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Carlo Garavaglia, la storia dell’uomo di Casone ucciso nella strage di piazza Fontana, e della sua famiglia

Chi era Carlo Garavaglia, nato al Casone nel 1902? Il 12 dicembre 1969 è una data che l’Italia ricorda come una ferita collettiva. A Milano, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana, una valigetta con l’esplosivo spezzò vite, famiglie e destini. Tutti i politici sono pronti, come soldatini, a portare corone e fare discorsi. Però un’altra data mette in risalto quello che è successo davvero, a 56 anni di distanza, ed è il 15 dicembre, giorno dei funerali, in Duomo a Milano, delle vittime.

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E’ il momento in cui quelle 14 persone non sono state protagoniste di una contrapposizione politica, ma piuttosto di un dolore diffuso per le loro innocenti vite spezzate, della loro ricchezza di umanità tolta al mondo con la violenza. Raramente si racconta chi fossero davvero, cosa rappresentassero, e cosa abbia portato via quella mano che depositò l’ordigno sotto un tavolo. Unico reale colpevole, rimasto sconosciuto, anche a causa dei panegirici della giustizia politica. Sapremo mai la verità sulla strage di Piazza Fontana?

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Probabilmente no, però sappiamo che fra le vittime dell’uomo che portò la bomba, c’era Carlo Garavaglia, per tutti Carletto. Un uomo buono, solido, silenzioso. Nato nel 1902 e cresciuto tra Casone, piccolo paese agricolo oggi aggregato a Marcallo con Casone, Carlo apparteneva a una famiglia contadina numerosa e segnata da lutti precoci. Dei dodici figli nati in casa Garavaglia, solo cinque raggiunsero l’età adulta: Carlo, Giuseppe, Luigi, Antonia e Maria. Un numero che da solo racconta la durezza di quegli anni.

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La vita di Carlo si intreccia presto con la responsabilità. Non per scelta, ma per necessità. La morte arriva spesso e non chiede permesso. La sorella Maria rimane vedova nel 1943, con due figlie piccole, Luisa e Alessandra. È Carlo che da que momento sarà, dal punto di vista umano, la figura maschile nella loro vita e sarà lui ad accompagnare Luisa all’altare, per il suo matrimonio con Luigi Ferrari, nella chiesa di San Carlo e Giuseppe a Casone, raccontata in una fotografia che oggi ci dice più di mille parole: E’ l’ottobre del 1960. Carlo adulto, composto, e davanti un bambino che apre il corteo con gli anelli, che mostra che la vita continua nonostante tutto.

Non è l’unica volta in cui Carlo diventa colonna portante della famiglia. Nel 1953 muore il fratello Giuseppe. Le figlie Franca e Marisa restano orfane di entrambi i genitori e sono ancora minorenni. Carlo, con la sorella Maria si fà carico di sostenere chi è rimasto indietro. Senza clamore, senza raccontarlo. Così si faceva. Anche la sua famiglia personale conosce il dolore. Carlo perde un figlio, Eugenio, quando è ancora bambino. Resta solo la figlia, Eugenia. La famigliola vive a Corsico.

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Elisabetta cresce e si sposa, la moglie di Carlo muore, e la nipote Elisabetta. Tra i vuoti da riempire e la vita da riempire con il lavoro, la presenza, la responsabilità.. si ariva al 1969. Carlo era un uomo concreto. Dopo aver venduto il suo negozio di macelleria, era in pensione ma continuava a lavorare come mediatore per la compravendita di bestiame e terreni agricoli. Il venerdì pomeriggio era spesso in banca, perché quello era il giorno del mercato agricolo.

Quel maledetto giorno

Era vicino al grande tavolo al centro della sala, parlava con altri clienti. Poi l’ingresso di un uomo, una valigetta di pelle nera lasciata sotto il tavolo. Alle 16.37, l’esplosione. Di Carlo Garavaglia non rimasero che brandelli. Fu la sorella Maria a dover riconoscere ciò che restava del Carletto, un uomo alto più di un metro e ottanta, robusto, che la violenza cieca aveva cancellato. Quella strage non ha mai avuto colpevoli definitivi. I tribunali hanno indicato prima una pista politica, poi un’altra, senza mai riuscire a dare un nome certo agli assassini. Prima gli anarchici, poi ordine nuovo… Che cosa importa? Non sono le idee a portare le bombe, le bombe le mettono le persone.

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Una cosa però è certa: la strage di piazza Fontana non ha ucciso solo diciassette persone. Ha spezzato famiglie già fragili, ha tolto pilastri silenziosi come Carlo Garavaglia, uomini che reggevano sulle spalle intere generazioni segnate dal dolore. Nel 56° anniversario si ricorda il gesto, e si fa politica, invece noi volgiamo ricordare Carlo, perchè significa fare qualcosa di più che commemorare una vittima. Significa restituire un volto, una storia, una dignità, ad una vita vera.

Perchè dietro a quella valigetta non c’è stata solo una bomba, ma una sottrazione irreparabile di umanità. Da qualunque parte politica venissero gli attentatori, non hanno colpito uno Stato. Hanno colpito gente che amava, che aveva persone che contavano su di loro. Come sempre ha colpito gli innocenti, non i potenti e non gli egoisti w non dei. Capita sempre così. C’è solo la speranza, ogni volta, che sia l’ ultima.

Il funerale in Duomo a Milano

Il 15 dicembre 1969, nel Duomo di Milano, si svolsero i funerali solenni di 14 delle 17 vittime della strage di piazza Fontana. Una cerimonia imponente, segnata da una folla enorme che gremiva la Chiesa e tutta la piazza antistante fino all’impossibile. Non tutti i familiari riuscirono a entrare in chiesa. Tra questi anche il marito di Luisa, la nipote di Carlo Garavaglia: nei filmati dell’epoca lo si vede arrampicato su una delle colonnine in piazza del Duomo, nel tentativo di seguire almeno da lontano la funzione.

Riuscirà a entrare in Duomo solo quando la cerimonia sarà ormai terminata. Piccoli particolari di quei fatti che possono portare a conoscere meglio almeno una delle vittime, quella più vicina, visto che non si può conoscere l’identità del carnefice.

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Ilaria Maria Preti

Giornalista, metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima come cronista, critica gastronomica e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker radiofonica di Radio Padania. Ora dirigo, scrivo e collaboro con diverse testate giornalistiche, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Specialist e una consulente di Sharing Economy. Il futuro è mio

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