Il mistero di “Sparta IV”: la flotta russa fantasma che spia la Sardegna
Da alcuni giorni ci sono unità navali della Marina militare russa che stanno incrociando ostinatamente nel Mediterraneo occidentale, nel Canale di Sardegna e Tirreno meridionale, causando una notevole apprensione nei comandi militari della NATO: incrociano avanti e indietro, osservano, ascoltano, analizzano, costantemente monitorate dalle unità navali italiane e da aerei pattugliatori militari italiani e francesi.
Non è la prima volta che navi militari russe fanno capolino in quelle acque, e si sa che i russi hanno una flotta nel Mediterraneo, ma stavolta la cosa ha proporzioni allarmanti. C’è una vera e propria squadra navale russa impegnata in attività che non sono la solita ricognizione o provocazione, ma è un’operazione navale strutturata, multiforze, con obiettivi precisi e un ruolo strategico.
Perché la minaccia è concreta e reale

Il gruppo Sparta IV non è sempre uguale: alcune navi escono, altre entrano. Questo è già una conferma che non è una semplice toccata-e-fuga, ma un’operazione articolata e complessa a lungo termine. E attualmente è composto da:-
- 1 fregata antisommergibile (indizio importante su cui torneremo poi), la “Sverdlovsk”, armata anche con missili Kalibr
- 1 nave appoggio logistico (“Sparta IV” che ha dato il nome a tutto il gruppo)
- 1 nave rifornitrice/logistica (“Kama”, trasferita apposta da Murmansk – è questo è un altro elemento da approfondire)
- 1 rimorchiatore oceanico non bene identificato (sempre presente quando i russi operano lontano dalle basi)
- 1 sottomarino (in costante immersione ma dato quasi per certo dai pattugliamenti antisom italiani)
Il punto chiave di tutta la faccenda è “dove” operano le navi russe: lo spazio di mare davanti alla Sardegna non è scelto a caso. In poche decine di miglia hai:
- poligono NATO di Capo Teulada
- poligono interforze di Quirra
- base aerea di Decimomannu (addestramento NATO, inclusi aerei USA e tedeschi)
- rotte dei sottomarini nucleari che entrano/escono dal Tirreno
- corridoio navale verso le basi americane in Spagna (Rota) e verso Tolone (Francia)
Insomma, è uno dei nodi militari più importanti dell’intero Mediterraneo.
Perché da diversi giorni la squadra navale russa fa avanti e indietro proprio in quel tratto di mare fra i più sensibili d’Europa?
Semplice: non stanno pattugliando (non sono certo le loro acque territoriali) e non è nemmeno una missione addestrativa (non la farebbero certo lì, nel cuore delle acque NATO). Stanno raccogliendo dati. Una montagna di dati, elettronici, informatici, radio, di tipo riservato e militarmente delicatissimi. Si tratta di una missione chiamata in gergo:SIGINT/ELINT (Signal intelligence / Electronic Intelligence). Tradotto: intercettazione elettronica. Le navi russe ascoltano tutto il traffico radio ed elettronico, sia terrestre che satellitare, della NATO. Non cercano bersagli, cercano emissioni elettroniche. In pratica registrano (fra l’altro):
- radar di difesa aerea e il loro raggio e ampiezza reali
- frequenze radio NATO
- comunicazioni tra aerei militari e basi a terra
- comunicazioni e protocolli data-link terra-spazio (satellitari)
- segnature radar delle unità navali
- attività antisommergibile e i mezzi elettronici con cui viene fatta
- tempi di allerta e reazione dei pattugliamenti aero-marittimi
- livello e qualità di cooperazione interforze tra i vari Paesi NATO
- codici e protocolli delle catene di comando dei vari Paesi
Perché è così importante? E perchè i comandi NATO sono in fibrillazione a causa di questa manovra russa?
Perché quelle registrazioni servono a una cosa molto concreta: preparare una guerra che non è ancora iniziata. Ogni radar ha una “firma”. Ogni sistema radio, Aegis, FREMM, ogni apparecchio F-35 o AWACS, ogni unità navale emette pattern elettronici riconoscibili. Ogni missile o drone antinave a guida satellitare (quasi tutti ormai) ha un suo protocollo di comunicazione elettronica con i sistemi GPSS. Se li analizzi in tempo di pace, in caso di conflitto sai come accecarli, ingannarli o evitarli. In tempo di guerra tutto sarebbe molto più complicato e magari infattibile per la tecnologia russa che, ricordiamolo, è tuttora più arretrata rispetto a quella occidentale.
Ma c’è di più: creare un archivio elettronico di frequenze, “tracce” telematiche, protocolli elettronici, capacità di intercettazione e di ascolto di un potenziale avversario, significa poter disporre di bersagli già belli e pronti, mappati e classificati, e significa poterli colpire con certezza in caso di conflitto. O anche prima che inizi: è quello che i russi hanno fatto con gli ucraini all’inizio dell’invasione del 2022. Non si sa con certezza quali siano le intenzioni della Russia ma da un punto di vista militare è molto inquietante che la marina russa sia stata incaricata di raccogliere una simile quantità di dati e informazioni altamente sensibili. Soprattutto, in un’area che da un punto di vista navale equivale al pianerottolo di casa.
