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“Togli la foto o ci penso io”: Ossona non è nuova ai “fenomeni” che minacciano i giornalisti

Una telefonata minacciosa ricevuta dopo l’articolo sulla rissa di venerdì in via Patrioti riporta alla mente vecchi ricordi: quando qualcuno tenta di intimidire i giornalisti, la storia dimostra che finisce sempre male per chi ci prova. A Ossona ci risiamo. Mentre in paese i pettegolezzi degli ignoranti e dei buffoni impazzano, ancora una volta chi racconta la verità in modo schietto e obiettivo è perseguitato.

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Ieri sera, verso le 19, ho ricevuto una telefonata che definire spiacevole è dir poco. Una voce maschile, che non si è presentata con nome e cognome, ha dichiarato di essere “quello del bar di Ossona” e pretendeva che rimuovessi la foto di repertorio pubblicata nell’articolo sulla rissa di venerdì notte in via Patrioti. Una foto scattata sulla pubblica via, di cui detengo i diritti, e perfettamente lecita. Quando ho rifiutato — perché i giornalisti non riscrivono la realtà su richiesta — il tizio ha concluso con un “allora ci penso io”.

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Una minaccia telefonica e due scenari possibili

A questo punto restano solo due possibili strade. La prima: il signore della telefonata si rivolge a un avvocato, che gli spiegherà che nessuno può impedire la pubblicazione di una foto scattata in un luogo pubblico, e che i giornalisti regolarmente iscritti all’ordine sono legalmente esenti dalla legge sulla privacy, che oltrettuttto, essendo i bar luoghi pubblici, non è applicata nemmeno in altri casi. La seconda: decide di fare qualcosa di stupido. Ed è proprio il caso di ricordare, una buona volta, cosa succede a chi pensa di intimidire un giornalista, soprattutto in Lombardia.

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(Preciso: non so chi ha mi ha chiamato al telefono, non ha detto il suo nome , ma solo di essere del bar. Però di sicuro non è Luigi dello Small bar, che so benissimo chi è)

Certe cose non sono novità. La forza della memoria storica

In trent’anni di giornalismo, purtroppo, ne ho viste, subìte e sentite parecchie, ma l’episodio più assurdo, quello che vale la pena di ricordare, rimane quello legato a Willy, il pizzaiolo tunisino della pizzeria Peter Pan di Ossona. Tutto cominciò esattamente nello stesso modo: un articolo di cronaca, la foto di repertorio di un’auto dei carabinieri, e un “buffone” che mise in testa al pizzaiolo che la giornalista (cioè io) ce l’avesse con lui, con gli stranieri, e con mezzo mondo.

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Risultato? Willy mi inseguì per strada per minacciarmi e tentare di obbligarmi, incutendomi paura, a cancellare l’articolo. Purtroppo, io non ho paura. Quindi, ovviamente, rifiutai di cancellare l’articolo e, dato che la minaccia era diretta, il pizzaiolo si prese una denuncia. Fin qui, niente di nuovo sotto il sole.

Quando la stupidità incontra Youtube

Invece di fermarsi, Willy si affidò ancora al “buffone” di cui sopra e si mise davanti a una telecamera, rilasciando un’intervista piena di bugie e accuse infondate poi pubblicate su YouTube da un cronista che faceva il suo lavoro, cioè registrare e cristallizzare i fatti. Un gesto che, però, per Willy fu fatale: mettersi così in vista accelerò l’attenzione delle forze dell’ordine, che già seguivano alcune segnalazioni.

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Nel giro di pochi giorni , Willy venne arrestato. Non per l’articolo. Non per la foto. Non per la denuncia per minacce. Bensì per qualcosa di molto più pesante: stupefacenti. L’operazione venne chiamata Pizza e Kebab Connection ed è dell’aprile 2017 . I carabinieri gli trovarono in casa un po’ di droga, riuscirono a ricostruire i suoi collegamenti con la provenienza. Fu la sua prima volta: un anno dopo lo arrestarono nuovamente: infine scontò 4 anni e mezzo di carcere e fu espulso a vita dall’Italia.

In quel periodo finì male anche la pizzeria. Poi, nel 2019, riaprì per un breve periodo, nel tentativo di salvaguardare i figli piccoli e la moglie di Wally, ma andò male e ancora adesso chi passa all’angolo fra piazza Litta e via Padre Giuliani può osservare la cler abbassata e l’insegna di con il Peter Pan che vola verso l’isola che non c’è.

La lezione per chi tenta di intimidire la stampa

Per carità, non sto dicendo che il signore della telefonata sia coinvolto in cose simili e che si sia agli albori di un altro infame periodo come quello fra il 2015 e il 2019. Sicuramente non c’è nulla del genere. Magari al telefono non era nemmeno il proprietario del bar. Però è meglio prevenire che curare e la morale della storia è semplice: le minacce ai giornalisti, anche quelle velate, non funzionano e si ritorcono sempre contro chi le fa, o tenta di metterle in atto, specialmente se è cosí stupido da ascoltare le parole di un “codino impazzito”.

La realtà è che a Ossona, come ovunque in Lombardia e , si spera, in Italia, raccontare i fatti non è un reato. Se le risse avvengono per strada si scrive che avvengono in strada, se avvengono dentro ai bar, si scrive che avvengono dentro i bar. Le foto sono scattate su suolo pubblico. La responsabilità di ciò che accade non è di chi lo racconta, ma di chi crea la notizia con il suo comportamento.

Perchè questo articolo?

Perché la memoria serve a tutti, soprattutto quando qualcuno pensa che si possano far sparire le notizie scomode per delle sue fantasie. Io continuerò a fare il mio lavoro: raccontare ciò che accade, con correttezza, obiettività, rispetto della legge e delle persone. Continuerò a farlo senza farmi intimidire. Chi distingue fra notizie positive e notizie negative, sbaglia. Una notizia è una notizia e finché su questo territorio continueranno a verificarsi fatti che danno il via alle notizie cattive, Cronaca Ossona sarà qui a documentarle. Con una foto di repertorio scattata sulla pubblica via oppure anche con delle foto dei fatti mentre accadono, quando capita l’occasione giusta.

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Ilaria Maria Preti

Giornalista, metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima come cronista, critica gastronomica e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker radiofonica di Radio Padania. Ora dirigo, scrivo e collaboro con diverse testate giornalistiche, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Specialist e una consulente di Sharing Economy. Il futuro è mio

Un pensiero su ““Togli la foto o ci penso io”: Ossona non è nuova ai “fenomeni” che minacciano i giornalisti

  • ALVARO CAVENAGHI

    Buongiorno Ilaria, hai la solidarietà di tutte le persone oneste.

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