I racconti di Davide TrentarossiMagazineStoria e Cultura

La leggenda dell’ammaliatrice di farfalle

In un piccolo quartiere periferico di una grande città metropolitana, una piazza, a pianta leggermente rettangolare, si dispiega alla sinistra della via principale, lungo la quale scorre il tram che, ogni giorno, prendo per andare al lavoro.

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Le restanti tre vie della piazza sono strade secondarie, adibite quasi tutte a parcheggio per i residenti e i negozi della stessa. Al centro, una grande aiuola, non molto curata, vorrebbe conferire un po’ di verde all’ambiente, ma con risultati molto scarsi, vuoi per la manutenzione quasi inesistente vuoi per il grigio del giorno, che la fa da padrone.

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Un misto di nebbia, nuvole e smog la avvolge e ci avvolge in questa fredda mattina invernale. All’angolo destro dell’aiuola centrale, una signora di mezza età, vestita con un’eleganza fuori tempo, cattura la mia attenzione. Ha lo sguardo pensieroso, mentre osserva quella piccola distesa di erba, un tempo verde, ora, in parte rinsecchita e in parte lasciata crescere senza cura.

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La sua attenzione è concentrata su quel piccolo angolo davanti a sé. Passeggia prima lungo un lato, si ferma; gesticola con calma, tirando con le sue mani delle linee immaginarie, come a voler riportare nella realtà un progetto che sta tutto nella sua mente. Torna sui suoi passi e percorre l’altro lato dell’angolo. Giunta in fondo, la scena si ripete.

Il mio tram sta arrivando, ma la mia attenzione è completamente presa da lei. Decido che è presto e posso permettermi di attendere il prossimo. Non so bene da dove e come, ma, proprio all’angolo dell’aiuola sono comparsi un gruppo di mattoni e pietre. La donna si è tolta il soprabito e lo ha appoggiato sulla panchina li a fianco. Un capannello di curiosi, come me del resto, si sta formando sulle strade ai lati, osservandola e cercando di comprendere cosa stia facendo.

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Lei continua nella sua opera, imperterrita e non curante di tutta la curiosità che si sta creando attorno. Inizia a disporre i mattoni e le pietre lungo i due lati opposti a quelli della strada, a formare un piccolo muro di contenimento, alto mezzo metro o poco più. Tra questo muretto e i lati della strada, sta disponendo della terra…, ma, un momento, da dove è saltata fuori?

Nel frattempo altri due tram sono passati e non li ho presi: la curiosità è talmente forte da farmi decidere che avrei potuto tranquillamente fare ritardo oggi in ufficio. La donna sta lavorando ormai da un’ora abbondante. Si è tolta soltanto il soprabito ed è rimasta con una semplice camicetta bianca e una lunga gonna scura.

Maneggia con inusuale destrezza i mattoni e gli attrezzi per costruire il muro e riempirlo con la terra, in maniera degradante verso il bordo strada. Incredibilmente non suda, non si sporca e continua con grande abilità nella sua opera. Non ha perso la sua iniziale eleganza e la camicia è ancora perfettamente bianca, senza la minima ombra di sporco. Come ci riesca, è un mistero per tutti noi che la osserviamo.

La gente si sta ammassando sempre più e sempre più vicino a lei. Io decido di restare al di qui della strada, per osservare al meglio la scena. Tutti mormorano, sempre più rumorosamente, ipotizzando sugli intenti di quella donna. La piccola collinetta è ormai quasi completa, e, ancora una volta, proprio come accaduto per i mattoni prima e la terra poi, non riesco a spiegarmi da dove sia comparsa quella splendida erbetta verde.

Le voci della gente iniziano ad alzarsi e i pensieri a rendersi sempre meno indistinti. C’è chi plaude per questo suo personale contributo di riqualificazione urbana, ma c’è anche chi non manca di esprimere la propria contrarietà.

Ma come si permette?“. “Ma chi è, da dove viene?“. “Cosa sta facendo?“. “Qualcuno dovrebbe chiamare la polizia… e se qualcuno sbanda con l’auto e va a sbattere contro quel muro? Non si rende conto della pericolosità di quel che sta facendo?“. Sentendo questi discorsi e vedendo come, quasi per magia, il sole e la sua luce stiano iniziando a fare capolino, colorando questa grigia giornata e le grigie esistenze di questi detrattori, non riesco a non provare un poco di inquietudine: come fanno a non cogliere la bellezza di tutto questo?

Di minuto in minuto, l’aiuola si sta completamente trasformando. Ora una splendida distesa di cosmee, rosa, rosse e porpora ricopre il manto di questa piccola collinetta cittadina. Estraggo il telefono dalla mia borsa per mandare un messaggino in ufficio: oggi non ci vado! Non mi viene in mente di fare una foto, e di questo più tardi me ne pentirò. Rimetto lo smartphone nella borsa, attraverso la strada e mi avvicino: è uno spettacolo troppo bello e mi voglio complimentare con l’artefice.

Ora che sono qui vicina, non posso fare a meno di notare un numero incredibile di farfalle colorate: da quanto tempo non se ne vedevano fra le strade di questa città? Il sole ha vinto oramai la sua battaglia silenziosa con il grigio del tempo e inonda di luce l’aria. Respiro a pieni polmoni, sembra come se anche lo smog se ne sia andato.

