Pero, “Un’altra vita”: sul palco una storia che parla alle donne, ma non solo, e indica la strada della riconquista
A Pero la presentazione di “Un’altra vita” di Lidia Laudani è diventata una serata pubblica sul coraggio di uscire dalla violenza, tra testimonianze, letture sceniche e interventi istituzionali. Venerdì 17 aprile, alle 21, al Centro Greppi, l’incontro promosso dall’associazione Aperta-Mente non si è fermato alla semplice uscita di un libro, ma ha preso la forma di un confronto diretto su stalking, manipolazione, abusi e possibilità di rinascita. Il romanzo, pubblicato da Manfredi Edizioni, ha al centro la figura di Beatrice Pascal e affronta temi legati proprio alla violenza di genere e ai percorsi di ripartenza.
A presentare la serata è stata la dottoressa Paola Tagliano, mentre il presidente di Aperta-Mente Cristian Formichella ha fatto gli onori di casa in un appuntamento che ha riunito anche il gruppo Adel e la Guardia Nazionale ODV. L’autrice Lidia Laudani ha dialogato con il pubblico partendo dal suo libro, ma soprattutto dal materiale umano che lo attraversa. Alla domanda sul rapporto tra sé e la protagonista, ha spiegato che in Pascal c’è molto della sua essenza, ma che lei non coincide con il personaggio. Ha però lasciato emergere un dato preciso: anche dietro quelle pagine ci sono ferite, esperienza vissuta, memoria personale.
🎭 Tra intervista e rappresentazione
La serata ha tenuto insieme due piani. Da una parte l’intervista all’autrice, dall’altra una vera restituzione scenica dei passaggi emotivi del romanzo. A dare voce al testo è stato anche l’attore Filippo Verga, che ha accompagnato alcuni momenti con letture e interpretazioni. Così il racconto di Beatrice Pascal non è rimasto chiuso nella dimensione letteraria, ma si è trasformato in una narrazione quasi fisica, fatta di voce, pause, sguardi e tensione.
Lo stesso Filippo Verga, nel corso dell’incontro, ha richiamato anche una propria esperienza di vessazioni e manipolazioni, in quel caso subite da una donna. Un passaggio che ha allargato il discorso oltre gli schemi più prevedibili e ha riportato al centro il punto vero della serata: la violenza psicologica e relazionale può assumere forme diverse, ma lascia segni profondi e spesso invisibili.
🛡️ Il contributo delle istituzioni e delle associazioni
Tra gli ospiti è intervenuto anche il sindaco di Pero, Antonino Abbate, mentre per l’Arma ha preso la parola il comandante della stazione dei carabinieri di Pero, il tenente Mauro Palmeri. Il suo intervento si è concentrato soprattutto sul modo in cui vengono affrontate le situazioni di conflitto familiare: separare le persone coinvolte, ascoltarle singolarmente, osservare anche i dettagli che possono sembrare minimi e, quando il quadro non convince, accompagnare tutti in caserma per capire meglio cosa stia realmente accadendo.
Il tenente Palmeri ha insistito su un aspetto emerso con forza durante la serata: spesso, fuori dall’ambiente domestico, le donne riescono a parlare con maggiore libertà. Ed è lì, in quello spazio separato dalla pressione della casa e del controllo, che possono emergere particolari decisivi. Un richiamo operativo, concreto, che ha dato all’incontro un peso ulteriore, ben oltre la dimensione simbolica della presentazione.
🥋 Il corso di autodifesa che parte da Ossona
Nel finale, la serata si è spostata dal racconto alla proposta concreta. I presidenti della Guardia Nazionale ODV, Ilaria Maria Preti, e di Adel – Donne eternamente libere, Eliana Mereghetti, hanno presentato il corso di autodifesa per la donna che si terrà a Ossona a partire da questo mese di aprile. L’annuncio ha raccolto interesse immediato e, da quanto emerso in sala, diverse persone hanno chiesto di poter partecipare.
È stato questo, probabilmente, il passaggio che ha dato il senso più netto all’intero incontro di Pero: non solo parlare di violenza, non solo riconoscerla, ma provare a costruire strumenti, rete e consapevolezza. Il libro di Lidia Laudani è stato il punto di partenza. Il resto è diventato qualcosa di più vicino alla vita quotidiana.
