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L’on. Alessandro Morelli a Ceuta un mese dopo: migranti ancora nelle strade, proteste e il caso del delfino

A Ceuta, un mese dopo l’ingresso di oltre 72mila migranti dal Marocco, Alessandro Morelli racconta sul posto una città ancora segnata dalla crisi e dalle proteste. «Ecco Ceuta, Spagna, ad un mese dall’invasione». È con queste parole che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli ha accompagnato uno dei video pubblicati sui social durante la sua trasferta nell’exclave spagnola affacciata sul Mediterraneo e confinante con il Marocco. «Ecco Ceuta, Spagna, ad un mese dall’invasione».

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È con queste parole che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli ha accompagnato uno dei video pubblicati sui social durante la sua trasferta nell’exclave spagnola affacciata sul Mediterraneo e confinante con il Marocco. Morelli, senatore della Lega, ha scelto di documentare direttamente ciò che è rimasto dopo gli ingressi di massa del 30 e 31 luglio. Nelle interviste rilasciate dalla città ha parlato di una situazione ancora difficile e di una normalità che, a suo giudizio, non è stata recuperata. A inizio settembre circa 10mila migranti risultavano ancora presenti a Ceuta, tra strutture temporanee, accampamenti improvvisati e altre sistemazioni.

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Morelli a Ceuta: “La normalità è ancora lontana”

Il viaggio del sottosegretario italiano si inserisce in giorni particolarmente tesi. Il 2 settembre migliaia di residenti sono scesi in strada contestando la gestione della crisi da parte del Governo di Pedro Sánchez. La questione è diventata nel frattempo uno dei principali terreni di scontro politico in Spagna. Uno dei simboli della situazione è la spiaggia di El Trampolín. Il 20 agosto circa 1.700 migranti erano stati trasferiti dalla spiaggia verso centri temporanei di accoglienza; poche ore dopo circa 500 giovani erano però tornati nell’area. È proprio dal Trampolín che arriva anche uno degli episodi che nelle ultime ore ha provocato maggiore indignazione.

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Il caso del cucciolo di Delfino

Un video, verificato dal quotidiano locale El Faro de Ceuta, mostra un gruppo di migranti mentre uno di loro trasporta tra le mani un piccolo delfino. Una successiva ricostruzione dello stesso giornale riferisce che l’animale sarebbe stato individuato mentre nuotava vicino alla riva, tirato fuori dall’acqua e poi colpito alla testa con un bastone. Il piccolo delfino è morto. Poi si vedono le persone che ne portano il corpo in giro per la spiaggia.

🏛️ La battaglia sui nuovi centri di accoglienza

Alla pressione nelle strade si aggiunge lo scontro politico sulla sistemazione delle persone rimaste a Ceuta. Vox ha accusato il presidente della città autonoma, Juan Vivas, di aver proposto al Governo centrale diversi spazi nei quali creare strutture per i migranti. Su questo punto esiste effettivamente una proposta trasmessa dalla Ciudad Autónoma al Governo spagnolo: il documento indicava undici possibili risorse per una capacità complessiva stimata in circa 11.300 posti, comprendendo Loma Colmenar, Loma Margarita, Tarajal, Piniers, Hípica e altre aree. Il Governo centrale ha poi adottato un elenco parzialmente diverso.

Il portavoce di Vox Ceuta, Juan Sergio Redondo, ha mostrato pubblicamente il documento durante una conferenza stampa, contestando la posizione di Vivas. Vox ha inoltre chiesto di cancellare le sovvenzioni pubbliche destinate a Cruz Roja ( Croce Rossa) e Luna Blanca (mezzaluna Bianca) , indicando rispettivamente 777mila euro e circa 500mila euro. La formazione sostiene che parte delle risorse utilizzate per l’assistenza ai migranti provenga da questi finanziamenti; le cifre, però, riguardano le sovvenzioni complessive alle organizzazioni e non possono essere considerate interamente come spesa per l’attuale emergenza migratoria.

Intanto il Governo spagnolo ha portato a oltre 3.400 i posti aggiuntivi già predisposti a Ceuta e ne sta preparando altri 3mila. È questo lo scenario nel quale Morelli sta costruendo il suo racconto da Ceuta: non soltanto le immagini del confine attraversato a fine luglio, ma ciò che rimane un mese dopo. Migliaia di persone ancora nella città, strutture di accoglienza da individuare, residenti in protesta e uno scontro politico che non accenna a chiudersi. Per Morelli il termine è “invasione”. Al di là della definizione politica, i numeri e le immagini raccontano una crisi che, a settembre, non può ancora essere considerata conclusa.

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