Milano perde Carlo Monguzzi, il verde che non stava zitto neanche coi suoi
A Milano si è spenta una delle voci più riconoscibili dell’ambientalismo politico cittadino. Carlo Monguzzi, consigliere comunale di Europa Verde e figura storica dei Verdi milanesi, è morto dopo una breve malattia. La notizia ha attraversato subito Palazzo Marino e il mondo politico lombardo, dove Monguzzi era conosciuto da decenni per le battaglie contro il consumo di suolo, la cementificazione, l’inquinamento e per un modo di fare politica spesso ruvido nei toni ma costante nel merito. Anche negli ultimi anni, pur eletto nella maggioranza che sostiene Giuseppe Sala, non aveva rinunciato a mantenere una posizione autonoma e critica su alcuni dossier simbolici, a partire dal futuro di San Siro e dalle scelte ambientali della città.
Nato a Milano il 18 settembre 1951, laureato in Ingegneria chimica e poi insegnante di matematica, Monguzzi ha attraversato una lunga stagione della politica lombarda. È stato tra i fondatori di Legambiente ed è stato eletto più volte in Regione Lombardia a partire dal 1990. Tra il 1993 e il 1994 ha ricoperto l’incarico di assessore regionale all’Ambiente ed energia. Nella sua biografia istituzionale viene ricordato anche per avere promosso la prima legge sulla raccolta differenziata dei rifiuti e il primo Piano Aria contro lo smog, temi che hanno segnato in modo netto il suo profilo pubblico.
🌿 Una carriera lunga tra Regione e Comune
Dopo le esperienze al Pirellone, Monguzzi è arrivato a Palazzo Marino nel 2011, eletto in Consiglio comunale con il Pd a sostegno di Giuliano Pisapia. Nel 2021 è stato rieletto, questa volta nelle file di Europa Verde. La sua presenza in aula, però, non è mai stata quella di un consigliere allineato per disciplina. Anche quando sedeva nella stessa maggioranza del sindaco, continuava a esporsi con critiche aperte su partite che riteneva in contrasto con la sua idea di città, soprattutto sul fronte urbanistico e ambientale.
È anche per questo che il ricordo arrivato nelle ore successive alla sua morte ha avuto un tono particolare. Giuseppe Sala lo ha definito “un lottatore”, ricordando che tra loro non mancavano differenze anche forti, ma che il rispetto personale non era mai venuto meno. È una sintesi che restituisce abbastanza bene la collocazione politica di Monguzzi negli ultimi anni: dentro le istituzioni, ma spesso in posizione scomoda; nella maggioranza, ma senza rinunciare al ruolo di pungolo.
🏛️ Il cordoglio e il profilo politico
Nel racconto che oggi ne fanno politica e associazionismo pesa soprattutto questo doppio tratto. Da una parte c’è lo storico esponente ecologista, tra i protagonisti della nascita dei Verdi e di Legambiente in Lombardia. Dall’altra c’è l’amministratore pubblico che ha scelto di restare fino all’ultimo una voce critica, anche verso schieramenti e alleati quando riteneva che le decisioni prese non andassero nella direzione giusta.
Un articolo equilibrato su Carlo Monguzzi, oggi, non può ridurlo né a una figura da santino né a un semplice oppositore permanente. È stato un uomo politico di parte, con idee nette e battaglie riconoscibili, ma anche uno degli esponenti che più hanno inciso nel portare dentro le istituzioni lombarde i temi ambientali quando erano ancora marginali nel dibattito pubblico. Milano perde così un protagonista di lungo corso, uno di quelli che nel bene o nel male lasciavano sempre un segno nella discussione politica cittadina.
