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Caso di Vincenzo Lanni. Non era terrorismo, ma solitudine. Alcune verità dietro l’accoltellamento di Gae Aulenti. Chi ha sbagliato?

Dopo un interrogatorio durato diverse ore, nella notte tra il 3 e il 4 novembre il 59enne Vincenzo Lanni, arrestato per l’accoltellamento della manager Anna Laura Valsecchi, avvenuto ieri in piazza Gae Aulenti, è stato fermato e portato nel carcere di San Vittore. L’uomo, nato a Bergamo, ha confessato il gesto davanti al sostituto procuratore Maria Cristina Ria, ricostruendo le motivazioni che lo hanno portato ad agire.

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🚔 La confessione e le motivazioni

Nel corso dell’interrogatorio, il 59enne ha parlato con lucidità, spiegando di aver agito per forte risentimento nei confronti della comunità di recupero del Varesotto da cui era stato allontanato giovedì scorso a causa della sua cattiva condotta. A questo si sarebbe aggiunta una profonda insofferenza per il licenziamento subito più di dieci fa da un’azienda di programmazione informatica in cui lavorava.

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Secondo il suo racconto, questi sentimenti di rancore lo avrebbero spinto a premeditare un gesto dimostrativo, scegliendo come luogo piazza Gae Aulenti, “simbolo del potere economico” di Milano, accanto alla sede di Unicredit. Ha chiarito di non conoscere la donna aggredita, e di averla scelta casualmente, “per colpire, attraverso lei, il contesto in cui si trovava”. Il fatto che la vittima fosse una dipendente di Finlombarda, e lavorasse proprio in un edificio del complesso di Porta Nuova, è risultato dunque del tutto fortuito.

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Insomma a leggere le parole del riassunto delle motivazioni espresse da Vincenzo Lanni si potrebbe pensare ad un atto di terrorismo piuttosto che dell’atto di un malato mentale, però i suoi pregressi parlano in tutt’altro modo e mostrano una personalità schizoide, cioè con disturbi che rientrano nell’ambito delle schizofrenia pur non essendo conclamata per intero la malattia. Anche se parla lucidamente e i suoi discorsi sembrano seguire un filo logico, in questi casi non si può parlare di lucidità.

🚨 Gli accertamenti dei carabinieri

Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano, proseguono per contestualizzare e verificare il racconto dell’uomo. A parziale riscontro della sua versione, i carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno rittovato la giacca indossata durante l’aggressione, abbandonata nei pressi dell’Esselunga di viale Famagosta. Dopo aver colpito Anna Laura Valsecchi, Vincenzo Lanni era rientrato tranquillamente nell’albergo di via Vitruvio in cui alloggiava da qualche giorno, nei pressi della Stazione Centrale, dove i carabinieri lo hanno rintracciato tramite gli Alert alloggiati.

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Cenni sulla storia di Vincenzo Lanni

Dalle informazioni avute l’uomo si trovava a Milano dopo essere stato allontanato dalla comunità di recupero in cui era volontariamente entrato, probabilmente su pressione di chi aveva la coscienza che non poteva stare da solo, dopo aver scontato una condanna a 8 anni, per aver accoltellato due persone il 20 agosto 2015 ad Alzano Lombardo e a Villa di Serio, in provincia di Bergamo.

Le sue vittime erano Luigi Novelli, 84 anni, aggredito alle spalle mentre era seduto su una panchina, verso le 18, nel parco vicino alla biblioteca che Vincenzo Lanni era solito frequentare, e un 82enne colpito verso le 7 del mattino di quella stessa giornata davanti a un bar di Villa di Serio a poca distanza dal residence in cui Vincenzo Lanni viveva. Secondo quanto riportano i giornali di 10 anni fa , all’origine del gesto c’era la sua frustrazione per aver perso il lavoro, e aver finito i soldi con cui mantenersi.

