Niente barriere architettoniche e design universale. Le riflessioni di Barbara Contini di “Lega per Salvini premier”

Barbara Contini

Candidata al consiglio comunale di Milano in seno alla lista “Lega per Salvini premier”, la campionessa italiana non vedente Barbara Contini approfondisce alcuni temi e settori in cui propone la propria esperienza agli elettori e ai cittadini in genere. La disabilità e l’accessibilità alle aree pubbliche è uno di questi.

“Spesso chi pensa ai disabili pensa a una persona in carrozzina ma non è sempre così, o comunque non è solo questo. La disabilità o, meglio, le disabilità sono davvero diverse tra loro, ma tutte hanno un fattor comune: imporre a colui che ne è affetto di trovare diverse soluzioni per vivere una vita il più normale possibile. Spesso, poi, non sempre ci si rende conto che uno spazio non accessibile per un disabile è, o può essere, inadeguato anche per altre categorie” premette Barbara.

Pensiamo ad esempio a una mamma col passeggino, a chi cammina con le stampelle e, quindi, possiamo pensare ai marciapiedi talmente stretti e ingombri di veicoli parcheggiati malamente tanto da impedire il transito a queste categorie, ma anche altamente insidiosi per gli anziani che, magari, non vedono più così bene o iniziano a essere malfermi sulle gambe. Pensiamo poi alle rampe di discesa e salita che vengono sì create ma, spesso, hanno comunque un dislivello con il manto stradale.

Passiamo quindi alle aree gioco con gradini o accessi difficoltosi per chi è in carrozzina, alle giostrine per bambini, oppure ancora a tante scuole e uffici pubblici che non sono ancora dotati di ascensore o non hanno ancora abbattuto in maniera efficiente le barriere architettoniche.

Una città a misura di disabile non sarebbe comoda e utile anche per chi non lo è?

“La progettazione di edifici e spazi accessibili è ormai da anni un argomento discusso in tutto il mondo – risponde Barbara Contini – Design universale, o meglio, Design for All, come lo chiamano e come mi piace chiamarlo anch’io. Design per tutti: è il punto di arrivo di una rivoluzione culturale, un’educazione al pensare all’accessibilità a 360°.

Ricordiamoci sempre che ciò che è accessibile e usabile da un qualsiasi disabile è, per riflesso, accessibile e usabile per tutti. Perché dobbiamo costruire oggi un immobile che domani dovrà essere modificato per essere ‘a norma’? Perché non possiamo già oggi pensare a progettare e creare qualcosa che già sia completamente accessibile? Questo è Design for All. Questo è un cambiamento culturale radicale che dobbiamo perseguire”.

Dove e come vorrebbe intervenire a tal proposito per eliminare le barriere?

“Di certo occorrerebbe predisporre una buona mappatura di tutta la città, suddividendo gli interventi in modo preciso come ad esempio: passaggi pedonali con discese fruibili, rampe d’accesso agli uffici pubblici ma anche ai pubblici esercizi che vogliono rendere maggiormente fruibile l’ingresso ai propri locali, ma anche accesso ai mezzi pubblici non solo con la creazione di ascensori o servoscale (nel caso in cui non fosse possibile posizionare un sistema differente) ma anche e soprattutto con la loro buona e costante manutenzione.

Ma anche sostenere il privato cittadino che decide, per necessità o per filantropia, di abbattere le barriere per l’accesso ai propri immobili, accompagnandolo nell’iter burocratico. Ricordiamoci che in Italia abbiamo delle buone leggi in materia come la n. 13 del 1989, o anche la spesso troppo erroneamente malfamata legge 104 del 1992″ aggiunge la candidata.

A Milano, quali sono le zone/aree/quartieri/parchi/scuole particolarmente deficitarie per l’accesso ai disabili? Quali invece da prendere come esempio?

