Vittuone

Chiusura ABB Vittuone. in 40 dicono “no” agli incentivi. Il caso ad Assolombarda

Una quarantina tra i 123 dipendenti in esubero dice “no” agli incentivi per l’esodo. La multinazionale, da alcuni mesi ha dichiarato l’intenzione di chiudere il reparto di produzione dei motori di media tensione e dei generatori. Sul piatto mette circa 90mila euro di incentivi ma a non tutti piace questo “contentino”.

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I sindacati

Mirko Rota della Fiom ha annunciato che il sindacato tutelerà che non vuole essere pagato per lasciare l’azienda. Esistono infatti casi in cui i lavoratori sono prossimi alla pensione e la buonuscita non riuscirebbe comunque a traghettare il tempo rimasto per poter dire basta al lavoro. Chi poi, di mezza età, non riuscirebbe a trovare con facilità un altro posto di lavori. Chi poi dovrebbe ricominciare da capo, con un contratto che probabilmente cancellerebbe tutte le conquiste economiche e di tutela pensionistica fatte in questi anni.

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Andrea Donegà, segretario regionale della Fim Cisl, fa sapere che la situazione si sarebbe potuta tamponare se l’azienda avesse tentato di mettere in atto la proposta di offrire incentivi economici ai lavoratori prossimi alla pensione anche se questi non sono impiegati nel polo di Vittuone. Si sarebbero così liberati posti che gli stessi lavoratori dell’Abb Vittuone (rientranti nei casi dei 40 sopra citati) avrebbero potuto ricoprire senza così andare in contro alla disoccupazione.

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Quale futuro?

Nulla di fatto, tanto che il caso Abb sarà trattato lunedì all’Assolombarda, per capire meglio cioè come si sta mettendo in atto la trattativa. Intanto i dipendenti pare siano chiamati dall’azienda ad uno ad uno per capire con loro gli eventuali scenari futuri da mettere in atto.

La vertenza Abb è stata avviata lo scorso mese di febbraio dalla multinazionale svizzero-svedese. La stessa ha deciso di trasferire la produzione di motori di media tensione e di trasformatori in India e Finlandia.

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Circa 15 dipendenti della sede di Vittuone potrebbero tuttavia restare impiegati in loco per il settore dell’assistenza clienti degli stabilimenti che ancora resteranno attivi in Italia.

Nota della redazione
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Cristina Garavaglia

Giornalista

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