E’ come se qualcuno stesse affacciato alla finestra di casa nostra a sbirciare all’interno prendendo nota di mobili, arredi, lampadari, porte e corridoi: difficilmente lo fa per pura curiosità. E come minimo ci prenderebbe un colpo se ce ne accorgessimo, ed è quello che è successo ai comandi navali NATO. Intendiamoci: la NATO fa lo stesso da decenni e sa praticamente tutto del dispositivo militare russo e delle sue comunicazioni telematiche/informatiche. Ma lo fa con molta maggiore discrezione e guardandosi bene dall’avvicinarsi troppo alle acque russe proprio per non provocare una immancabile reazione. Qui invece i russi ci stanno spiando da sotto le nostre finestre, e non sappiamo cosa stiano preparando.
Il ruolo delle navi da appoggio
La presenza delle unità anfibie ha fatto confondere molti: non indicano un’invasione, la formazione navale russa è troppo esigua per un attacco militare. Ma è invece perfettamente amalgamata per una missione di spionaggio elettronico, e le navi di supporto sono presenti per diversi ruoli:
- autonomia logistica
- capacità di rimanere settimane senza porto
- piattaforme per droni, elicotteri e sensori
- copertura: ufficialmente i russi hanno dichiarato che stanno raccogliendo “dati scientifici”.
Ed è la verità, solo che la “scienza” che interessa loro è quella che riveste una altissima importanza militare. Ci sono quattro motivi possibili alla base di questa operazione:
- 1. La guerra in Ucraina ha trasformato il Mediterraneo in retrovia NATO. Da qui partono addestramenti, trasferimenti aerei e navali, test e valutazioni di armi e sistemi informatici.
- 2. La Russia ha perso accesso libero al Mar Nero Dopo le restrizioni turche sugli Stretti, quindi la presenza russa nel Mediterraneo è diventata molto più preziosa.
- 3. La Russia non dispone più di fonti di intelligence di prima mano nei vertici militari NATO, dopo che recentemente sono stati arrestati molti funzionari civili e militari che passavano informazioni ai servizi segreti militari di Mosca. Deve pertanto procurarsi una gran quantità di dati top-secret alla vecchia maniera, con le intercettazioni elettroniche sul posto. E non c’è niente di meglio delle navi per farlo, vista l’enorme quantità di sensori che possono imbarcare e la lunga autonomia che hanno.
- 4. Il dato più importante: testare la reazione occidentale; infatti ogni passaggio della squadra navale russa produce scramble di caccia italiani (Eurofighter da Grosseto), pattugliamenti aerei antisom italiani e francesi, monitoraggio satellitare NATO.
In altre parole: i russi studiano anche quanto e come li osserviamo e con che mezzi cerchiamo di contrastarli. In particolare sono molto interessati alla catena di autorizzazioni necessarie per il decollo e l’intervento di aerei e navi, debitamente trasmesso dalle nostre unità aero-navali ai rispettivi comandi a terra, e debitamente captato e analizzato dai tecnici russi.
Quanto è pericoloso tutto questo? Nel breve periodo forse no. Se un attacco russo fosse imminente, non avrebbero certo giocato a carte così scoperte. Nel lungo periodo sì, perché è una minaccia reale, ossia una precisa e mirata preparazione tecnica: costruire una banca dati elettronica delle capacità militari NATO nel Mediterraneo, giustamente considerato dai russi il punto debole dell’Europa perché il più difficile e complicato da difendere; e la Sardegna è perfetta perché è piena di installazioni militari ma lontana dal fronte ucraino.
La minaccia invisibile

E qui arriviamo alla parte meno nota ma più importante dell’intera operazione. Il convoglio che si vede in superficie è, molto probabilmente, solo la copertura. Quando la Marina russa manda un gruppo del genere lontano dalle proprie basi, quasi sempre opera come “gruppo misto superficie-subacqueo”, cioè: c’è quasi certamente un sottomarino russo sotto le navi di superficie. Non si tratta dei giganteschi nucleari strategici (quelli con i missili balistici).
Nel Mediterraneo la Russia usa quasi sempre i battelli della Flotta del Mar Nero trasferiti anni fa in Siria, appartenenti alla celebre classe 636/3 “Kilo 2” chiamata dalla NATO “Black Hole”, di cui almeno una unità è certamente presente nel Mediterraneo almeno da gennaio 2026, come riportato dall’autorevole pubblicazione inglese Jane’s Defence che rivela come almeno 2 sottomarini “Black Hole” siano stati visti dai satelliti USA nella base navale russa di Tartus, in Siria.
Cosa fa un sottomarino di questo tipo nella squadra navale “Sparta IV?
