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La festa dell’unità a Ossona: 4 risate insieme

A Ossona, domenica 17 marzo verso le 15.00 si è tenuta all’interno della sala consigliare del Comune di Ossona, in villa Litta, la solita anacronistica Festa dell’unità.

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Alla presenza di una trentina molto scarsa di persone, che sono bene o male il numero di ossonesi che ancora non riescono a sentire chiaramente la sensazione di ridicolo che permea questo tipo di manifestazioni, il sindaco Venegoni ha letto un discorso.
Non ne conosco i contenuti, ma forse è meglio così.

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Le foto che mostrano lui, assessori, consiglieri e i partecipanti al rito sono più che sufficienti per metterlo in imbarazzo senza che si rincari la dose commentando qualsiasi cosa possa aver detto. Come lo stato italiano di Renzi: una fascina disligata. La fascia tricolore era troppo larga per la sua corporatura e con il nodo troppo corto; ancora un po’ gli arrivava sotto l’ascella. Inoltre gli si era appiccicata al collo e lo faceva sembrare simile ad un pacchetto regalo incartato all’ultimo momento e con molto disordine.

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Scommetto che la fascia tricolore è stata fatta in Cina e che le misure per la confezione sono state prese ad un cinese. La rigidezza non è certamente quella della seta come dovrebbe essere la stoffa d’ordinanza. Dalle foto si direbbe si tratti di plastica tessuta.
Potrebbe essere stata la passione per il trash a spingere il sindaco ad indossarla al contrario, sulla spalla sbagliata. Le fasce simboliche ufficiali, da quelle regali a quelle repubblicane, si indossano sulla spalla destra e cadono con il nodo sulla parte sinistra del fianco (generalmente il nodo si trova sotto la vita) in modo da passare sopra al cuore e lasciare la parte destra del petto libera per appuntarvi le medaglie.

L’eleganza della fascia dei sindaci del Veneto

sindaci veneti con fascia del Veneto

Sono piccolezze, particolari, però guardate un attimo con quale eleganza e orgoglio portano la fascia i sindaci del Veneto, indossandola tutti dalla parte giusta, mentre sfilano insieme per le strade di Cittadella durante una manifestazione a favore dell’indipendenza della loro terra.
A un’indipendentista come me, appartenente al Movimento Lega Nord e che ha giurato fedeltà all’art. 1 dello statuto, la differenza salta subito all’occhio, ma penso che tutti possano notare a differenza di stile e la grande importanza della comunicazione simbolica.

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Guardando le fotografie della festa dell’unità di Ossona mi è venuto da ridere. Certo che questi sono quelli che corrono dietro a Renzi, possiamo essere ottimisti per il futuro. Se guardate le fotografie del filmato vi accorgerete anche che in Comune non è ancora stata tolta la fotografia con la faccia di Giorgio Napolitano (si vede che sono proprio tanto affezionati al presidente del pci) per sostituirla con quella dell’attuale capo dello stato italiano, Mattarella.
Un’ altra piccolezza che mi ha divertito, talmente tanto che sono persino passata sopra al dispetto di vedere chi si è alzato in piedi mentre suonavano l’ inno di Mameli.

D’altra parte, non è che mi aspettassi che si esercitasse il diritto di assenza nell’occasione della festa dell’unità, o che ci fosse una coscienza tale delle idee che dovrebbe rappresentare da spingere a rimanere seduta durante l’esecuzione dell’inno italiano.

Questo genere di manifestazione aveva l’intento di comunicare qualcosa e possiamo dire che qualcosa ha comunicato. Ora che vi ho raccontato cosa ha comunicato a me, mi alzo e vado a battermi per l’indipendenza del Veneto, della Lombardia e delle altre nazioni padane, più convinta di prima.
Non più solo per una questione economica, etnica e politica, ma anche per una questione di stile.

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Alessandra Gornati portulaca

Alessandra Gornati

Mi piace leggere, mi piace scrivere, ma amo la privacy. Vivo in un piccolo Comune, e questo mi condiziona. Si potrebbe dire che amo parlare di quello che capita agli altri, ma se parlano di me, mi sembra di mettermi in mostra e sono in imbarazzo. Pensa a me come ad una donna timida e invisibile, senza misteri ma molto ricca nell'anima. Quello che do al mondo, lo do con le mie parole.

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