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Sgombero degli ex bagni pubblici di via Esterle. In 6 sul tetto

Da questa mattina a Milano la Polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale stanno sgomberando la palazzina degli ex bagni pubblici, di proprietà del Comune di Milano, di via Esterle, tra i quartieri Rottole e Turro. Lo stabile è occupato da anni da circa una cinquantina di persone senza fissa dimora. Lo scorso 10 luglio i locali sono stati assegnati, tramite regolare bando pubblico all’ associazione Casa della cultura islamica (Associazione Al-Waqf Al-Islami in Italia) , perchè ci realizzino un luogo di preghiera.

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Il dispositivo di ordine pubblico predisposto dal Questore di Milano Giuseppe Petronzi è composto dalla Polizia di Stato con agenti della Questura, del Reparto Mobile e della Scientifica, dall’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e, per la parte di competenza, dalla Polizia Locale, ha dato il via alle operazioni alle prime ore del mattino.

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In 6 sul tetto, fra cui 3 antagonisti conosciuti

Sin dall’inizio dell’intervento del contingente diretto da un dirigente della Polizia di Stato, 6 persone sono salite sul tetto. 3 di queste sono state identificate e sono considerate appartenenti all’area politica degli antagonisti. Durante le operazioni all’interno della palazzina sono stati trovati 15 cittadini stranieri, che non avrebbero dovuto essere lì. Una sessantina di persone aderenti ai vari gruppi di antagonisti presenti città si sono attestate in zona per solidarizzare con gli occupanti della struttura.

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Ci fanno una moschea

Lo scorso 10 luglio Il Comune di Milano aveva concluso le operazioni per l’assegnazione delle sedi alle associazioni senza fine di Luco che operano nel comune di Milano e che avevano partecipato al bando per ottenere una sede pubblica. Tra queste c’era l’associazione Casa della Cultura islamica che ha vinto il bando per l’assegnazione dell’edificio degli ex bagni pubblici zona di Turro. Il problema è entrare in possesso della struttura, che comunque l’associazione dovrà ristrutturare e rendere utilizzabile per accogliere un determinato numero di persone. E’ infatti uno stabile occupato da centri sociali e antagonisti.

La lunga storia dell’assegnazione

Milano non è mai stata felice di avere delle moschee, che negli anni scorsi erano diventato un grosso problema di ordine pubblico, in quanto non venivano rispettate le regole della sicurezza e dell’igiene, e nei tempi degli attentati islamici i centri di aggregazione islamica preoccupavano molto. I gruppi di antagonisti hanno sempre difeso l’irregolarità di queste realtà.

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Ora però che, seguendo le regole, i musulmani hanno fondato una regolare associazione e hanno vinto un difficile bando comunale per l’assegnazione della sede e il comune ha assegnato loro uno degli edifici che hanno occupato, non sono disposti a fare il sacrificio di lasciare l’edificio, e si sono asserragliati sul tetto. Sono così dovuti intervenire agenti e militari per permettere che la regolare assegnazione sia concretizzata.

La storia di quest’assegnazione dura da diverso tempo. Già nel 2018 c’erano delle proteste sulle intenzioni dell’amministrazione comunale. Le avevamo riportate nell’articolo Guerra delle moschee. Sfida il ministro dell’interno? . In quei momenti gli allora consiglieri di zona del Municipio 2 Samuele Piscina e Luca Lepore scrivevano sulle loro pagine Facebook:

“Dopo la volontà espressa di voler acquisire lo stabile di via Watteau per poterlo assegnare ai delinquenti del centro sociale Leoncavallo, la Giunta Sala esce allo scoperto anche sulle moschee, riproponendo gli stessi spazi nei quali Pisapia voleva realizzare i luoghi di culto islamici. Una di queste aree è quella degli ex bagni pubblici di via Esterle, (nda.: via Padova/Cascina Gobba da Associazione Al-Waqf Al-Islami in Italia) oggi occupati abusivamente da anarchici e centri sociali che rimangono impuniti nonostante le numerose richieste Municipali di sgombero, il disturbo della quiete pubblica che arrecano alla cittadinanza e la presenza al suo interno di clandestini in situazioni igienico-sanitarie e di sicurezza improponibili.

La legge regionale 2/2015 aveva già impedito che in quell’area fosse realizzata una moschea perché inadatta a tale scopo. Ci chiediamo quali sviluppi siano intercorsi tali per cui questo stabile sia diventato nuovamente adatto a tale scopo per il Comune di Milano. Il Municipio 2 non condivide l’iniziativa e presterà molta attenzione al rispetto delle normative vigenti da parte del Comune, promettendo ogni azione possibile per scongiurare l’ipotesi di una moschea patrocinata dalla sinistra nel nostro territorio, senza alcuna garanzia di sicurezza dei cittadini in un momento storico nel quale perdura il terrorismo islamico.

Domande

Chissà se gli abitanti del municipio 2, dopo tutti questi anni, considereranno accettabile questo cambio di occupanti. Sono curiosa di saperlo e di vedere se una associazione culturale, con i tempi grigi di oggi, sarà in grado di sostenere gli immensi costi della ristrutturazione di una sede così imponente seguendo le linee guida del comune, che ne impone l’adeguamento alle leggi vigenti.

Nota della redazione
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Ilaria Maria Preti

Giornalista, metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker radiofonica di Radio Padania. Ora dirigo, scrivo e collaboro con diverse testate giornalistiche, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Specialist e una consulente di Sharing Economy. Il futuro è mio

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