i cacciatori. Gli uomini del bar erano le prede, stupidi burattini da usare e deridere. Il concetto di rispetto, di affetto sincero o di empatia semplicemente non esisteva nel suo vocabolario domestico. L’unica moneta di scambio che conosceva era il potere psicologico. L’indomani a scuola, l’effetto di quella crescita invisibile ma distruttiva venne a galla. Durante l’intervallo, Leo vide un suo compagno di classe, un ragazzo timido di nome Matteo, che mostrava fiero un nuovo modello di smartphone ricevuto per il compleanno. Un nodo si stringeva nello stomaco di Leo: un misto di rabbia per la propria precarietà e il disprezzo profondo per l’ingenuità di Matteo. Si avvicinò a lui con lo stesso sorriso morbido e accattivante che aveva visto fare a sua madre allo specchio prima di uscire.

“Bello quel telefono, Matteo. Me lo fai vedere?” chiese Leo, ammorbidendo la voce. Matteo, lusingato dall’attenzione del ragazzo più temuto della classe, glielo porse. In quel preciso istante, il sorriso di Leo svanì, sostituito dal vuoto freddo degli occhi identici di Luca. Intascò il telefono. “Se lo rivuoi, domani mi porti cinquanta euro. E se parli con i professori, dico a tutti che me lo hai venduto tu per pagarti i tuoi segreti.” Matteo rimase immobile, lo sguardo lucido di terrore, paralizzato dalla manipolazione e dalla minaccia. Aveva davanti a sé un carnefice in erba, un ragazzo che stava trasformando la violenza psicologica assistita tra le mura di casa in un’arma da usare sulla strada.

Nel pomeriggio, Leo non tornò a casa. Si diresse verso i portici della stazione, dove lo aspettavano tre ragazzi più grandi, i leader di una delle piccole baby gang della zona. Leo tirò fuori il telefono di Matteo e lo tese al capo del gruppo come un trofeo, cercando l’approvazione che non aveva mai avuto, il riconoscimento di essere un vero cacciatore. Mentre il sole tramontava e le luci del Bar si riaccendevano per una nuova serata di esche e di inganni, Leo compiva il suo primo passo cosciente verso un futuro già scritto, dove le persone non erano anime da amare, ma vittime da schiacciare.

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Eliana Mereghetti

Segretario cittadino, Ossona, di Azzurro Donna, Forza Italia, e presidente di Adel, Associazione Donne Eternamente Libere.

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