Seabird 1 della ONG SeaWatch. Enac chiarisce i motivi legali del fermo amministrativo
“Le regole sono uguali per tutti, anche in volo. E il fermo amministrativo del velivolo di ricognizione e pattugliamento Seabird 1 della ONG SeaWatch è stato un atto dovuto, non scelta discrezionale”. Con questa precisazione, Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile, chiarisce le ragioni alla base del provvedimento che ha bloccato l’aereo dell’organizzazione umanitaria.
Secondo quanto comunicato, il fermo è arrivato dopo numerose segnalazioni della Guardia Costiera, in applicazione delle normative vigenti. Il legislatore attribuisce infatti a Enac il compito di irrogare sanzioni su segnalazione delle autorità competenti.
Non ha inviato al SAR il messaggio di priorità, pur avendo gli elementi per identificare l’errore
Nel caso specifico, è stata accertata la mancata comunicazione con priorità da parte del pilota del Beechcraft Bonanza B58 Baron (marche HB-GMM) di una situazione di emergenza in mare agli enti preposti alle attività di ricerca e soccorso (SAR – Search and Rescue).
La Direzione Territoriale Enac della Sicilia Occidentale, competente sugli aeroporti di Palermo, Trapani, Lampedusa e Pantelleria, ha quindi sanzionato il pilota e, in solido, il proprietario/esercente Humanitarian Pilot Initiative. Contestualmente, è stato disposto anche il fermo amministrativo dell’aeromobile per 20 giorni, notificato l’8 agosto.
Enac conclude ricordando di aver agito “nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, in attuazione delle segnalazioni ricevute dalle autorità preposte alla sicurezza in mare”.
L’antefatto
Secondo quanto pubblicato dai giornali tra l’8 e il 9 agosto la ong tedesca aveva comunicato il provvedimento di fermo preso da Enac dicendo che erano state loro contestate delle violazioni in una missione del 30 giugno, ma che non si campivano le motivazioni.
Il Post scrive che il Seabird 1 svolge una “attività è importante perché comunica le informazioni sulle imbarcazioni in difficoltà alle autorità nazionali competenti e alle ong attive nel soccorso in mare. Serve quindi a mobilitare i soccorsi ed evitare che le persone muoiano mentre cercano di attraversare il Mediterraneo.”
Il provvedimento, giunto dopo una lunga indagine ed aver effettuato gli accertamenti di legge, secondo quanto comunicato sempre da Enac, riguarda una missione del Seabird 1, del 29 giugno del 2021. Si tratta del naufragio di un barchino con a bordo 50 migranti individuato in ritardo dalla squadra Sar ( search and Rescue) italiana, che ne aveva appena salvato un altro con a bordo 41 persone.
Seawhatch ne scrive a questo link del 2021. L’accusa mossa alla Humanitarian Pilot Iniziative, in quanto proprietaria del velivolo, e al pilota del Seabird 1, è quella di non aver segnalato con priorità alle autorità, o di non aver cercato, il barchino poi naufragato. Morirono 7 persone perchè la Guardia costiera arrivò , ma purtroppo tardi.
Cosa diceva Seawatch nel 2021
Citiamo in modo completo il testo scritto da Seawhatch, perchè è davvero singolare che un ong (orgnizzazione non governativa) che fa della propria missione il salvataggio delle persone in mare non dia l’allarme immediato ( con priorità) quando si trova nella situazione di avere un’informazione sfuggita alla Guardia Costiera e al Gruppo SAR.
1 luglio, 2021 – Intorno alle ore 20 del 29 giugno, l’equipaggio dell’aereo Seabird, di Sea-Watch, di ritorno da una missione di monitoraggio, ha ascoltato la comunicazione di un motopesca tunisino che segnalava alla stazione radio marittima di Lampedusa la presenza di un’imbarcazione in difficoltà con circa 50 persone a bordo. Sea-Watch ha dichiarato ieri di ritenere plausibile che il natante a cui si fa riferimento in questa comunicazione corrisponda al caso del barchino naufragato nella notte fra il 29 e 30 giugno al largo di Lampedusa durante un soccorso della Guardia Costiera, provocando la morte di almeno sette persone. L’imbarcazione di legno segnalata dal motopesca tunisino si trovava a 0,15 miglia dalla zona SAR italiana, in posizione 35 20 543 nord, 12 10 560 est, ed era lunga circa otto metri, di colore rosso e bianco. Era quindi simile per dimensione e colore alla barca coinvolta nel naufragio, oltre a trasportare più o meno lo stesso numero di passeggeri. Secondo quanto riportato via radio, le persone a bordo dell’imbarcazione segnalata erano verosimilmente africane di origine subsahariana: i pescatori avevano potuto osservarle dal momento che il barchino si era avvicinato al peschereccio per chiedere “dell’acqua e un po’ di pane”. La sera del 29 giugno, un’altra imbarcazione, con 41 persone a bordo, è stata soccorsa dalla Guardia Costiera e dalla Guardia di Finanza, che ha fatto sbarcare i naufraghi a Lampedusa alle 20:30 circa. Le persone erano tutte di nazionalità tunisina, e non, quindi, di provenienza subsahariana. Questo elemento, insieme all’orario dello sbarco, mostra l’impossibilità che si tratti dello stesso caso a cui si riferisce la comunicazione ascoltata dall’equipaggio di Seabird intorno alle 20 dello stesso giorno.
Insomma, anche da quanto scrive Seawatch stessa, si capisce che il pilota di Seabird 1 aveva già alle 20 del 29 giugno le coordinate del barchino poi naufragato e gli elementi per rendersi conto che non si trattava dello stesso natante soccorso dalla Guardia Costiera intorno allo stesso orario.
