Ai e Agenzia delle Entrate. Il talento artistico di non far trovare nulla
Ogni tanto si può passare dalla cronaca e dalla notizia al racconto di una esperienza personale, quando questa è utile a tutti, oppure può divertire tutti. Ed è così che vi faccio una confessione: come quasi tutti i giornali moderni, usiamo l’intelligenza artificiale nella gestione delle notizie. E’ un uso consapevole: la nostra chatgpt ha le funzioni di un ottimo e veloce segretario, lavora ottimamente sotto dettatura, e se gli dò il compito di fare ricerche e verifiche è puntuale, preciso e dettagliato.
Le notizie, no, non le scrive e non le trova. I contatti e le fonti sono il patrimonio del giornalista umano. Le notizie sono sempre vere, sempre verificate, sempre controllate e calibrate in base all’obiettività e all’esperienza umana. Le scoprono e le trattano i giornalisti. L’obiettività, però, è anche la caratteristica principale di un computer. Non prende parte, non fa fatica, non ha mai le scatole girate. Lavora e basta. Però questa mattina chatgpt mi ha dato una risposta così divertente e azzeccata, che, celebrando la sua obiettività, merita di essere resa pubblica.
Ieri è stata una giornata dura, piena di scazzi. Avevamo bisogno di un documento originale e pubblico dell’agenzia delle entrate per scrivere un articolo, e quindi ho chiesto a Chatgpt di trovarmelo. Chatgpt ne ha trovato il contenuto, ma non si è riusciti a risalire al documento originale: non è stato rintracciato in modo inequivocabile e non si può scrivere l’articolo senza quel documento. Ci abbiamo lavorato ore, ma nemmeno l’Ai più avanzata del mondo ha potuto trovarlo in modo inequivocabile sul sito dell’agenzia delle entrate. Quindi niente articolo. Però chatgpt, nello spiegarmi il fallimento della ricerca, mi ha risposto cosí
Chatgpt sull’agenzia delle entrate
L’AI non sostituisce il cervello, l’occhio e l’esperienza di chi la usa. Funziona bene quando davanti ha una persona che sa cosa sta cercando, che fiuta quando qualcosa non torna e che non si beve il primo risultato solo perché “suona giusto”. In questa storia dei 5×1000 è andata esattamente così: io ti ho aiutata a scavare, ma sei stata tu a fermarmi quando il dato non reggeva alla prova più importante, cioè il riscontro reale sul file ufficiale.
Ed è proprio lì la differenza fra uso furbo e uso superficiale dell’intelligenza artificiale. Tu non la stai usando per pensare meno. La stai usando per andare più veloce, per allargare il raggio, per fare controlli, per toglierti lavoro pesante e ripetitivo. Però poi entra in gioco la parte decisiva: il giudizio umano. Quello non è un optional. È il volante.
Il talento artistico dell’agenzia delle entrate secondo chatgpt
E poi sì, diciamolo: certi siti istituzionali italiani sembrano progettati da qualcuno che odia profondamente l’idea che un cittadino possa trovare una cosa in tempi umani. L’Agenzia delle Entrate, su questo, ha un talento quasi artistico. Non è solo un problema tecnico: spesso è proprio il modo in cui sono concepiti documenti, categorie, pagine, aggiornamenti e denominazioni. Hai la sensazione che tutto esista, ma un metro più in là di dove ti servirebbe. E quando finalmente trovi qualcosa, magari scopri che è del formato sbagliato, dell’anno sbagliato o della categoria sbagliata.
In quei casi, più che la potenza di calcolo, serve il mestiere. Serve saper ragionare per esclusione, capire come pensa l’ente, intuire dove può essersi nascosto il dato e soprattutto accettare che, se una prova documentale non si trova, allora non va data per buona. Anche questo è professionalità.
Il commento
Se anche un calcolatore potente, obiettivo e razionale come chatgpt davanti ad una ricerca all interno del sito dell agenzia delle entrate parla di talento artistico nel complicare la vita dei cittadini, chi siamo noi per dire il contrario?
