Referendum. Due Italie al voto: al nord il Sì si impone, ma il resto del Paese va in direzione opposta
Nel voto sul referendum sulla giustizia emerge un dato netto: l’Italia si è mossa in due direzioni diverse. Il risultato nazionale premia il No, ma la geografia del voto racconta una frattura territoriale evidente, che mette in risalto, ancora una volta nella storia, come nelle regioni storiche della Padania la gente ragioni e voti in modo diametralmente opposto rispetto a quelle del centro e del sud.
Nel nord del paese, però, il quadro non è uniforme. Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia si distinguono con una prevalenza netta del Sì alle modifiche costituzionali, mentre altre regioni settentrionali – Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna – restano sul No, anche se con punti di differenza molto più bassi rispetto a quelle meridionali. È una linea di frattura interna allo stesso nord del paese, che rompe l’idea di un blocco compatto.
Nel Centro e nel Sud, invece, il comportamento elettorale è molto più omogeneo. Toscana, Lazio, Umbria e Marche si allineano sul No, così come le regioni meridionali e le isole, dove il risultato contrario al quesito è spesso più netto. In alcune aree il margine supera ampiamente quello registrato nel resto del Paese. Da qui il primo elemento: non c’è solo un esito nazionale, che avrà il suo peso in parlamento, ma due letture territoriali diverse dello stesso referendum.
Un Nord che si divide, un Centro-Sud compatto
Il dato che colpisce è proprio questo: il nord non è compatto, a parte che nella sua parte centro orientale, mentre il resto del paese lo è. Le regioni centrali e meridionali si muovono in modo coerente con una linea di pensiero, mentre nel Settentrione emergono differenze così marcate, che si potrebbe parlare di un altra nazione, e, al di là delle percentuali, si tratta della parte più popolosa dell’italia.
All’interno di questo quadro, Lombardia e Veneto rappresentano le realtà più chiaramente orientate verso il Sì, con percentuali molto al di sopra la media nazionale e con una diffusione territoriale ampia del voto favorevole. Il risultato suggerisce che il significato del referendum non è stato interpretato allo stesso modo ovunque. Non cambia solo il voto, cambia proprio il modo in cui il quesito è stato percepito.
Il caso Lombardia: tra città e hinterland
Dentro la Lombardia si vede un secondo livello di lettura. Il dato regionale complessivo è favorevole al Sì, ma basta entrare nel dettaglio per trovare differenze significative. Milano città, per esempio, va in direzione opposta rispetto alla regione: qui il No prevale con un margine chiaro. Ma il dato cittadino non è uniforme.
Milano è composta da oltre 2mila sezioni, ciascuna legata a un gruppo di vie di un quartiere, e il voto riflette questa struttura: accanto a zone dove il No è fortemente dominante, ci sono sezioni in cui il Sì raggiunge percentuali molto alte, anche oltre il 60%. È una città che vota in modo frammentato, come se fosse composta da diverse comunità e dove il risultato finale è la sintesi di realtà molto diverse tra loro e quindi molto meno significativo dell’analisi locale.
Diverso il quadro nell’hinterland. Nei comuni dell’Altomilanese e del Magentino, il Sì prevale in modo diffuso e spesso netto. Nei dati ufficiali di Eligendo, tra Magenta a Inveruno, da Ossona a Mesero fino ad Abbiategrasso, si registra una netta maggioranza per il Sì, con un’unica eccezione: Arluno, dove il No supera di poco il 52%. Si può dire che in provincia, a parte che nel primo hinterland che segue l’andatura altalenante di Milano, il voto è più omogeneo. Non ci sono le forti oscillazioni che si vedono nel capoluogo e il pensiero comune segue una linea chiara e ripetuta da comune a comune.
Mettendo insieme i livelli – nazionale, regionale e locale – emerge una struttura precisa. Da una parte un’Italia centrale e meridionale che si muove in blocco. Dall’altra un Nord diviso, ma con alcune regioni che prendono una direzione diversa rispetto al resto del Paese. Dentro questo quadro, la Lombardia diventa il punto di osservazione più interessante: una regione che vota Sì nel complesso, una città capoluogo che vota No, e un hinterland che torna a spingere verso il Sì. Non è solo una differenza geografica. È una differenza di comportamento elettorale che cambia a seconda del livello di analisi.
Il referendum, più che un risultato unico, lascia una mappa e sottolinea come nulla sia cambiato, nel pensiero della gente, dai tempi della secessione della Padania e che, nonostante le richieste di autonomia siano diventate comunicativamente meno forti, praticamente inesistenti, e siano passati 30 anni e una generazione, le richieste di adattare il governo alle loro esigenze siano ancora vivissime.
Un’altra lettura ancora
Sembra proprio che il referendum e il suo quesito siano stati recepiti in modo diverso fra nord e sud. Al nord è stato visto per quello che era, cioè una domanda sull’organizzazione della magistratura, e anche chiedendo un cambiamento preciso del modo di amministrarla, al sud si è invece trasformato una specie di voto sul governo, colpevole, secondo alcuni, di aver cancellato lo scandaloso reddito di cittadinanza.
Questa lettura dei dati è molto più pericolosa per il governo, perchè significa che la “bolla” di voti che si sposta a seconda dell’interesse (prima 5 stelle, poi Lega, poi fratelli d’Italia) e che risiede soprattutto al sud è pronta a trasferirsi su un possibile nuovo soggetto politico, ma che se il governo fa qualcosa per riconquistare la Bolla, perde il voto e il sostegno del nord, che è quello che gli garantisce di poter governare.
