Da Bernate Ticino a Pontevecchio: ecco come è arrivato il gasolio nel Naviglio Grande e chi sono i responsabili
Oggi pomeriggio il ponte sul Naviglio è stato riaperto, ma vicino al tombino da cui è sgorgato tutto quel Gasolio l’odore era ancora pungente. Sotto al ponte pedonale scorre l’unico canale secondario del Naviglio che non è stato possibile bonificare. Per forza, è stato il primo ad essere inquinato, prima ancora del canale grande. Ora il Naviglio Grande è pulito, l’acqua scorre del suo solito colore trasparente, tendente al verde smeraldo, ma l’emergenza ancora non è finita. C’è il divieto di pesca, c’è il problema di dover irrigare i campi anche e salvare gli ultimi raccolti agricoli, in una stagione davvero sfortunata.
Aggiornamento: dopo la pubblicazione dell’articolo, Sarpom ha inviato alla redazione una richiesta di rettifica, pubblicata integralmente in calce. La società esclude qualsiasi collegamento tra le proprie attività, l’effrazione all’oleodotto di Bernate Ticino e lo sversamento che ha interessato i Navigli. Gli accertamenti sull’origine dello sversamento risultano ancora in corso e la nostra inchiesta continua.
Il Tombino ora pulito
Ed è naturale chiedersi come sia stato possibile, se si poteva evitare il disastro che si è verificato e soprattutto da dove veniva tutto quel gasolio. Non si trattava infatti di olio esausto o di qualcuno che ha cambiato l’olio al motore dell’auto, come qualcuno ha detto un po’ precipitosamente durante i TG. Il versamento consisteva in parecchi ettolitri di gasolio, il caratteristico odore da distributore di benzina era ancora presente. Un vero patrimonio, specie con i prezzi di questi giorni.
Bernate Ticino, il furto del 6 Agosto
In serata sono arrivate le prime conferme di ciò che già si sospettava secondo le informazioni raccolte da CO Notizie. La storia del versamento del gasolio non è iniziata in questo weekend ma si sarebbe originata nella notte fra il 6 e il 7 agosto, nelle campagne fra Bernate Ticino e la sua frazione Casate. Alcuni ignoti quel giorno, si recarono con un escavatore sul tracciato dell’oleodotto profondo che trasporta il carburante dalla raffineria della Sarpom di Trecate ai loro depositi di Arluno.
Hanno scavato, raggiunto i tubi, li hanno bucati e dalla falla hanno prelevato quanto più gasolio potevano. Poi se ne sono andati, lasciando la falla aperta. Non appena la pressione nei tubi è cambiata, i tecnici Sarpom sono partiti alla ricerca della falla e l’hanno trovata a Bernate. Sono partite le pratiche per la bonifica del terreno. Non si sapeva quanto gasolio fosse stato rubato e quanto disperso, e dove fosse finito quello ceh forse si è disperso.
Per un mese circa il gasolio si sarebbe incanalato lungo il corridoio sotterraneo che ospita le tubazioni e avrebbe percorso circa tre chilometri in direzione di Pontevecchio. Il gasolio avrebbe così trovato una via di accesso alle vasche della rete fognaria gestita da Gruppo CAP a Pontevecchio di Magenta, dove si sarebbe depositato progressivamente. Per settimane è quindi rimasto nascosto nel sottosuolo, fino a compromettere il funzionamento delle pompe dell’impianto.
Proprio le pompe erano al centro di un intervento programmato di manutenzione effettuato venerdì 4 settembre. Nel pomeriggio I tecnici di CAP hanno aperto il manufatto, e hanno sentito il forte odore di Diesel provenire dal tombino, hanno fermato le pompe elettriche per procedere con la pulizia. In quel momento il gasolio ( idrocarburo) accumulato nelle vasche ha cominciato a tracimare, inarrestabile, ha raggiunto lo scarico delle acque collegato al Naviglio Grande prima che potesse arrivare il mezzo necessario per aspirarlo e bonificare completamente l’impianto. Cap Holding ha fatto sapere che già ieri ha finito di bonificare completamente le vasche di decantazione fognaria dal diesel che le aveva inquinate.
Una fiumana nera inarrestabile
Secondo quanto riferito dal sindaco di Magenta Luca Del Gobbo, dopo l’arresto delle pompe gli operatori hanno visto arrivare una vera e propria «fiumana nera». Non si sarebbe potuto fare molto, anche se le pompe non fossero state fermate. La tracimazione si sarebbe comunque verificata perchè continuando a pompare idrocarburi invece di acqua, le pompe si sarebbero bloccate. Anzi, i rischi e il versamento nel Naviglio sarebbe stato maggiore, nel caso di un guasto improvviso. Non si è trattato quindi di uno sversamento nato durante i lavori sulla fognatura, ma di una responsabilità precisa di chi ha compiuto il furto di gasolio danneggiando l’oleodotto a Bernate Ticino.
Ci sono già sospetti abbastanza marcati sui colpevoli, ma dato che si tratta di un grave reato penale, che è attribuibile solo alle persone che lo hanno materialmente commesso, non è possibile indicare una categoria di persone come colpevoli. Delle indagini sullo sversamento si occupa la Polizia locale di Magenta, degli altri reati, come il furto di carburante dall’oleodotto, si occupano carabinieri dei comandi territoriali coinvolti. Speriamo che li identifichino e li prendano presto.
Aggiornamento: secondo Sarpom il gasolio non può essere arrivato dal furto ( o tentato furto) di Bernate)
Ieri pomeriggio, 7 settembre, Sarpom ci ha comunicato che il gasolio non può essere dovuto da una fuoriuscita dall’episodio di Bernate. Riportiamo le loro parole, avute tramite l’ufficio stampa IP – Sarpom. “Smentiamo categoricamente qualsiasi coinvolgimento dei nostri siti industriali in riferimento all’episodio di sversamento di prodotto inquinante che ha interessato anche i Navigli. Il materiale rinvenuto non è in alcun modo riconducibile alle nostre attività. Precisiamo, inoltre, che non sussiste alcun collegamento tra lo sversamento e la precedente effrazione all’oleodotto, essendo certificato che tale episodio non ha provocato alcuna fuoriuscita di prodotto. Qualsiasi ricostruzione che metta in relazione i due episodi risulta pertanto priva di fondamento. Confidiamo che le attività di accertamento condotte dalle autorità competenti consentiranno di chiarire in tempi brevi l’origine dello sversamento e le relative responsabilità.”
Ufficio stampa SARPOM.