”Il “Black Hole” è una delle bestie nere della NATO. E’ veloce in immersione (20 nodi), estremamente silenzioso grazie alla propulsione diesel-elettrica AIP (Air Indipendent Propulsion) che gli consente di navigare in immersione per settimane; è progettato per operare in mari trafficati (è perfetto per il Mediterraneo); è abbastanza piccolo per essere molto agile ma anche abbastanza grande da imbarcare un armamento micidiale: può lanciare i famigerati missili “Kalibr” contro bersagli sia navali che terrestri ed è armato con mine navali e con i siluri di ultima generazione “Shkval”che hanno tolto il sonno agli analisti della marina NATO, capaci di 200 nodi (360 km/h) di velocità e mortali per qualsiasi nave militare.
Ma soprattutto è imbottito di sensori e sistemi di rilevamento elettronico che captano e decifrano tutto il traffico elettronico nelle acque circostanti, sia civile che militare, a cominciare proprio dai sistemi di intercettazione antisom italiani e francesi che attualmente gli stanno dando la caccia, le cui frequenze sono attentamente studiate e analizzate dal “Black Hole”, mentre incrocia silenzioso a centinaia di metri di profondità.
Perché nessuno lo vede
Un sottomarino moderno non viene cercato “guardando” il mare. Si cerca ascoltando le emissioni che giungono dalle profondità, e questo si fa sia con navi che con aerei appositamente equipaggiati: gli “Atlantique” francesi o i Piaggio P-72 italiani.
Ed è qui che torna utile la Sardegna: è uno dei punti con più intensa concentrazione di aerei antisommergibili NATO in Europa. Gli aerei italiani e quelli francesi fanno continuamente il lancio di boe sonar, la mappatura acustica del fondale, il tracciamento delle anomalie magnetiche. E proprio questo interessa ai russi. La missione del sottomarino non è attaccare. È studiare come la NATO cerca i sottomarini. Il Kilo fa una cosa molto specifica: si avvicina quanto basta; si fa “quasi scoprire”; e registra tutto.
- Le frequenze delle boe sonar
- i tempi di reazione dei pattugliatori
- gli schemi di ricerca antisommergibile
- le profondità operative
- i pattern (gli schemi) di ricerca antisom
- le comunicazioni fra unità militari e autorità politiche (il vero punto debole della NATO e i russi lo sanno molto bene)
- quali navi militari escono in mare e che caratteristiche hanno
È una miniera d’oro di intelligence militare. Con questi dati, in caso di crisi reale, un sottomarino russo saprebbe dove nascondersi nel Mediterraneo e dove invece sarebbe suicida passare. E le navi di superficie di “Sparta IV” proteggono e aiutano il sottomarino. Sì, perchè i russi (come chiunque altro) non lasciano mai un gruppo di superficie senza un sottomarino, e viceversa: e lo “Sverdlovsk”, come abbiamo detto sopra, è concepito proprio per la lotta antisommergibile. Cioè il suo lavoro è proteggere il “Black Hole” dall’unica cosa che potrebbe minacciarlo: un sommergibile avversario, italiano o (più probabilmente) americano o francese.
In pratica: la fregata attira l’attenzione, i radar e gli aerei NATO si concentrano su di lei, e il sottomarino lavora. La nave rifornitrice (“Kama”) serve perché il battello deve potersi rifornirsi senza tornare in porto (operazione che ogni marina vuole evitare quando è osservata) ed è molto probabile che il “Black Hole” possa rifornirsi senza nemmeno emergere.
Perché proprio davanti alla Sardegna
Il Canale di Sardegna è perfetto per un sommergibile: fondali rapidamente profondi, traffico mercantile intenso (rumore che copre), presenza militare costante (molti segnali da registrare), facile e rapido da raggiungere per le unità russe basate in Siria. Una miniera, per delle navi-spia.
Sparta IV non ha per obiettivo un attacco imminente ma qualcosa di più inquietante e letale: preparazione tecnica a lungo termine. Il Mediterraneo è l’immediata retrovia della guerra in Ucraina, e in caso di un ulteriore conflitto in Medio Oriente sarebbe come sempre di importanza capitale per il dispiegamento di forze e l’elaborazione di piani e operazioni. Chi ne carpisse i segreti elettronici e telematici, potrebbe gettare una manciata di sassi nell’ingranaggio aeronavale della NATO con tutte le immaginabili conseguenze. Le guerre moderne, prima ancora dei missili, si decidono sulla conoscenza delle capacità tecnologiche dell’avversario. Chi conosce i radar e i sonar dell’altro, all’inizio di un conflitto parte già con un enorme vantaggio.
Ecco perché le navi fanno avanti e indietro. Ascoltano. Misurano. Analizzano. Classificano. Registrano. Elaborano. Imparano come sfuggirci. Imparano come colpirci. Sparta IV non è lì per attaccarci, ma può farci comunque molto male.
