Il funerale di Francisco Chavez. La data e altro
In attesa della relazione del medico legale sull’autopsia di Francisco Chavez Salinas, le sue spoglie sono state consegnate alla famiglia ed è stato organizzato il funerale, che si terrà mercoledì 30 luglio alle 10,30 nella chiesa di San Cristoforo, a Ossona. Dalle 10 sarà possibile partecipare al Santo Rosario. Poi i suoi resti mortali saranno portati nel cimitero di via Milano, sempre a Ossona. Un luogo maledettamente vicino al posto in cui è morto.
Attualmente ancora non sappiamo cosa ha causato l’incidente. Sarà scritto nella relazione del medico legale che, prima di essere divulgata, deve essere letta ancora da diverse mani ufficiali. Il medico legale può prendersi fino a 60 giorni per compilarla e inviarla. E’ quindi inutile dire altro, per ora, sull’incidente.
Il necrologio

Il necrologio di Francisco Chavaz ha un sapore amaro. Si sa, spesso i necrologi sono annunci pubblici, che fondano le loro radici nell’ipocrisia e che evitano qualsiasi tipo di verità, se non quella della morte della persona cui è dedicato. Però in questo caso, probabilmente, si è andati davvero un po’ oltre. E’ vero che Francisco Chavez era una persona per bene, molto benvoluta, e che la comunità di Ossona, dopo la sua morte, si è data molto da fare per organizzargli un bel funerale, cui parteciperanno tutti.
Ma è anche vero che quella stessa comunità di Ossona ha lasciato che per circa 5 mesi dormisse fra i ponti della tav, all’addiaccio, e che negli ultimi 3 mesi si lavasse nei canali, mentre le soluzioni per garantirgli un tetto e un alloggio, in attesa che si sistemasse, c’erano.
Faccio un elenco di quelle pubbliche, facili da attivare:
A Ossona c’è un appartamento per le emergenze sopra la biblioteca di via Marconi. Attualmente ci si ritrova la protezione civile Ali bianche, ma è un appartamento creato e istituto proprio per le emergenze. E’ affidato alla protezione civile perchè lo tenga in ordine, pronto per essere utilizzato per le emergenze.
Può essere usato per periodi brevi nel caso in cui qualcuno perda la casa, in qualunque situazione ci siano delle persone in difficoltà. Durante il primo periodo della guerra in Ucraina, per più di un anno, sono stati ospitati dei profughi ucraini. Un’altra volta è stato usato per un uomo che si era salvato dall’incendio della sua casa. Ora è vuoto. Se non era un’emergenza quella di Francisco, quale altra cosa poteva essere chiamata emergenza?
A Ossona ci sono due appartamenti comunali in via 4 novembre. Uno di questi è stato usato per quasi 3 anni per ospitare una famiglia in emergenza abitativa dopo uno sfratto, l’altro era sede di associazioni. 3 anni fa sono stati affidati ai piani di zona di Magenta perchè li restaurasse con i fondi del PNNR. Dovevano entrare nel sistema dell’housing sociale dell’emergenza abitativa. Non sono appartamenti bellissimi, ma uno era appena stato sistemato e sicuramente era molto meglio di una tavola di cemento sotto ad un ponte.
L’appartamento nella casa degli anziani di via Baracca. Mi dicono in paese che uno degli appartamenti nella casa degli anziani è vuoto. Forse questa non era la soluzione più adatta e semplice perchè la casa degli anziani è un nucleo di housing sociale i cui appartamenti sono dati in affidamento per bando, sul lungo periodo. Non è quindi una procedura adatta alla emergenza abitativa, che può esserci solo su ordinanza sindacale, a certe condizioni.
E’ comunque un’altra casa che poteva essere utile allo scopo di evitare che Francisco Chavez dormisse e si lavasse in un punto del paese decisamente pericoloso. C’erano, in paese, 5 appartamenti pubblici vuoti, che utilizzabili per ospitare Francisco per il breve periodo che gli era necessario a sistemare le sue cose. Se ci fosse stato un po’ di coraggio, un po’ di velocità burocratica e una presa di coscienza maggiore di quello che è un’emergenza, oggi Francisco forse sarebbe vivo.
Scrivo “forse”, perchè ognuno di noi ha il suo destino. Un’ora conosciuta solo da Dio e cui non si può sfuggire. Quindi non si può sapere se quella di Francisco era la sua “ora”, oppure se è stata anticipata da quanto successo. Certo che adesso, sapendo queste cose, leggere il necrologio di tutta la comunità di Ossona che “annuncia” la scomparsa del caro Francisco, istiga al cinismo. Ora infatti la comunità di Ossona ha infine risolto il problema abitativo di Francisco, cui era così caro. Una casa un po’ piccolina, solo 1 metro per 2, ma definitiva.
“Un contrito saluto, Francisco. Non mi eri caro, ti conoscevo solo per un paio di serate passate al bar, in estate, a chiacchierare, ma si vedeva che eri una brava persona, anche dopo una birra in più. Mi dispiace sinceramente di aver saputo troppo tardi quel che ti stava accadendo e di non aver reagito immediatamente come una tigre, come avrei invece fatto qualche anno fa. Spero anche di non averti rovinato il funerale, con le mie parole e con la mia cattivissima mancanza di ipocrisia. A presto, Francisco. Ma il più tardi possibile, naturalmente.”



