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Milano, tram 9 deragliato: telefonata, malore e carte Atm al centro dell’inchiesta

A Milano la nuova linea d’indagine sul tram 9 deragliato il 27 febbraio in viale Vittorio Veneto ruota attorno a una telefonata, alla versione del malore e ai documenti acquisiti in Atm. La polizia locale, secondo gli elementi finora emersi, colloca la fine della chiamata quasi a ridosso dello schianto, fino a 12 secondi prima dell’impatto contro il palazzo e il ristorante all’angolo con via Lazzaretto.

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La difesa del macchinista, però, respinge questa scansione e sostiene che la conversazione si sia interrotta almeno un minuto e mezzo prima. In mezzo c’è una chiamata durata 3 minuti e 40 secondi, il racconto di un dolore al piede sinistro che avrebbe provocato una sincope vasovagale e una nuova acquisizione di atti da parte degli investigatori. Per le conferme decisive, però, bisognerà aspettare l’apertura e l’analisi della scatola nera del Tramlink 7707.

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Secondo la ricostruzione difensiva, il conducente avrebbe parlato con il collega che gli aveva dato il cambio circa mezz’ora prima. Sarebbe stato lo stesso collega con cui, in piazza Oberdan, aveva sistemato la pedana per consentire la salita di una persona con disabilità. Più tardi, nella zona della stazione Centrale, il macchinista avrebbe ripetuto da solo la stessa operazione, ferendosi al piede sinistro. È da questo episodio che, a suo dire, sarebbe nato il malore accusato circa mezz’ora dopo. Resta però un punto pesante nell’inchiesta: quel presunto malore non sarebbe mai stato segnalato alla centrale operativa di Atm. Il conducente è indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose.

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La telefonata e le due versioni che si scontrano

Il cuore dell’inchiesta, adesso, è tutto nella timeline degli ultimi minuti di corsa. Da una parte ci sono gli accertamenti della polizia locale, che collegano i dati del cellulare sequestrato alle immagini disponibili e avvicinano la fine della chiamata al momento in cui il tram avrebbe saltato una fermata e affrontato a circa 50 chilometri orari lo scambio diretto verso sinistra.

Dall’altra c’è la versione della difesa, che contesta la ricostruzione circolata finora e insiste sul fatto che il conducente non fosse al telefono al momento dell’impatto. È proprio per questo che nessuno, allo stato, può considerare chiuso il quadro tecnico. Gli investigatori stanno lavorando per riallineare secondo per secondo tabulati, immagini e dati di bordo. Solo a quel punto si potrà capire se il telefono abbia avuto un ruolo diretto nella sequenza che ha portato al deragliamento o se la causa sia da cercare altrove.

Le carte acquisite in Atm e al Ministero

Nella giornata di giovedì gli agenti della polizia locale, insieme ai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, si sono presentati in Atm e in una sede dislocata del Ministero dei Trasporti con un ordine di esibizione di documenti. Sono stati acquisiti atti sul tram e sul macchinista, dalle carte sulla manutenzione alle circolari interne relative all’uso dei telefoni mobili in cabina.

Un passaggio che mostra come l’indagine non stia guardando solo alla condotta del conducente, ma anche al quadro tecnico e organizzativo in cui si è mosso il mezzo. Atm, intanto, ha già definito l’uso del cellulare durante la guida una violazione gravissima. Ma anche su questo fronte le conclusioni dovranno aspettare gli accertamenti tecnici finali. È la scatola nera, più di ogni dichiarazione o indiscrezione, a dover dire l’ultima parola sulla catena di eventi che ha portato al disastro.

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Redazione CNNZ

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