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5 anni di carcere e poi 3 in comunità psichiatrica, era libero da qualche mese, avendo già espiato la pena. Si trovava nella comunità di recupero per un percorso di reinserimento sociale. Sono comunità in cui si entra con il proprio consenso e da cui ci si può allontanare in qualunque momento. Nel suo caso invece, era stato mandato via a causa del suo comportamento, che ovviamente era ancora instabile.

Riflessioni sulla schizofrenia e sulle personalità schizoidi

La schizofrenia non è una malattia da cui si guarisce. Si può compensare, tenere sotto controllo e ci si può convivere, ma deve essere seguita attentamente. Sulle fonti pubbliche è descritta come una divisione dell’Io, in cui la cui parte fantasiosa, creativa e deduttiva prende il sopravvento sulla parte pragmatica, che analizza la realtà. Non è una doppia personalità, ma un eterno conflitto, una mancanza di equilibrio e collaborazione fra diverse parti della personalità. Dove risieda la personalità, in quale parte del cervello o dei geni, e cosa inneschi i meccanismi che provocano le malattie schizoidi, è ancora un mistero.

Le esperienze dei familiari dei malati schizoidi

Chi invece convive con questi malati li descrive come estremamente intelligenti, a volte geniali, ma talmente concentrati sul problema che devono risolvere da non vedere altro se non sè stessi e il problema da risolvere. Quando sono in crisi hanno una percezione della realtà distorta e sono senza, o con pochissima, empatia nei confronti del prossimo, quasi fossero incapaci di provare sentimenti.

Esistono molti livelli di questa serie di malattie

Durante le crisi peggiori, alcuni malati potrebbero considerare la morte dei loro cari come necessaria alla soddisfazione dei loro bisogni secondari. La cosa buona, e di cose buone nella loro vita possono essercene tante, è che se curati, e tenuti lontano da stress troppo forti per loro, hanno lunghissimi periodi di remissione, di vita felice e di relazioni normali, e possono essere delle grandi risorse, per la grande capacità di concentrazione e per il loro modo di vedere il mondo senza lasciarsi condizionare dalla realtà.

Le responsabilità

Per chi si trova a dover assistere un familiare in queste condizioni, la vita è durissima. Non c’è aiuto nè sostegno e il giudizio sociale può essere feroce. Chi ha giudicato Vincenzo Lanni guarito e non pericoloso per gli altri, visto cosa ha fatto la prima volta che si era trovato sotto stress per aver perso il lavoro ed essere rimasto senza risorse, si è preso una gran brutta responsabilità.

Responsabilità la ha anche chi lo ha prima accolto nella comunità di recupero e poi allontanato, innescando la crisi che ha portato al ferimento di Anna Laura Valsecchi. Non è difficile capire, anche senza essere uno psichiatra o uno psicologo, che pur dichiarandosi di fatto un terrorista, Vincenzo Lanni aveva uno scopo diverso: rientrare in carcere o nella comunità psichiatrica dove si sentiva probabilmente controllato e al sicuro.

🏥 La vittima resta in condizioni gravi

Anna Laura Valsecchi, la vittima innocente di questa storia, 43 anni, manager di Finlombarda, resta ricoverata all’ospedale Niguarda. È stata operata d’urgenza per le ferite riportate ai polmoni e alla milza subito dopo il ricovero al Niguarda e, secondo i medici, la prognosi resta riservata. Su di lei possiamo dire poco, se non che la sfortuna la ha messa nel posto sbagliato al momento sbagliato e che ha tutte le ragioni, lei e la sua famiglia, di essere arrabbiati. Costruire un velo di riservatezza intorno a lei, in questi momenti, è un atto dovuto. Non per dimenticarci della vittima di questa situazione, che resta invece la preoccupazione principale, ma per garantirne la tranquillità.

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Ilaria Maria Preti

Giornalista, metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima come cronista, critica gastronomica e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker radiofonica di Radio Padania. Ora dirigo, scrivo e collaboro con diverse testate giornalistiche, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Specialist e una consulente di Sharing Economy. Il futuro è mio

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