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Milano, fratellanza musulmana e parenti serpenti, scoperti dalla Digos

A Milano la Digos ha arrestato due egiziani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato, in un’indagine sulle pratiche legate al Decreto Flussi. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita la mattina dell’8 giugno dalla Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano. I due arrestati hanno 40 e 46 anni. Sono di origine egiziana, ma il 40enne è divenuto cittadino italiano. Contestualmente gli agenti hanno eseguito una misura cautelare di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e tre decreti di perquisizione nei confronti di altre quattro persone, tra cui le mogli degli arrestati.  

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Al centro dell’indagine c’è una società edile con sede a Milano città. Secondo gli investigatori, i soci dell’azienda coinvolta sono quasi tutti egiziani, con la presenza anche di un cittadino tunisino. Il 40enne arrestato, indicato come figura principale dell’inchiesta, sarebbe socio al 50% della ditta stessa. In una prima analisi parrebbe la scoperta di un sistema di immigrazione clandestina, ma l’affidamento delle indagini alla Digos, reparto speciale, e molto delicato, che si dedica alla prevenzione degli atti di terrorismo ha attirato l’attenzione.

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👮‍♂️ Digos, l’indagine nata dal monitoraggio antiterrorismo

Infatti la scoperta del sistema di aggiramento delle leggi è nato durante i monitoraggi della Digos avviati dopo il 7 ottobre 2023,  con lo scoppio delle guerre in medio oriente, nel quadro del monitoraggio per prevenire atti di terrorismo o comunque intenti destabilizzanti nei confronti dell’Italia. In quel contesto è emerso il profilo del 40enne, già conosciuto dalla Digos perché ritenuto appartenente a Fratellanza musulmana, l’area del radicalismo religioso musulmano operante in Italia, e molto presente alle manifestazioni a sostegno della causa palestinese, i Propal.

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Questo elemento ha attirato l’attenzione degli investigatori sulle sue attività e portato a scoprire il sistema per far entrare in Italia persone che , alla luce dei fatti, non ne avevano i requisiti, ma al momento non risultano evidenze dell’ingresso in Italia di persone legate al terrorismo o riconducibili a schemi di azione già studiati e conosciuti. Il reato contestato nell’ordinanza resta quindi il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato dal concorso di più persone. L’immigrazione irregolare, in questo tipo di attività investigativa, viene considerata anche un reato sentinella: un segnale che permette di riconoscere i casi da approfondire perché può aprire a fenomeni più gravi, che è necessario prevenire. In questo caso, gli accertamenti hanno portato alla ricostruzione di un sistema legato alle pratiche del Decreto Flussi.

🧾 Le pratiche formalmente corrette, ma su fatti non veri

Secondo la ricostruzione della Polizia, lo schema sarebbe stato consolidato da diversi anni. Gli indagati avrebbero utilizzato il Decreto Flussi per presentare pratiche formalmente regolari, ma basate su elementi non veritieri. Il meccanismo partiva dall’Egitto, dove i clienti venivano trovati attraverso il passaparola. Il sistema prevedeva la richiesta nominativa di una persona da far entrare in Italia per motivi di lavoro. Una volta ottenuto il nulla osta, il cittadino straniero veniva assunto, riceveva un indirizzo per l’abitazione, un lavoro e uno stipendio.

Secondo gli investigatori, però, l’accordo prevedeva che, una volta ottenuto il permesso di soggiorno, il lavoratore dovesse licenziarsi. In alcuni casi, le pressioni per ottenere il licenziamento sono state pesanti. Questo passaggio avrebbe permesso alla società di liberare posti e avviare nuove pratiche per altri “dipendenti-clienti”. Il limite massimo di lavoratori inseribili dipende infatti anche dal volume d’affari dell’impresa. Per l’accusa, il meccanismo serviva a moltiplicare le pratiche e i pagamenti.

🚓 Decine di anomalie e, per i parenti, i pagamenti si alzavano fino a 7mila euro

La Digos ha lavorato insieme al reparto immigrazione della Questura di Milano. Gli accertamenti sulle pratiche hanno fatto emergere almeno 30 posizioni con anomalie. In alcuni casi, i lavoratori risultavano assunti da una ditta ma venivano impiegati in un’altra. In altri, ricorrevano gli stessi indirizzi indicati come luoghi di abitazione. Secondo quanto ricostruito, agli stranieri venivano chieste somme tra i 5mila e i 7mila euro per inoltrare le pratiche, senza che l’esito fosse garantito. Gli investigatori contestano anche lo sfruttamento dei parenti degli indagati, ai quali sarebbero state chieste le somme ancora più alte per garantire loro l’entrata in Italia e il permesso di soggiorno.

Per ora i migranti coinvolti sono considerati parte lesa, perché si sarebbero affidati al gruppo per ottenere ingresso e soggiorno in Italia e in alcuni casi sarebbero stati truffati. Nel corso dell’inchiesta, non ancora finita, potrebbe però risaltare che sapessero di violare la legge italiana e in quel caso, non sarebbero più una parte lesa, ma persone che hanno compiuto un reato. Non è ancora chiaro quante persone siano entrate in Italia attraverso questo sistema, chi siano tutti i beneficiari delle pratiche e quante siano andate a buon fine.

Si parla, nel totale, di circa 100 pratiche presentate e analizzate. Il gip ha valorizzato il quadro investigativo raccolto dalla Polizia e ha disposto le misure cautelari. Nell’ordinanza viene evidenziata la finalità di lucro e il rischio di reiterazione del reato. Secondo gli investigatori, i due arrestati avrebbero manifestato l’intenzione di espandere ulteriormente l’attività, sfruttando gli spazi offerti dalla normativa sui flussi d’ingresso.

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Ilaria Maria Preti

Giornalista e direttore responsabile di Cronaca Ossona – Co Notizie News Zoom e di Beauty-Online.it. Mi occupo principalmente di cronaca nera, territorio e informazione locale nell’area dell’Altomilanese e di Milano. Dirige e coordina progetti editoriali digitali, con particolare attenzione alla produzione di contenuti e allo sviluppo dell’informazione online. Ho iniziato giovanissima e ho maturato oltre 30 anni di esperienza tra radio e televisione, anche come speaker.

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