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Mobile Angel, lo smartwatch che protegge le vittime di violenza

A Milano, nella caserma Ugolini del Comando provinciale carabinieri, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stata l’occasione per presentare Mobile Angel, lo smartwatch collegato alla centrale operativa del 112 che protegge le vittime sotto minaccia e molto esposte ad ati di violenza. Il progetto, nato dalla collaborazione tra Arma dei carabinieri, e Soroptimist con il sostegno di Fondazione Lottomatica, coinvolge anche Prefettura, Procura, Questura e le polizie locali di Milano e provincia in una rete che unisce tecnologia, indagini e prevenzione culturale.

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Dal 2023 il dispositivo è stato assegnato a 45 donne tra Milano e provincia. Lo smartwatch lancia allarmi in tempo reale, che richiamano le pattuglie sul territorio, diminuendo minuti preziosi per gli interventi. È un lavoro quotidiano, ora intensificato, per restituire alle vittime un pezzo di vita normale.

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La sala stampa dell’Arma ha ospitato la conferenza dedicata al Mobile Angel, un dispositivo discreto, connesso al cellulare e a un’app dedicata, che dialoga direttamente con la centrale operativa dei carabinieri e diventa un filo di sicurezza tra la vittima e chi può intervenire in pochi minuti, anche quando non si riesce a chiedere aiuto.

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🚔 Carabinieri, Procura e Prefettura: la rete che decide a chi assegnare Mobile Angel

Mobile Angel,smartwatch. Mobile Angel, lo smartwatch che protegge le vittime di violenza - 25/11/2025

All’incontro ha partecipato il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, il procuratore della Repubblica Marcello Viola, la dottoressa Maria Letizia Mannella, che coordina il Dipartimento soggetti deboli e vittime vulnerabili della Procura, e il questore Bruno Megale, oltre ai rappresentanti dei club Soroptimist di Milano alla Scala e Milano Fondatore e della Fondazione Lottomatica. A fare gli onori di casa è il generale di Brigata Rodolfo Santovito, comandante provinciale di Milano.

Dal 2014 l’Arma ha attivato una rete nazionale contro la violenza di genere, composta da ufficiali di polizia giudiziaria formati in modo specifico. Ogni caso è analizzato in concreto: si valutano i profili di rischio, la storia di violenze e minacce, la situazione familiare e abitativa. Solo dopo questa istruttoria gli ufficiali sottopongono all’autorità giudiziaria la proposta di assegnare Mobile Angel alla vittima. Il dispositivo viene consegnato solo con il suo consenso, e l’assegnazione non è simbolica: significa un monitoraggio reale, con pattuglie pronte a intervenire.

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Nel 2023, a Milano e provincia, lo smartwatch viene assegnato a 45 donne, 35 italiane e 10 straniere, residenti in diversi comuni del territorio. In alcuni casi è sufficiente tenerlo al polso per pochi giorni, in altri la durata media si aggira intorno ai tre mesi, finché non intervengono misure cautelari o provvedimenti che mettono l’autore della violenza a distanza di sicurezza.

🚔 Come funziona lo smartwatch e cosa succede quando scatta l’allarme

Mobile Angel sembra un normale orologio, ma al suo interno ha un software sviluppato per due tipi di attivazione. La prima è volontaria: la donna preme un tasto dedicato e manda un allarme diretto alla centrale operativa dei carabinieri. La seconda è automatica: i sensori interni rilevano movimenti bruschi, strattonamenti, possibili aggressioni o situazioni anomale e fanno partire il segnale anche senza che la vittima debba fare nulla.

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Ogni allarme viene preso in carico dalla centrale. Gli operatori telefonano subito alla donna, verificano dove si trova e, se serve, inviano le pattuglie sul posto. Alcune attivazioni si rivelano falsi allarmi tecnici, ma servono comunque a testare la catena di risposta. In altri casi, lo smartwatch permette di allontanare in tempo l’aggressore; in due episodi recenti, l’intervento si è chiuso con l’applicazione di misure cautelari fino all’arresto dell’uomo che si aggirava nei pressi dell’abitazione nonostante i divieti. Per la vittima non c’è solo l’aspetto operativo.

