Il cuore sulla pelle
In genere la gente sente il cuore nel torace, sotto lo sterno. È li che batte e ti dà vita, io però lo sento sulla pelle. Il cuore, che pompa sangue alle arterie e ai vasi fino ad arrivare ai capillari è protetto da ossa e vertebre. Ci sono muscoli, nervi e fasce muscolari prima di arrivare alla pelle; ma è su quella che io lo sento. Lì in ciò che più dovrebbe proteggermi arriva lui.
Si distende impregnandomi i tessuti come in una seduta di body painting. Non lascia nemmeno un capillare libero, lo sento sotto la cute, nel palmo delle mani, nel passo e nei movimenti, rallentati e incerti. Passa dallo stomaco, lo contorce, lo chiude; gli chiede esplicitamente di rallentare e rifiutare, oppure a seconda di come gli va, di mandare giù ancora e ancora. Poi va dritto al lobo frontale, e questo si arrende ancor prima di capire cosa stia succedendo, come avesse una pistola puntata.
Come un bambino che ancora non sa formulare frasi, mi ammutolisce. Non so spiegare a chi mi sta accanto che, qualcosa grande quanto un pugno, sia in grado di creare reazioni del genere. Spacca la gola, toglie la saliva, le parole, fa salire le lacrime e con quelle mille dubbi, incertezze e paure. Fa un male cane. Col fiato corto e il terrore smisurato so solo restare in silenzio. È da lì, dalla pelle che tutto passa, e lì che è arrivato lui in pochissimi istanti, rendendomi indifesa e fragile.
Se chi mi sta accanto se ne rende conto e mi sostiene, allora il cuore farà marcia indietro tornando al suo posto e riprendendo un battito regolare. Libererà la tensione, donando leggerezza, facendo fluire parole che fino poco prima non sapevo nemmeno articolare. È grazie a chi mi aiuta a curare le mie fragilità che posso affrontare questi momenti, perché il mio cuore ha sentito ancor prima della pelle. Mi dà vita battendo regolare e me la toglie ogni volta che, prendendosi il comando del mio corpo si mette a fare l’amplificatore di emozioni.


