Morto a Rogoredo. I fatti e le prime indagini su quanto successo ieri sera
Ieri, erano quasi le 18, a Rogoredo, Milano, il cielo era bigio, di quel colore tra il chiaro e lo scuro che rende difficile distinguere l’orizzonte. In via Giuseppe Impastato, nei boschetti della droga fra la ferrovia e la stazione della metropolitana di San Donato Milanese c’era movimento. Era l’ora giusta per una delle quasi quotidiane operazioni anti spaccio in borghese, quella in cui i tossicodipendenti vanno a comprare le dosi. Sul posto due pattuglie del commissariato di polizia Mecenate, in tutto 4 uomini in borghese. Avevano appena fermato uno spacciatore bengalese che stava facendo resistenza al controllo dei documenti e all’arresto. Avevano già chiamato la pattuglia di supporto per portarlo in questura. Sono operazioni che devono svolgersi velocemente, per ridurre i rischi, specialmente quando ci trova in luoghi in cui la reazione degli altri spacciatori è sempre possibile.
In quel momento, poco prima delle 17. 53, uno dei poliziotti in borghese ha visto, a circa 30 metri di distanza, un uomo che gli puntava contro la canna di una pistola. La reazione è stata immediata. Il tempo solo di trattenere il fiato, una frazione di secondo per reagire al pericolo. Ha estratto la pistola e ha sparato un solo colpo nella direzione dell’uomo che minacciava lui e i suoi colleghi. Il colpo di pistola ha preso il 28enne marocchino, che impugnava la pistola, alla testa, uccidendolo sul colpo. Il corpo è caduto sull’asfalto, in prossimità del marciapiede. I soccorsi sono arrivati immediatamente. La centrale operativa del 112 ha inviato subito sul posto automedica e un’ambulanza della Croce Oro, ma per il marocchino non c’era più nulla da fare. La questura ha avvisato il pm di turno.
🚔 I primi rilievi
Secondo quanto saputo, dai primi rilievi eseguiti si è constatato che il marocchino impugnava la replica , tipo softair, di una pistola Beretta 92. Addosso al 28enne sono state trovate diverse dosi di sostanze stupefacenti, tra cocaina, eroina e hashish. Le quantità erano tali da renderlo compatibile con un’attività di rifornimento degli spacciatori che si trovano nei boschetti della zona Rogoredo – San Donato.
👮♂️ L’ identificazione
È però questa mattina che si è saputo chi era il 28enne marocchino morto in via Impastato. Il suo nome era Abderrahim Mansouri. Era completamente irregolare sul territorio italiano, dove non aveva mai chiesto né permesso di soggiorno né aperto altre pratiche, nessun profilo istagram o facebook: un fantasma di cui possiamo sapere solo il nome. Le forze dell’ordine, però, lo avevano già fermato diverse volte e aveva usato altri alias, alcuni dei quali non erano nemmeno riconducibili alla nazionalità marocchina. In un caso aveva mostrato un permesso di soggiorno spagnolo. Un documento che oggi dà l’idea dei suoi movimenti e dei valichi che utilizzava per andare e venire dall’Italia.
Ciò che si è saputo di lui e della sua storia
La sua storia in Italia è costellata di arresti per diversi reati. La prima traccia della sua presenza in Italia risale al 28 agosto 2016 quando lo arrestarono per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Poi lo fermarono ancora il 30 maggio 2021 e nel Settembre 22 per reati di droga, sempre a Milano. Finí in carcere a Cremona dove è restato fino al 2024, quando è stato affidato in prova ai servizi sociali di Milano. Finita la pena, nel 2025 fu fermato sempre nel boschetto di Rogoredo e indagato per ricettazione.
Le conseguenze
Sulla vicenda la Procura di Milano ha aperto un fascicolo. Per consentire gli accertamenti di rito, il diritto alla difesa e a nominare un avvocato il poliziotto è stato iscritto nel registro degli indagati con un’ipotesi di reato di omicidio volontario rientra in una prassi giudiziaria tecnica finalizzata a verificare la dinamica dei fatti, attraverso rilievi balistici, autopsia e analisi delle immagini eventualmente disponibili. L’avvocato Pietro Porciani, che assiste il poliziotto che ha sparato, sostiene che il contesto sia quello della legittima difesa.
Sulla prassi di istituire indagini d’ufficio per omicidio volontario nei confronti degli operatori della sicurezza che si trovano nelle condizioni del poliziotto, è intervenuto, questa mattina, l’on Fabrizio Cecchetti che ha reso noto che c’è una proposta di legge in parlamento, per impedirla: “Trovo incredibile che oggi si parli di un poliziotto indagato per omicidio volontario solo per essersi difeso da un uomo con precedenti penali e che gli aveva appena puntato un’arma contro,” ha scritto “Dobbiamo fare presto e portare avanti la proposta di buonsenso della Lega, annunciata anche oggi dal vice premier Salvini, che evita indagini automatiche per gli agenti che svolgono il proprio lavoro”. Intanto continueremo a seguire la storia per sapere quali saranno le decisioni del giudice.


