Castano Primo. Murales contro la violenza vandalizzato: “Una frase che fa paura”
La scoperta è di pochi giorni fa. Qualcuno ha vandalizzato il murales contro la violenza sulle donne che si trova a Castano Primo, in via Moroni, all’altezza del civico 8. La scritta, in inglese, lascia senza parole:
“If womans didn’t will be like putas, this never happens.”
Tradotta: “Se le donne non si comportassero come puttane, questo non succederebbe.”
Un messaggio terribile, che trasforma un muro nato per dire “Dalla violenza si può uscire” in un manifesto di odio e giustificazione della violenza. Non è solo un atto vandalico: è un pensiero, un’affermazione, quasi un principio scritto con convinzione.
Una frase che inquieta: rabbia, paura e domande
Chi ha scritto quelle parole? Le ha scritte per provocare, o perché davvero le pensa? Perché in inglese? È un gesto isolato o il segnale di qualcosa di più profondo? Domande inevitabili, perché quella frase tradisce una mentalità repressa e pericolosa. Chi colpevolizza le vittime può diventare una minaccia per tutte le donne, e la paura è che dietro a quella scritta ci sia un uomo abituato a pensare così, o a vivere così. Da qui la domanda che molti si pongono in paese: a Castano Primo vive un mostro?
Reazioni unanimi e cancellazione immediata
La reazione politica e civile non si è fatta attendere. Tutto il Consiglio comunale, senza distinzione di schieramento, ha condannato pubblicamente lo sfregio. La scritta è stata immediatamente cancellata, e il murales restaurato in vista del mese dedicato alla lotta contro i femminicidi.
Un simbolo che resta, anche dopo la cancellazione
L’episodio ha colpito profondamente la comunità. Perché quel muro, con la scritta “Dalla violenza si può uscire. Chiama il 1522”, è più di un’opera artistica: è un messaggio di speranza. E oggi, dopo l’oltraggio, diventa anche un segnale di quanto sia ancora lunga la strada per cambiare la cultura che giustifica la violenza. La scritta è stata rimossa, ma il suo significato resta. È un campanello d’allarme che costringe a guardare in faccia la realtà: la violenza di genere comincia dal linguaggio, e combatterla significa partire proprio dalle parole.