Eccola, finalmente una bella giornata! Grazie a questa sconosciuta, una fredda e grigia mattinata cittadina invernale si è magicamente trasformata: è ora sufficiente lasciarsi attraversare da questa bellezza, per scordare tutte le brutture della quotidianità e gioire!

Eppure, non riesco a spiegarmene il motivo, ci sono i detrattori. Non sono nemmeno pochi. Non capisco cosa li alimenti e la ragione che li spinga a negare questa bellezza. Sembrano provare gusto solo quando tutto il mondo intorno a loro sia dello stesso colore della loro anima: grigia! Non sono pochi e si fanno sempre più numerosi e le loro critiche iniziano a giungere anche alle orecchie di quella donna, che inizia a mutare di umore. Il viso, prima disteso e felice, si volge piano piano verso il triste e pensieroso.

Anche il tempo è improvvisamente cambiato: il sole se ne sta andando e il grigio torna a farla da padrone. L’aria non è più tersa, ma sempre più pesante da respirare. Ora è arrivata anche una volante della polizia locale: hanno avuto l’ardire di chiamare gli agenti, alla fine; ma perché poi? “Cosa sta facendo, signora? Chi l’ha autorizzata? Non sa che è suolo pubblico e non è possibile modificarlo a proprio piacimento?“. Lei non dice una parola. Ha lo sguardo sempre più spaesato.

Qualcuno tra la folla, timidamente, prova a difenderla. “Suvvia, agenti. Non ha fatto nulla di male. Anzi, ha dato una mano a rendere più bella la nostra città!“. “Per cortesia. Non impicciatevi di affari che non vi riguardano. Ci sono leggi e regolamenti da rispettare. Dove andremmo a finire se ognuno prendesse l’iniziativa e facesse quello che vuole, quando, come e dove più gli aggrada? Circolare, via. Che, tra l’altro, state partecipando ad un assembramento non autorizzato. Via, presto, circolare!

La donna non dice niente. Il volto si è ormai trasformato. La tristezza ha preso il sopravvento. Le sono vicina. La prendo sottobraccio e le dico: “Non si preoccupi, signora, venga con me che le offro una tazza di té caldo.”. Accenna un timido sorriso, prende il suo soprabito e ci dirigiamo in un bar lì di fronte. Lasciamo gli agenti a discutere sempre più animatamente con le poche persone che la stavano difendendo.

Ci sediamo a un tavolino all’interno, direttamente sul fronte della strada. Io sono di spalle alla vetrata e non riesco a vedere l’esterno. Avrei voluto far sedere lei da questo lato, per evitarle questo orrendo epilogo, ma è stata più lesta e scaltra di me e mi ha preceduta. Non so cosa dire per rincuorarla: ci sono momenti, del resto, in cui le parole non sono necessarie e un silenzio è molto più apprezzato. Così è adesso. Piano piano, vedo che si tranquillizza e il volto torna a distendersi di nuovo. Si ricompone molto lentamente mentre sorseggia il suo té.

Alla fine, trovo il coraggio per dire qualcosa, nulla di epico, ma un banale: “Non ci faccia caso, non se la prenda. Non credo siano cattivi, forse …“. Qui mi interrompe e, finalmente parla. “Signorina, non ha idea di quante persone al mondo non sappiano di essere il cattivo della storia!“. Quanta saggezza in così poche parole: non ci avevo mai pensato! “Per fortuna che basta anche solo un piccolo atto di gentilezza per ristabilire il sole...” dice, mentre con la destra indica verso l’esterno del locale.

Mi volto, non so per quale motivo, ma lo sto facendo quasi al rallentatore, come se una forza esterna stesse guidando i miei movimenti. Questa innaturale lentezza mi serve per cogliere ogni più piccola sfumatura. Il sole, come per magia sta ritornando, sempre più forte, inarrestabile.

Un verde, incredibilmente luminoso, ha preso possesso di tutta l’aiuola. “Ma…?” Mi volto di nuovo verso di lei, esterefatta. Non c’è nessuno al tavolo con me. Mi guardo in giro, prima a destra, poi a sinistra: nessuna traccia di quella donna. Esco di corsa in strada verso l’angolo dove si è svolta la scena: non c’è nessuno! Il muro di mattoni e pietre è scomparso, la collinetta pure.

Tutta quanta l’aiuola è però tornata di un verde lussureggiante, decisamente fuori stagione. Nell’angolo dove pochi minuti fa c’era la collinetta, ora un piccolo cespuglio di cosmea. Su uno dei fiori, una splendida farfalla si è posata. So che non è possibile, ma sarei pronta a giurare che mi stia sorridendo.

ammaliatrice di farfalle. La leggenda dell'ammaliatrice di farfalle - 26/01/2023
Nota della redazione
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Davide Trentarossi

Nato a Milano, l’8 maggio… di qualche anno fa, ma cresciuto in provincia. Ho scoperto molto tardi la passione per la scrittura. Sono laureato in Ingegneria Informatica. Amo viaggiare, e questo mi ha portato a lavorare in giro per il mondo. Molti aeroporti sono stati il mio “Second Office”. Dall’Australia al Sud America, da Mosca a Miami, oltre all’Europa. Amo viaggiare leggero: nel mio trolley il computer su cui appuntare le idee per un nuovo libro, l’inseparabile smartphone, per restare connesso al resto del mondo e un paio di cuffie per ascoltare la musica, un’altra grande passione. Visita la mia pagina su Amazon: https://www.amazon.it/Davide-Trentarossi/e/B081QT913W/

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