Canale Villoresi, riaperte le chiuse: nell’Alto Milanese torna l’acqua nei canali irrigui
Nell’Alto Milanese dal 16 aprile le diramazioni del Canale Villoresi hanno ripreso a riempirsi, segnando l’avvio della stagione irrigua con qualche giorno d’anticipo rispetto al riferimento del 25 aprile, che di solito accompagna la riapertura. L’acqua, già reimmessa nel Canale Villoresi a partire da lunedì 13 aprile con le prime manovre effettuate alla diga di Panperduto, ha ricominciato a scorrere progressivamente nella rete primaria e secondaria, fino a tornare visibile anche nei territori attraversati dai rami irrigui dell’Ovest milanese e dell’Alto Milanese.
Il calendario del Consorzio Est Ticino Villoresi conferma che l’asciutta totale del Villoresi era fissata fino al 13 aprile 2026 e precisa anche che le manovre di riduzione e reimmissione sono progressive e possono slittare per ragioni meteorologiche e gestionali. Nella foto di copertina l’arrivo delle acque in un canale secondario del Villoresi ad Arluno.
Per questo la data non è mai del tutto rigida. In molti territori si considera il 25 aprile come riferimento abituale per la riapertura, ma la gestione reale dipende dall’andamento climatico, dal fabbisogno agricolo e dall’equilibrio complessivo della rete idrica. Quest’anno il riempimento si è visto prima, con il lento ritorno dell’acqua nei canali che servono campi e derivazioni locali.
Un sistema che non serve solo ai campi
Il Villoresi non è un semplice canale locale, ma una delle grandi infrastrutture idriche della Lombardia. Il canale principale nasce dalle dighe di Panperduto, sul Ticino, nel territorio di Somma Lombardo, corre a nord di Milano per 86 chilometri e arriva fino all’Adda, nei pressi di Cassano d’Adda. Da lì, secondo necessità, l’acqua può essere convogliata nell’Adda o nel Naviglio Martesana. Lungo il percorso il Villoresi incontra anche corsi d’acqua naturali come Lambro, Olona e Seveso, con cui può avvenire, quando serve, uno scambio idrico.
Dal canale principale si dirama poi una rete molto ampia: 22 canali derivatori per circa 120 chilometri, 270 canali diramatori per oltre 800 chilometri e una serie di colatori che raccolgono l’acqua non assorbita dai terreni o quella meteorica. In pratica è una maglia idraulica che distribuisce l’acqua in modo capillare in una larga parte della pianura a nord di Milano. Lo stesso Consorzio ricorda che la funzione primaria del Villoresi resta quella irrigua, ma la gestione dell’acqua oggi ha anche un peso ambientale, produttivo e di sicurezza del territorio.
Tra irrigazione, emergenze idriche e percorsi lungo l’acqua
La gestione moderna del sistema non riguarda solo l’apertura e la chiusura stagionale. Nei documenti del Consorzio tornano temi come il telecontrollo delle portate, la bacinizzazione dei canali derivatori per affrontare meglio i periodi di emergenza idrica, il riutilizzo di acque meteoriche o depurate per l’irrigazione e il miglioramento della rete promiscua per il controllo delle piene e degli eventi alluvionali. In altre parole, il Villoresi resta un canale agricolo, ma si muove ormai dentro una gestione più ampia delle risorse idriche e della sicurezza idraulica del territorio.
Accanto a questo c’è anche il tema della fruizione. Lungo il Canale Villoresi corre infatti un percorso ciclopedonale che attraversa il Parco del Ticino e intercetta il Sentiero Europeo E1. Nella zona di Panperduto il Consorzio segnala anche la presenza di un pontile per kayak e di servizi legati alla mobilità lenta e al turismo di prossimità. È uno degli aspetti meno raccontati del Villoresi, che in queste ore torna invece a farsi notare soprattutto per il suo volto più concreto: quello dell’acqua che rientra nei canali e rimette in moto la stagione dei campi e delle colture nell’Alto Milanese.
