Marcallo con Casone. Cancellano la storia e le tradizioni e aprono le porte ai maranza. Cosa sta succedendo nel paese del Festival internazionale dell’Insubria?
Da qualche settimana, chi vive a Marcallo con Casone, e anche chi arriva qui attratto dalla lunga tradizione di ricerca filologica sul mondo celtico grazie al Festival dell’Insubria, sta avendo una serie di sorprese, decisamente poco piacevoli. Il paese, che per anni è stato un punto di riferimento per gli studi sperimentali legati all’Insubria e alla sua storia, sembra cambiare tono: non tanto per programmi nuovi, quanto per ciò che viene tolto, cancellato dalla nuova amministrazione. E i segnali non sono passati inosservati.
La tradizione interrotta: la cena del Rione Sant’Alessandro
La prima stonatura è arrivata con la decisione dell’amministrazione di negare la sala Cattaneo all’associazione del Rione Sant’Alessandro. Da vent’anni, ogni 2 novembre, l’associazione organizza una cena tradizionale con la cassoeula, appuntamento diventato col tempo parte dell’identità del paese. Quest’anno il cartellino “prenotato” è stato tolto: nessuna sala, al diavolo la cena. I volontari del rione si sono ritrovati con una porta chiusa in faccia e, insieme, la comunità con un appuntamento storico cancellato senza grandi spiegazioni.
Il mistero del QR code sparito
La seconda sorpresa più eclatante riguarda il sistema dei QR code che accompagnava le opere artistiche del paese. Quelle pagine web collegate ai codici erano un piccolo modello di valorizzazione culturale: autore, storia, motivazione dell’opera, contesto. Bastava una scansione per avere un museo a cielo aperto in tasca. Oggi, chi cerca il QR sui monumenti non sempre lo trova, e quando lo trova, si trova davanti al nulla, anzi: ad una pagina bianca. Le descrizioni sembrano sparite,o nascoste, sul sito del Comune; le opere restano fisicamente, ma senza voce. Un vuoto informativo che sciupa un progetto che era stato copiato e ammirato da tanti altri comuni.
La scrofa semilanuta e il parco senza storia
Non si tratta di semplici decori. Tra le installazioni più significative c’è la scrofa semilanuta, statua in bronzo collocata nel Parco di Villa Ghiotti, opera che rimanda alle simbologie insubri, alla fondazione di Milano, e a un lavoro di ricostruzione storica preciso. Eliminare la traccia di chi l’ha creata e perché,significa trasformare un’opera in un oggetto anonimo, svuotato del suo valore informativo. Per un paese che aveva fatto della divulgazione culturale un vanto, la scelta pesa.
I tavoli bianchi: estetica discutibile e rischio sicurezza
A peggiorare il quadro, nel boschetto destinato ogni anno agli accampamenti filologici del Festival dell’Insubria sono comparsi nuovi tavoli da picnic in gesso bianco. Non solo stonano con l’atmosfera degli accampamenti – che sono esperimenti storici, non una scenografia da parco moderno – ma sono stati messi in punti poco controllabili, in fondo al parco, in zone buie e lontane dallo sguardo delle pattuglie di carabinieri e polizia locale.
In poche settimane quegli spazi si sono trasformati in territorio di maranza: incontri sospetti, bivacchini, spaccio. Tavoli posizionati come fossero inviti a chi non ha affatto intenzione di rispettare il decoro pubblico. Una volta che certe attività si insediano, mandarle via è complicato e costoso, e recuperare il boschetto per gli accampamenti storici rischierà di diventare una missione lunga e sbilanciata.
L’effetto “tabula rasa” e la domanda aperta
Il punto non è opporsi a ogni decisione amministrativa per principio. Il punto è che qui si vede un pattern: si toglie, si ignora, si sostituisce senza dialogo. Informazioni cancellate, tradizioni bloccate, installazioni che degradano il contesto storico. È una piccola “cancellazione culturale”, un menefreghismo, una mancanza di cura, che lascia molti cittadini perplessi e che rischia di trasformare il racconto pubblico del paese in un mosaico di pezzi mancanti.
Finale (con un sorriso amaro)
È ironico: Marcallo con Casone aveva costruito una macchina del tempo culturale, fatta di iniziative culturali, opere d’arte e bronzi, testi e QR che raccontavano la sua storia e quella della Lombardia . Ora sembra che qualcuno abbia deciso di aggiornare il software cancellando le note e installando dei tavoli da picnic dall’estetica metà design, metà incubo. Se l’obiettivo era rendere il parco più moderno, ci sono riusciti: peccato che la modernità, in questo caso, sembra pensata più per i post su Instagram che per la sicurezza, la storia, la cultura e il buon senso. Quindi, avremo un nuovo simbolo civico: il tavolo bianco che ha scambiato la memoria storica per una sosta.


