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Lega Giovani Piemonte su Venezuela e Iran: “libertà dai regimi”

Dal Piemonte arriva una nota della Lega Giovani che prende posizione su Venezuela e Iran, parlando di “libertà dai regimi” e di una spinta al cambiamento che, secondo l’organizzazione, riguarda anche le comunità venezuelane e iraniane all’estero. Il testo, firmato da Responsabile Esteri Lega Giovani, Piemonte Alessio Ercoli e dal Coordinatore Lega Giovani Piemonte, Matteo Gagliasso, mette insieme il sostegno alle proteste e alle istanze di libertà, una lettura politica delle dinamiche internazionali e un attacco frontale agli avversari politici, chiamati in causa per ambiguità sulle dittature e per le critiche rivolte a Donald Trump. Nel documento, la Lega Giovani Piemonte si schiera “dalla parte del popolo” che, da Caracas a Teheran, chiede un cambio di rotta. La nota parla di rivoluzioni che avrebbero effetti non solo interni, ma anche sui connazionali emigrati e sul quadro regionale, tra Sud America e Medio Oriente.

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Il messaggio su Venezuela e Iran

Il passaggio centrale è il sostegno alle richieste di libertà del popolo venezuelano e di quello iraniano. La Lega Giovani Piemonte descrive un clima di mobilitazione e indica come elemento rilevante l’impatto su chi è fuggito dai rispettivi Paesi: persone che, secondo la nota “sarebbero pronte a tornare” in caso di un cambiamento politico definitivo.

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Trump, le polemiche e l’attacco agli avversari

Una parte ampia del comunicato attribuisce un ruolo determinante a Donald Trump, indicato come decisivo nel rendere possibile la svolta auspicata. È il passaggio più politico: la Lega Giovani Piemonte contrappone l’immagine di Trump proposta “dagli oppositori” a quella che, a loro dire, emergerebbe da chi ha vissuto guerra e mancanza di democrazia.

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Da qui si apre la polemica con la sinistra e la cgil:

“Dov’erano queste persone quando per 78 giorni si è bombardata Belgrado senza mandato dell’ONU? Sono forse gli stessi che elogiavano Barack Obama come un eroe mentre bombardava la Siria? Non hanno sollevato preoccupazioni sulla stabilità o sul rispetto del diritto internazionale quando la Francia è stata l’artefice nonché il primo Stato ad attaccare la Libia di Gheddafi nel 2011. Il problema è solo Trump oggi e non sfugge alla condanna dei progressisti neanche il premio Nobel Machado, che viene addirittura messa in discussione per il legame e il sostegno reciproco con il Presidente USA. ” dichiarano i giovani leghisti

“Si rimane esterrefatti di fronte alla difficoltà della sinistra non solo di riconoscere quanto sopra, ma pure di schierarsi apertamente e senza ambiguità contro quelle dittature. Per non parlare dell’arroganza e dell’aggressività mostrata dalla CGIL contro i venezuelani. Ormai un “sindacato” sempre più lontano dal popolo e sempre più estremizzato in politica, che ha imparato dai riferimenti politici a porsi con supponenza e con presunta superiorità. Ancora una volta, la sinistra si schiera contro il popolo e dalla parte sbagliata della storia. Vorrebbero insegnare loro, che l’hanno vissuto sulla propria pelle, come si viveva in quelle condizioni e cosa è giusto e cosa sbagliato. Il solito atteggiamento da finti Democratici.”

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“La verità è che la sinistra occidentale progressista è così rabbiosa con Trump perché ora gli unici suoi alleati in Sudamerica sono l’Uruguay che sostiene ampiamente il Mercosur, la Colombia dove il narcotraffico e le FARC stanno tornando a uccidere come negli anni ’80 e il Brasile di Lula condannato a 13 anni di carcere per corruzione, salvatosi solo per problemi di giurisdizione del tribunale che ha emesso la sentenza. E gli unici modelli da seguire restano Cuba, la Cina, l’Iran e per i comunisti pure la Corea del Nord. Teniamo tutti a mente il comportamento tenuto in questi giorni, che ci fa aprire gli occhi dinanzi alle contraddizioni tra la finta propaganda a sostegno degli immigrati (irregolari) e la reale avversione a chi è scappato dai regimi sostenuti dalla sinistra.”

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