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Nerviano, affitta la casa di un altro con firma falsa: chiesto il rinvio a giudizio

A Nerviano la Polizia Locale ha ricostruito una truffa immobiliare nata da un appartamento affidato a un conoscente e poi affittato all’insaputa del proprietario. L’indagine si è conclusa in questi giorni con la richiesta di rinvio a giudizio dell’uomo individuato dagli agenti, accusato di truffa. La vicenda è iniziata nel giugno 2025, quando il proprietario dell’abitazione, situata in una zona centrale di Nerviano, ha chiesto l’intervento della Polizia Locale.

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Era rimasto lontano da casa per alcuni mesi e, al suo rientro, aveva trovato una situazione completamente diversa da quella lasciata: nell’appartamento c’erano altri mobili, il frigorifero era pieno e nelle stanze erano presenti abbigliamento e giochi per bambini. In un primo momento gli agenti hanno quindi ipotizzato che potesse trattarsi di un’occupazione abusiva. Gli accertamenti successivi hanno però fatto emergere una storia diversa.

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👮 Le chiavi consegnate per alcuni lavori

Il proprietario ha raccontato agli agenti che, nell’aprile precedente, aveva affidato le chiavi dell’appartamento a un conoscente incaricandolo di eseguire alcuni lavori durante la sua assenza. Gli aveva anche anticipato 800 euro in contanti. Già nel mese di maggio una vicina lo aveva contattato più volte, segnalandogli la presenza di persone all’interno dell’abitazione. Il proprietario aveva quindi chiesto spiegazioni all’uomo che aveva le chiavi. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia Locale, avrebbe ricevuto di volta in volta risposte differenti: prima gli sarebbe stato detto che nell’appartamento si trovava la donna delle pulizie, poi un imbianchino. In seguito il conoscente avrebbe riferito di dover essere ricoverato in ospedale e di non poter rispondere al telefono per un certo periodo.

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Di fronte a una situazione sempre meno chiara, il proprietario ha deciso di rientrare in Italia e controllare personalmente la casa. Durante il sopralluogo gli agenti hanno trovato nell’appartamento i documenti riconducibili a due persone. Convocate al Comando, hanno spiegato di avere conosciuto in un bar l’uomo al quale erano state affidate le chiavi.

🏠 Il contratto d’affitto e la firma contraffatta

Secondo quanto riferito agli investigatori, l’uomo aveva proposto loro proprio quell’appartamento in affitto. Le due persone, che stavano cercando una nuova abitazione, avevano visitato la casa e successivamente avevano accettato la proposta. Per concludere l’accordo sarebbe stata richiesta una cauzione di 2.250 euro, mentre il canone indicato era di 750 euro al mese. Dopo aver ottenuto i loro documenti, l’uomo avrebbe predisposto un contratto d’affitto apparentemente regolare. Il problema era che né il proprietario dell’appartamento né le persone che vi erano entrate conoscevano i dati completi dell’intermediario. Partendo dal nome fornito, la Polizia Locale è riuscita però a identificarlo.

L’uomo risulta residente a Milano e, secondo quanto riferito dal Comando, con precedenti specifici. Su delega della Procura della Repubblica, gli agenti hanno quindi effettuato accertamenti bancari e verifiche presso l’Agenzia delle Entrate. L’indagine avrebbe permesso di accertare che sul contratto era stata contraffatta la firma del reale proprietario dell’appartamento. Il documento era stato inoltre registrato presso l’Agenzia delle Entrate. I pagamenti dei canoni sarebbero invece confluiti attraverso bonifici su una Postepay Revolution intestata all’indagato, mentre la cauzione sarebbe stata consegnata in contanti.

⚖️ Al proprietario arriva anche la comunicazione del Fisco

La vicenda ha avuto un’ulteriore conseguenza per il proprietario. Quest’anno ha infatti ricevuto dall’Agenzia delle Entrate una comunicazione con la richiesta di regolarizzare la propria posizione fiscale: a suo nome risultavano redditi da locazione che, in realtà, sostiene di non avere mai percepito. Secondo la contestazione formulata al termine delle indagini, l’uomo avrebbe proposto in locazione un appartamento appartenente a un’altra persona e senza che questa ne fosse a conoscenza, inducendo gli inquilini a sottoscrivere il contratto attraverso una serie di artifici e raggiri.

Le somme che gli investigatori ritengono siano state effettivamente incassate ammontano a 2.250 euro per la cauzione, 150 euro per le spese di registrazione e 1.350 euro a titolo di canoni d’affitto. L’indagine del Comando Unico di Polizia Locale si è ora conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio dell’indagato per truffa. La responsabilità dell’uomo dovrà essere accertata nel successivo procedimento giudiziario.

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