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Notte all’ospedale San Carlo, fra puzza e clochard che giocano a carte

Milano è dotata di molti ottimi ospedali ma accompagnare un parente o un amico al pronto soccorso dell’ospedale San Carlo, di notte, è davvero una brutta esperienza. Ottimi i medici ma la sala d’aspetto per i parenti è invivibile.

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Le regole per l’accettazione al pronto soccorso, sia che si arrivi in ambulanza sia con mezzi propri prevede che il malato sia accompagnato all’ingresso, registrato, e poi portato in una sala interna per l’attesa della prima visita, a seconda del codice di entrata. Qui dovrebbe accedere un solo parente o accompagnatore.

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Gli altri dovrebbero rimanere in una sala di attesa esterna, dove si trovano anche i generi di conforto come macchinette per il caffè, per le bevande e i distributori di cibo confezionato. Fra questa sala di aspetto e l’accettazione c’è il posto di polizia, perchè il San Carlo è uno degli ospedali presidiati dalle forze dell’ordine.

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Nella sala di aspetto dell’ospedale San Carlo non rimane nessuno. A parte i clochard che la usano come camera da letto

Nessuno dei parenti dei pazienti rimane nella sala d’aspetto dell’ospedale San Carlo. Preferiscono seguire in massa i malati e i feriti all’interno della sala di rivalutazione del triage della gravità, e poi davanti alle “sale per le visite mediche. “Per piacere, un solo parente per paziente”, ripete stancamente un’infermiera, “non ce la facciamo più a gestire tutti”. Non la ascolta nessuno. Rimangono tutti dove sono. Gli ammalati del pronto soccorso, tra più o meno gravi, si ritrovano quindi circondati da gente vociante, da persone che non accompagnano ma che arrivano per far visita, come se fossero in un salotto. 

In quel caos di gente, ogni tanto passa la barella con un anziano in fin di vita, con un motociclista ferito, con una persona che tossisce. Che in una notte del genere il pronto soccorso possa rimanere abbastanza pulito da garantire l’igiene è una utopia. Anche i parenti hanno le loro ragioni. La sala di aspetto del Pronto soccorso è occupata dai clochard che hanno sistemato materassi e coperte sulle seggiole, approntando un tavolino per giocare a carte.

Sono in tre. Una donna è sdraiata su una fila di sedie. Due uomini si sono fatti il loro salottino, ascoltando musica tramite uno smartphone collegato a youtube e alla connessione wifi free dell’ospedale stesso. Nell’aria una gran puzza di chiuso e sudore, che si sprigiona dalle coperte ammonticchiate sulle file di sedie.

Un distributore del caffè come armadio e scarpiera

Uno dei clochard, italiano e sulla cinquantina, si toglie le scarpe e le infila dietro al distributore del caffè. Sempre da lì dietro estrae un paio di ciabatte e una bisunta tuta tipo pigiama. Si cambia senza problemi, come se fosse nella sua camera da letto. Anche l’altro clochard si appresta ad andare a dormire. I pochi parenti che hanno seguito le regole e sono rimasti in sala di aspetto si lamentano con i poliziotti presenti alla guardiola. “Non c’è nulla che si può fare. Non li possiamo mandare via e non possiamo obbligarli ad andare nei ricoveri per i senza tetto, rispondono.
A quel punto, meglio andare a far compagnia al proprio congiunto ammalato contribuendo al casino in pronto soccorso.

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Ilaria Maria Preti

Giornalista e direttore responsabile di Cronaca Ossona – Co Notizie News Zoom e di Beauty-Online.it. Mi occupo principalmente di cronaca nera, territorio e informazione locale nell’area dell’Altomilanese e di Milano. Dirige e coordina progetti editoriali digitali, con particolare attenzione alla produzione di contenuti e allo sviluppo dell’informazione online. Ho iniziato giovanissima e ho maturato oltre 30 anni di esperienza tra radio e televisione, anche come speaker.

2 pensieri riguardo “Notte all’ospedale San Carlo, fra puzza e clochard che giocano a carte

  • La situazione è ulteriormente peggiorata, chiusa la sala parenti per essere bonificata dopo mesi di questo uso improprio da parte dei suddetti personaggi ( almeno 8) che ne hanno fatto la propria residenza invernale, si sono trasferiti in altre aree dell’ospedale e quando l’ospedale chiude si trasferiscono all’interno del pronto soccorso che essendo luogo pubblico viene violato a spese di tutti coloro che vi si presentano per essere curati, sottraendo tempo per le cure e mettendo a rischio gli operatori oltre a richiedere ripetute chiamate al 112 per sedare gli animi e gestire l’ordine pubblico.

  • E’ incredibile! Già domenica scorsa c’era da aver paura.

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