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Cinque anni di chat “segrete”, poi la sorpresa: la maxi banda della coca finisce in manette

In una maxi indagine durata cinque anni tra Italia, Albania, Francia e Svizzera, le forze di polizia e le autorità giudiziarie, coordinate da Eurojust ed Europol, hanno smantellato una rete internazionale di narcotraffico che avrebbe movimentato oltre 1.300 chili di cocaina dai porti del Nord Europa all’Italia, con 24 arresti e sequestri per milioni di euro tra contanti, droga e veicoli.

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L’organizzazione tra Albania, Italia e porti del Nord Europa

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo aveva la propria base operativa principale in Albania, con diramazioni stabili in Italia. La cocaina partiva dal Sud America lungo le normali rotte di navigazione commerciale e arrivava in alcuni grandi porti del Nord Europa, dove veniva sbarcata e caricata su camion diretti verso il nostro Paese.

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Una volta giunti in Italia, i carichi venivano nascosti in sei depositi individuati in diverse zone del territorio. Qui la droga veniva stoccata, suddivisa e preparata per la distribuzione. I responsabili dei magazzini gestivano le consegne a valle e raccoglievano il denaro contante, che poi veniva rimesso in circolo verso i livelli più alti dell’organizzazione.

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Per riportare i proventi in Albania sarebbero stati utilizzati dei corrieri di denaro, i cosiddetti “money mule”. È sospettato che, in diversi casi, si trattasse di autisti impegnati sulla tratta fra Italia e Albania, incaricati di trasportare il contante verso la base del gruppo.

Indagine europea, chat criptate e intercettazioni

L’indagine, avviata congiuntamente da autorità italiane, francesi, albanesi e svizzere, è stata considerata fin dall’inizio particolarmente complessa. Un ruolo chiave lo hanno avuto i messaggi della piattaforma SkyECC, decifrati nell’ambito di una vasta operazione coordinata da Eurojust: da quelle comunicazioni gli investigatori hanno ottenuto elementi sul linguaggio in codice, sulle modalità di occultamento e sulle rotte utilizzate per i carichi.

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Alle analisi tecniche si sono aggiunti pedinamenti, intercettazioni telefoniche e informatiche e consegne controllate di droga e denaro. Questo insieme di strumenti ha permesso di individuare i ruoli interni alla rete, i luoghi di stoccaggio e i movimenti dei corrieri, fino all’organizzazione di una giornata d’azione con arresti e sequestri simultanei in più Paesi.

Per rendere più rapido lo scambio di informazioni e concordare una strategia comune di indagine e di futura imputazione, è stata costituita una squadra investigativa comune (Joint Investigation Team) presso Eurojust. Europol ha affiancato magistrati e forze di polizia fornendo analisi operative e facilitando lo scambio di intelligence tra tutti i partner coinvolti.

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Arresti, sequestri e autorità coinvolte

Il 26 novembre sono scattati i blitz in Italia, Francia e Albania, con l’arresto di 24 presunti membri dell’organizzazione e il sequestro di circa 3 milioni di euro in contanti. Nei mesi precedenti, interventi collegati eseguiti in Svizzera avevano già portato all’arresto di sei persone riconducibili alla stessa rete.

Azioni svolte nel corso dell’anno da tutti i partner avevano inoltre portato al sequestro complessivo di oltre 550 mila euro, diversi veicoli e 130 chili di cocaina, oltre a quattro arresti. Secondo le stime, la sola droga intercettata avrebbe potuto generare profitti per circa 12 milioni di euro una volta immessa sul mercato.

Per l’Italia le indagini sono state condotte dalla Procura di Brescia – Direzione distrettuale antimafia, dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia, dal Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata delle Fiamme Gialle e dall’ufficiale di collegamento della Polizia italiana presso l’Ambasciata a Tirana. In Francia sono stati coinvolti la Corte d’appello di Riom e il Tribunale giudiziario di Clermont-Ferrand.

In Albania hanno lavorato la Procura speciale contro corruzione e criminalità organizzata e la Polizia di Stato albanese, mentre per la Svizzera sono stati impegnati il Ministero pubblico della Confederazione, l’Ufficio federale di polizia fedpol e la polizia cantonale di Lucerna. Le attività proseguono per ricostruire l’intera rete di contatti e i possibili collegamenti con altri gruppi attivi nel narcotraffico internazionale.

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Redazione CNNZ

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