Sapere che, a ogni allarme, qualcuno risponde e arriva, restituisce un minimo di libertà: alcune donne tornano a uscire, a usare i mezzi pubblici, a concedersi un momento di svago in luoghi affollati, senza l’idea di essere completamente sole.

👮‍♂️ Prevenzione, scuole e cultura: il pezzo che la tecnologia non può sostituire

Mobile Angel,smartwatch. Mobile Angel, lo smartwatch che protegge le vittime di violenza - 25/11/2025

Dal lato della Procura, il procuratore Viola ha ricordato il potenziamento del Dipartimento che segue i soggetti deboli e le vittime vulnerabili, con un gruppo di magistrati dedicati che incrociano i dati raccolti tramite Mobile Angel con le indagini tradizionali. Ogni attivazione è una tessera in più nel quadro che serve a valutare misure di allontanamento, divieti di avvicinamento, arresti in flagranza. Il questore Megale mette al centro il lavoro sulla cultura della legalità e sul riconoscimento precoce della violenza.

Polizia di Stato e carabinieri incontrano studenti nelle scuole della città e della provincia, portano questionari e materiale informativo per aiutare ragazzi e adulti a capire quando una relazione è già diventata violenta. Non è scontato, ricordano, rendersi conto di essere vittime: molti comportamenti vengono ancora minimizzati o scambiati per gelosia o “carattere”.

Il comune di Milano non è così attento, se non a parole

L’assessore del Comune di Milano D’Amico ha richiamato la rete antiviolenza cittadina e le campagne in metropolitana, effettuate da Atm, che diffondono il numero 1522, il servizio nazionale di ascolto e aiuto. L’assessore ha detto che non esiste un agente per ogni situazione, né una tecnologia che possa sostituire la prevenzione. Per questo il Comune lavora su educazione affettiva, formazione di operatori e servizi, sostegno psicologico ed economico alle donne che decidono di denunciare.

In realtà, al di là delle parole, il comune di Milano è uno dei comuni dove la prevenzione sulla violenza fallisce di più, molto spesso proprio a causa della mancanza di preparazione degli operatori. Fra i difetti peggiori c’è anche quello di considerare l’informazione sulla cronaca un fatto politico invece di essere quello che è, cioè un servizio pubblico. Il filtro, strettissimo e che spesso supera i limiti della censura, messo dalla parte politica alle attività della polizia locale milanese non aiuta le donne che frequentano Milano di imparare a riconoscere il pericolo attraverso l’informazione, che è invece il metodo più diretto e concreto di fare prevenzione.

Le associazioni femminili e la Fondazione: quando il privato sostiene le vittime

Soroptimist International e la Fondazione Lottomatica hanno spiegato la scelta di investire su un progetto che non è una semplice sperimentazione, ma una rete da consolidare nel tempo. Accanto a loro interviene Spokko, associazione di donne ingegnere, che vede nella tecnologia un alleato importante ma insiste sulla formazione, dentro e fuori le professioni tecniche, e su progetti educativi dedicati anche alle scuole e alle categorie più esposte.

Benchè il finanziamento dell’iniziativa del Mobil Angel sia stata assolutamente positiva e meritevole, si sono sentite alcune ingenuità da parte delle rappresentati. L’idea che le estetiste possano effettuare delle denunce e essere preparate a capire qunado una loro cliente subisce maltrattamenti, espressa durante la conferenza, è piuttosto aleatoria. Fosse anche che lo capiscano senza fraintendimenti, a chi mai potrebbero denunciarlo?

La conferenza si è chiusa con il richiamo del comandante dei carabinieri al lavoro quotidiano delle pattuglie sul territorio e con un invito diretto alle donne: presentarsi con coraggio e fiducia presso stazioni e comandi. Qualcuno disposto ad ascoltare e ad aiutare, assicura, lo trovano sempre. L’obiettivo dichiarato, condiviso da tutti i presenti, resta ambizioso: arrivare a un 25 novembre che non serva più a contare le vittime, ma solo a ricordare come si è riusciti a ridurre la violenza fino quasi ad azzerarla.

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Ilaria Maria Preti

Giornalista, metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima come cronista, critica gastronomica e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker radiofonica di Radio Padania. Ora dirigo, scrivo e collaboro con diverse testate giornalistiche, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Specialist e una consulente di Sharing Economy. Il futuro è mio

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