Dal Donbass a Fiumicino: Gianni Cenni, prigioniero di guerra, torna in Italia e lo arrestano i carabinieri
E arrivato ieri sera all’aeroporto di Fiumicino Gianni Cenni, pizzaiolo 52enne, consegnato all’Italia dalle autorità dell’Ucraina dopo essere stato fatto prigioniero. L’uomo era arruolato nell’esercito russo e risultava detenuto dalle forze ucraine almeno dal gennaio 2025 in Donbass. Al suo arrivo in Italia, i carabinieri lo hanno preso in consegna in seguito ad un provvedimento emesso dalla Procura di Napoli per una condanna definitiva a sette anni per lo stupro di una bambina di 7 anni. Dopo la fuga, avvenuta nel 2022, era fuggito prima in Finlandia, poi in Spagna, infine in Russia, dove si era sposato, prima di arruolarsi sul fronte.
Prima ancora di scendere dall’aereo Cenni è stato arrestato, direttamente sulla pista d’ì’atterraggio e, senza ulteriori passaggi, dai carabinieri con il supporto con il supporto del Servizio di cooperazione internazionale di polizia e dell’Ufficio di polizia di frontiera di Roma-Fiumicino ed è stato trasferito in carcere per l’esecuzione della pena.
👮♂️ Era andato a combattere, ma era stato fatto prigioniero
Gianni Cenni era irreperibile dal dicembre 2022, circa un mese dopo la condanna definitiva a 7 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata ai danni di una bambina di 7 anni. Durante la latitanza si era spostato all’estero: prima in Finlandia, poi in Spagna, dove aveva gestito una pizzeria a Formentera del Segura, e infine era fuggito in Russia. Qui si era sposato con una cittadina russa e, secondo le ricostruzioni emerse dalle indagini, si era arruolato nelle forze russe nel novembre 2024.
⚔️ La cattura in Ucraina e il video diffuso
Tra il 7 e l’8 gennaio 2025 Cenni è stato catturato dalle forze ucraine nell’area di Kupyansk, nella regione di Kharkiv, mentre si trovava nelle zone del Donbass interessate dal conflitto. Dopo la cattura è stato ricoverato in un ospedale e successivamente trasferito in una struttura di detenzione per prigionieri di guerra. Nei giorni successivi è comparso in uno dei video diffusi dai militari ucraini. Si presentava come cittadino italiano e chiedeva di poter tornare. Le autorità ucraine avevano inoltre diffuso immagini di documenti militari russi a lui attribuiti, utilizzati per confermare la sua identità e la presenza nelle file dell’esercito di Mosca.
⚖️ Il precedente per omicidio
La vicenda giudiziaria di Gianni Cenni non riguarda solo l’ultima condanna. Nel 1999, quando aveva 25 anni e lavorava come guardia giurata per un istituto di vigilanza, a Milano, era stato condannato per l’omicidio di un collega, ucciso con due colpi di pistola. Per quel fatto ha già scontato la pena: dopo circa dieci anni di carcere aveva ottenuto il regime di semilibertà ed era tornato a Napoli. Successivamente è arrivata la condanna per violenza sessuale, diventata definitiva nel 2022, seguita dalla sua fuga all’estero.
Con il rientro in Italia e l’arresto a Fiumicino si è chiuso il periodo di irreperibilità. Ora dovrà scontare la pena stabilita dalla magistratura, cioè 7 anni e 2 mesi, cui si aggiungerano , probabilmente, quelle che deriveranno dai processi per la latitanza e a seconda delle decisioni del giudice, forse anche per l’arruolamento nell’esercito russo.
⚖️ Cosa dice la legge italiana su chi combatte all’estero
In Italia, infatti, non esiste un divieto assoluto per un cittadino di arruolarsi in un esercito straniero, ma la legge prevede diversi limiti e reati collegati a queste situazioni. Il Codice Penale punisce, ad esempio, chi compie azioni che possono danneggiare lo Stato italiano o compromettere i rapporti internazionali, come previsto dall’articolo 244. Un altro riferimento è l’articolo 288, che vieta l’arruolamento o l’organizzazione di cittadini italiani al servizio di uno Stato estero senza autorizzazione.
Diventa reato anche partecipare a gruppi armati illegali o a organizzazioni terroristiche, in base all’articolo 270-bis, così come svolgere attività assimilabili al mercenariato, cioè combattere per profitto fuori da eserciti regolari. In sintesi, partire per combattere all’estero non è automaticamente illegale, ma può diventarlo se l’attività viola norme sulla sicurezza dello Stato, coinvolge organizzazioni vietate o crea conseguenze sul piano internazionale.