“Spesso diventa difficile ‘riadattare’ un palazzo storico per renderlo accessibile senza ‘deturpare’ la sua integrità architettonica. Quanti palazzi vediamo a Milano con quelle belle scalinate? – fa riflettere Barbara Contini – Certo belle da vedere ma difficili da fruire senza un buon paio di gambe. Ma pensate anche a quei marciapiedi, e spesso li troviamo anche in centro città, che hanno un bel palo ficcato proprio in mezzo al passaggio, tanto da non avere un gran spazio né a destra né tantomeno a sinistra.

E qui gli esempi davvero si sprecherebbero. Ma, negli anni, qualcosa è stato fatto, e posso darvi due esempi che ho io stessa valutato, anche se da non vedente: il municipio della zona 4 che ha un ingresso fruibile, e la sede dell’anagrafe in via Larga che ha un ingresso con rampa d’accesso sul retro. Invece di Palazzo Marino ho il ricordo di una rampa all’ingresso, ma poi un bel gradino per raggiungere la portineria… Ecco forse, oggi, occorre ragionare ancora un po’ sulle cose”.

Fornire gli spazi di strutture di questo genere comporta un significativo impiego di risorse. Dove trovarle? Si pensa ad esempio a sponsor?

“Risorse in materia sono previste e devono essere ben spese. Ma anche bandi nazionali e bandi europei ci sono, occorre predisporre dei buoni progetti in materia. Ma se si pensa a interventi mirati, come può essere la creazione di un parco giochi totalmente accessibile a tutti i bambini, oppure possiamo ricordare la realizzazione della metropolitana lilla, la linea 5, che ha avuto una quota di sponsor – aggiunge Barbara Contini .

L’idea di una quota-parte di sponsor privati può e deve essere valutata. In primo luogo, penso, che non si debbano disperdere le forze, cercando ogni volta la soluzione maggiormente adeguata alla necessità. Vorrei solo ricordare, come mero esempio, che nel 2026 Milano sarà il teatro delle olimpiadi e delle paralimpiadi invernali. Soldi pubblici, per questi eventi, sono già stati stanziati e l’importante sarà usarli bene per creare strutture che siano accessibili a tutti gli atleti, ma anche ai turisti disabili che, in quel frangente, verranno a visitare la nostra città”.

Riflessioni sull’argomento

“Se mi chiedete di continuare a parlarvi di disabilità, ci sarebbe tanto, anzi tantissimo da dire. Vi butto lì solo qualche argomento che, per essere ben trattato, avrebbe bisogno di pagine e pagine di riflessioni. Ma credo che anche solo soffermare l’attenzione di chi legge a riflettere su queste cose può essere utile – conclude Barbara Contini – Proviamo a pensare all’educazione dei bambini e dei ragazzi, alla necessità di avere insegnanti di sostegno competenti nell’aiuto ai ragazzi, e non solo “parcheggiati” a un ruolo di “riserva”.

La conoscenza delle diverse necessità di uno studente cieco, sordo, autistico o con disturbo dell’apprendimento, ma anche solo di un dislessico, deve essere la base della preparazione e delle competenze di questi insegnanti. E, purtroppo, spesso non è così.

La possibilità di praticare uno sport, un qualsiasi sport, per un disabile comporta un grande arricchimento personale, oltre a essere un importante punto di aggregazione sociale. Lo sport è salute, è crescita, è relazione con gli altri. Qui parliamo di strutture accessibili, istruttori competenti e creare percorsi di crescita sportiva agonistica ma anche semplicemente attività ludiche e ricreative.

E poi c’è il mondo del lavoro… Ma questo potrebbe diventare un tasto un po’ troppo dolente. Sull’argomento vorrei darvi però una riflessione. Pensate questo: ogniuno di noi, che sia disabile o meno, ha le proprie competenze acquisite negli anni. Anche un lavoratore disabile può essere un importante ingranaggio all’interno della struttura aziendale se messo a svolgere la giusta mansione”.

Cristina Garavaglia 1282 Articoli
Giornalista

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