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Donbass pubblica su Facebook i video dei bombardamenti Ukraini

Donebass è la zona carbonifera al confine fra la Russia e l’Ukraina, sulle sponde del fiume Donec, un affluente del Don. Strategica per l’Ukraina, che ha già perso il controllo dei gasdotti, è però abitata da russi. I Russi dello Donbass voglio l’indipendenza e la confederazione con gli stati federati di Russia.

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Lo scorso maggio gli abitanti di due parti del Donbass hanno proclamato la loro indipendenza e fondato la Repubblica Popolare Donetsk e la repubblica popolare di Luhansk, che si sono poi confederate nella repubblica popolare delle genti della Novorossiya. Hanno poi proclamato la città di Donetsk capitale del loro nuovo stato.

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L’Ucraina, lo Stato cui appartenevano i due territori, ha quindi iniziato un bombardamento sulle città della regione, uccidendo moltissimi civili. Non è l’ Africa. Non è la Siria, non è l’Iraq. Siamo nella civilissima parte occidentale del mondo, dove ancora gli Stati bombardano i cittadini che vogliono l’indipendenza, l’autodeterminazione e l’autogoverno, costringendoli a difendersi e a costruire eserciti di difesa.

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Facebook ha rivoluzionato il mondo dell’informazione. Un telefono cellulare e una connessione internet wifi satellitare possono fare il lavoro che fino a pochissimo tempo fa era demandato alla bravura e all’eroismo di tanti inviati speciali in zone di guerra, capaci di rimandare immagini davvero scioccanti.

Oggi invece tutti siamo reporter e l’occasione ci trasforma in reporter, in tutto il mondo, capaci di cogliere l’attimo del disastro e pubblicarne la sequenza su Facebook, magari un attimo prima di esserne travolti. Chiunque di noi, con un telefono cellulare o con computer, può osservare cosa avviene a parecchi migliaia di chilometri da noi con un solo clic. Impossibile oggi nascondere la realtà dei fatti.

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sulla pagina Facebook di “salviamo la gente del Donbass” si trovano i filmati di quello che sta accadendo nelle ultime ore e meno di tre ore di aereo da noi. Non dobbiamo neppure attraversare un mare, per arrivare nel Donbass.

Ieri è stato diffuso un video girato da una telecamera di sicurezza durante il bombardamento dello stadio della città di Donetsk, in cui una bambina si è salvata per un puro miracolo. Qualche ora fà, infatti, un altro video mostrava gli effetti del bombardamento su un quartiere popolare di periferia che somiglia molto ad alcuni condomini della periferia di Milano, ereditati dalle amministrazioni comuniste degli anni settanta, e da qualche minuto è stato pubblicato su Facebook un altro video che mostra i soldati del nuovo stato che rispondono al fuoco ucraino e che mostrano i combattimenti che si stanno svolgendo nelle periferie della città. Carri armati, mitragliatrici, e facce di ragazzi che ci assomigliano, sul cui viso si legge la paura e la disperazione, e che stanno difendendo la loro terra con le armi e con la loro vita.

Un consiglio: non fate vedere la pagina del gruppo Facebook salviamo la gente di Donbass ai bambini, senza averla prima visionata come genitori, pechè vi sono delle immagini molto violente.

Nota della redazione
I giornalisti di Co Notizie News Zoom lavorano duramente per informare e seguono l'evoluzione di ogni fatto. L'articolo che state leggendo va, però, contestualizzato alla data in cui è stato scritto. Qui in basso c'è un libero spazio per i commenti. Garantisce la nostra libertà e autonomia di giornalisti e il vostro diritto di replica, di segnalazione e di rettifica. Usatelo!Diventerà un arricchimento della cronaca in un mondo governato da internet, dove dimenticare e farsi dimenticare è difficile, ma dove la verità ha grande spazio.
Alessandra Gornati portulaca

Alessandra Gornati

Mi piace leggere, mi piace scrivere, ma amo la privacy. Vivo in un piccolo Comune, e questo mi condiziona. Si potrebbe dire che amo parlare di quello che capita agli altri, ma se parlano di me, mi sembra di mettermi in mostra e sono in imbarazzo. Pensa a me come ad una donna timida e invisibile, senza misteri ma molto ricca nell'anima. Quello che do al mondo, lo do con le mie parole.

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